Martedì, 18 Maggio 2021
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A cura di Patrizia Prestipino

Roma affonda, tra parole sbagliate e insegnamenti dimenticati

L'emergenza maltempo che ha colpito violentemente il centro Italia e la nostra città in particolare, è ancora sotto gli occhi di tutti e lo spettacolo che Roma offre, nelle sue parti più gravemente ferite, fa male agli occhi e al cuore.

L'immagine di una città abbandonata a se stessa e in balia di un qualsiasi evento naturale o umano si consumi sotto i suoi cieli. Strade trasformatesi in pericolosi torrenti che presto saranno ridotte in gruviera, sottopassi diventati falde acquifere che ingoiano vetture a gogò, edifici allagati, tetti e mura crollati, alberi venuti giù, crateri lungo le principali arterie di scorrimento, cantine e piani terra trasformatisi in laghetti artificiali. E, ovviamente, decine e decine di sfollati: il tributo umano che siamo soliti pagare a Giove Pluvio.

Nel recarmi a scuola anche io, venerdì mattina, con l'occhio allenato di chi è stato amministratore di frontiera, ho potuto subito constatare la gravità del fenomeno. Mi sono allarmata al primo sottopassino trasformatosi in una pericolosa trappola d'acqua e non parliamo poi della Pontina che somigliava più ad un affluente del Tevere che a una strada provinciale. E se non fosse stato per il mio senso del dovere e la necessità di arrivare a scuola per le interrogazioni di fine quadrimestre, forse anche io me ne sarei tornata a casa per non gravare sulla già gravata situazione del traffico.

Ora prendersela solo con il Sindaco Marino è sciocco e miope e non aiuta ad uscire dal pantano.... (anche se -per inciso- un "mea culpa" per l'opposizione becera fatta ai danni di Alemanno al tempo della neve e delle alluvioni, e che ora ricade inevitabilmente sulla testa del nuovo Sindaco, mi piacerebbe sentirlo da parte di alcuni "scienziati" della sinistra. Ai quali oggi, sic stantibus rebus, calzerebbe a pennello il vecchio adagio rivisitato: "chi di Alemanno ferisce, di Alemanno perisce".

Il punto piuttosto sta nelle cose che si dicono e si fanno. Per esempio, se sei il nuovo Sindaco di Roma, non dici "la colpa è di chi mi ha preceduto", "è un evento di portata eccezionale", "noi ci siamo da pochi mesi", "ci hanno lasciato la città in una situazione disastrosa". Perché la gente di frasi come queste da parte della politica ne ha piene le tasche. E non solo quelle.

Se sei il nuovo Sindaco della città dici: "Sì, l'evento è eccezionale, ma siccome io sono il Sindaco e a questa città voglio bene, mi assumo tutte le responsabilità , anche quelle che non sono mie; e da subito ci rimbocchiamo le maniche per individuare le manchevolezze e prevenire disastri come questi, a cominciare dalla cura minuta della città e dalle manutenzioni quotidiane".

Magari non avrai una standing-ovation, ma nessuno ti potrà accusare di aver replicato la scena più trita e ritrita della politica: lo scaricabarile. Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in un famoso film. Ma i fatti pure. Quindi, a dichiarazioni di questo tono vanno subito fatti seguire interventi concreti che tutti i romani possano vedere con i propri occhi senza leggere i giornali o seguire i tg.

Per esempio? Pulire le strade e le caditoie, spurgare i tombini, potare gli alberi, bonificare gli argini del fiume, rimuovere discariche abusive in prossimità di reti fognarie, rinforzare le dighe,  vigilare su ogni forma di abuso edilizio, etc etc...

Insomma, le cose che gli antichi romani,  che ci hanno lasciato in eredità ponti strade e reti fognarie, facevano regolarmente perché la città non fosse cancellata dalla rabbia del dio Tiber o di Iuppiter pluvius. E magari gli antichi operai romani non si sarebbero accorti al momento di aprire una diga che la diga non era funzionante perché qualche "dacio" clandestino ne aveva sottratto il rame. Perché sapevano che una diga importante non si lascia mesi e mesi senza un controllo o senza manutenzione. "Civis Romanus sum" dicevano loro con orgoglio. Di cosa ci sentiamo orgogliosi noi ora, se non della nostra squadra di calcio, se e quando vince?

E, dulcis in fundo. Da insegnante capisco l'esigenza di far funzionare il servizio pubblico, soprattutto quando si tratta della scuola, ma che assessore alla scuola è un assessore che, in una emergenza del genere, dichiara "Le scuole domani sono aperte; ma è chiaro che i dirigenti scolastici e i presidenti dei Municipi hanno la facoltà di predisporre la chiusura di un istituto scolastico nel caso in cui lo valutassero inagibile o irraggiungibile, come già avvenuto venerdì scorso per una decina di edifici” ?

O si decide di tenerle chiuse tutte, cosa buona e giusta, vista la gravità della situazione in cui versano tanti edifici scolastici e soprattutto delle strade attraverso cui raggiungerli, (si permette così di smaltire il peso del traffico e di effettuare i dovuti sopralluoghi) o si dichiarano aperte TUTTE e ce se ne assume le responsabilità in toto. Questa invece è una posizione pilatesca che genera confusione tra l'utenza scolastica e scarica ogni responsabilità su altri.

Della serie, al Comune le decisioni a rischio zero e profitto 1000. Ai Municipi e alle scuole quelle a rischio 1000 e profitto zero. E con buona pace di Pirandello, si conferma sempre di più la sensazione di essere amministrati dall'amministrazione del Così è se vi pare.

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