Martedì, 22 Giugno 2021
Roberto Riccardi

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Roberto Riccardi

A cura di Roberto Riccardi

I cimiteri romani sono lo specchio dell'ineluttabile tramonto di una città

La presenza di un cinghiale, che razzola nel Cimitero di Prima Porta, segna il definitivo punto di non ritorno per Roma e per un luogo che dovrebbe trasmettere serenità e pace, mentre ormai è un girone infernale. Fatto colpevolmente sprofondare nel degrado, il Cimitero Flaminio è stato teatro di eventi agghiaccianti e scene di ordinaria follia, che apparirebbero impossibili addirittura nel Terzo Mondo; figurarsi in un Paese del G7.

La vicenda più eclatante è quella dei cadaveri sezionati, a cielo aperto lungo i vialetti, con dei coltellacci da dipendenti infedeli. Seguono i ritrovamenti di ossa umane sparpagliate nei prati e di un femore posizionato su una tomba. Roba da far apparire una cosa minima perfino il lancinante dolore dei parenti per le salme rimaste mesi accatastate in giacenza nei depositi, in attesa di essere cremate.

L’elenco dei problemi dei cimiteri romani è talmente lungo e complesso che preferisco affidarlo ai tanti articoli di giornale, nei quali i temi sono stati ampiamente trattati, sempre con puntualità ed accuratezza. Una attenzione che però non è mai stata possibile riscontrare in Virginia Raggi, se non nella scelta dei vertici di Ama, a cui è affidata la “cura” (le virgolette sono obbligatorie) dei cimiteri romani.  Su questo specifico argomento Raggi si è impegnata molto, infatti di vertici ne ha nominati e cambiati 5 in 4 anni. É uno dei suoi molti ed affatto invidiabili record.

Per il resto tutto è finito nel calderone di un'amministrazione dilettantistica, che non ha permesso investimenti ed ha bloccato per 3 anni l'approvazione dei bilanci di Ama. I risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti.  I cimiteri sono dunque la cartina al tornasole dello stato pietoso della città: bus in fiamme, rifiuti ovunque, alberi che cadono sui cittadini, strade che ricordano il suolo lunare e marciapiedi coperti di erba, simili a savane popolate da cinghiali, topi, gabbiani in picchiata, cani selvatici e una perfino da una capra in piazza Argentina. Forse la Raggi sarà ricordata per aver portato Roma a confinare con l’Amazzonia e per aver moltiplicato i 7 colli, grazie ai cumuli di mondezza.

Altro tema doloroso è quello delle infrastrutture, perché l’unico futuro che la Raggi presenta è a pedali e marcia sulle pericolose ciclabili temporanee, realizzate con una mano di vernice su strade e marciapiedi. Il suo peggior nemico pare annidarsi nelle innovazioni, anche quelle universalmente utilizzate, a meno che non si tratti di monopattini e macchinette mangia plastica. 

E' un sindaco che chiude le strade anziché aprirne di nuove, mentre io sono convinto che non vi sia peggior amministratore di chi durante il proprio mandato non ha costruito neppure un muretto, ma ha solo abbattuto. 

Eppure mentre tutto cade a pezzi in una città ormai svilita, la Sindaca trionfante continua ad annunciare sui social ogni piccolo intervento di manutenzione ordinaria, presentandolo come se fosse una straordinaria opera di alta ingegneria. La stessa cosa avviene per i suoi roboanti progetti che, nemmeno approvati, sembrerebbero essere quasi pronti. 

Forse per questi motivi Corrado Augias ha più volte definito la Raggi «Una signora chiaramente smarrita in un ginepraio sfuggito alle sue capacità di controllo… dotata di un’ambizione fuori misura rispetto alle sue doti».

La Raggi oggi non ha più la maggioranza ed a fine giugno scadrà il suo mandato elettivo, questa è dunque l’occasione per mettere il punto ad un quinquennio da dimenticare. Per questo il Presidente Draghi dovrebbe nominare un Commissario che guidi la città sino alle elezioni previste per metà ottobre. 

Il suo arrivo permetterà ai romani di risparmiare circa 3 milioni di euro e libererà Virginia dagli asfissianti impegni capitolini, permettendole di svolgere in serenità la sua campagna elettorale, che ogni giorno la costringe a percorrere forse più chilometri di un bus.

Inoltre Gualtieri non avrà più motivo di preoccupazione su un possibile utilizzo non idoneo dei fondi pubblici. Ricordiamo a tal proposito le sue parole: «Chiediamo alla Raggi rispetto per i romani e le romane e di non usare i soldi pubblici per pagare la comunicazione elettorale. Il Campidoglio non usi soldi pubblici per finanziare la campagna di Raggi». 
Ne sono sempre più convinto, un Commissario è quello che serve a Roma in attesa di un nuovo e migliore Sindaco.

*Roberto Riccardi, Segretario romano dell'UDC

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