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Ma a noi single chi ci pensa?

La lettera-sfogo di una 39enne ciociara residente a Roma: "Facciamo i bonus vacanze, i bonus monopattino, ma un bonus psicologo? Un bonus per tamponi privati per fare sesso?"

Una società che circa 15 anni fa ci aveva messo in condizione di accettare una solitudine imposta ora ad un tratto è come se ti dicesse “chi te l’ha fatto fare a stare solo, è un problema tuo, non nostro!”. Come se a noi a 30 anni non ci sarebbe piaciuto costruirci una vita. Abbiamo accettato una condizione che ora ci rilanciano contro come un boomerang.

L’esigenza di scrivere questa lettera nasce dalla gran voglia di dare voce alla “categoria” dei single. Sono infatti single per scelta e non vorrei pentirmene a causa dell’attuale emergenza sanitaria in atto.

Mi presento: ho 39 anni, vivo a Roma ma nativa della provincia di Frosinone. Lavoro come script supervisor e assistente regia nel mondo del Cinema. Sono fiera della mia vita, mi va bene così: sono riuscita a comprarmi 2 anni fa un mini appartamento di 40 metri quadri nel quartiere di Centocelle per il quale sto pagando ancora il mutuo grazie a mio padre che mi ha fatto da garante e lavoro come una matta per arrivare come tutti a fine mese.

Appartengo alla generazione di quelli che, pieni di sogni e voglia di realizzarli, si sono sentiti dire migliaia di volte “no c’è la crisi!”. Curricula cestinati da chiunque, si era inadeguati per proporsi per qualsiasi tipo di lavoro, la mia laurea per tanti anni l’ho messa da parte e ho fatto la commessa con un contratto stage, ho imbottigliato olio in un frantoio grazie ad una raccomandazione, poi finalmente ho iniziato a fare il mio lavoro dal 2010 al 2013 sono stata stagista non pagata, nel 2014 a 33 anni suonati hanno iniziato a pagarmi. Da quel momento in poi ero sicura di aver imparato bene una professione, ma relativa ad un mestiere precario, quindi impossibile comprare un’auto, una casa, una tv! Dunque difficile mettere su una famiglia, lo ammetto non sono una donna dallo spiccato istinto materno, perciò ho deciso di non alimentarlo e accettare la condizione precaria che questa società mi offriva.

Va bene così, si può essere grandi donne anche senza essere grandi madri e me ne sono andata per la mia strada. Mi sono dedicata molto al lavoro e ho riempito la mia solitudine di tante altre attività, tante conoscenze, qualche caro amico/a e non ne ho mai sofferto. Non ho una storia d’amore da anni e non la cerco, ho trovato un equilibrio anche in quello.

Poi arriva marzo 2020. La pandemia mi ha sorpresa a Roma, appena rientrata da un lavoro a Bari, ho deciso di mettermi a casa già dal primo marzo quando si consigliava di stare a casa e la sera del 10 marzo ho scelto di non scappare, sarei potuta tornare a Ferentino dai miei genitori, a soli 70 km da Roma, nella casa in cui sono nata e cresciuta, in piena campagna dispersa nella natura. Volevo tutelare i miei genitori e seguire le regole quindi sono rimasta in 40mt quadri senza balcone sola come un cane, come altri migliaia di italiani.

Ho sofferto tanto. In 15 giorni sono dimagrita di 4 chili, sono alta 1, 70 e a fine marzo pesavo 43 chili. Ho cominciato ad avere mille paure, a soffrire di mille paranoie, non mangiavo per paura che il cibo finisse in casa mia prima e nei supermercati dopo, mi sentivo soffocare in casa mia, ho cominciato a non dormire mai più, a deprimermi e a vivere nell’incubo di non rivedere mai più mamma e papà.

Dopo un bel po’ riesco a ricongiungermi ai miei e da quel momento loro si sono presi cura di me. Sono rimasta lì per tutta l’estate, non riuscivo più a stare a Roma, nella casa che ho comprato con tanti sforzi, la solitudine che è sempre stata la mia allegra compagna di vita è diventata il mio incubo.

La desolazione a noi single ci sta distruggendo. Non è solo un discorso di sesso e basta, che sarebbe già un discorso serio perché un essere umano giovane e attivo non può non praticare per quasi un anno intero. E già solo per questo le conseguenze sono gravi. Un mio amico mi ha chiamata qualche giorno fa e ci siamo fatti una chiacchierata tra single. Lui non tocca una donna da febbraio ed ora è terrorizzato di ricominciare a farlo, in molti soffriranno di ansia da prestazione.

Uno dei miei “affezionati” che fino all’8 marzo era pieno di desiderio per me a maggio, inizio fase due, l’ho ritrovato fidanzatissimo con una ragazza conosciuta forse via chat ed ora quasi padre. C’è gente che ha fatto questo, la solitudine che era sempre stata nostra dolce compagna improvvisamente è diventata un terribile nemico da combattere al più presto, possibilmente prima della seconda ondata. Ci si è buttati tra le braccia di chiunque in due mesi, matrimoni, fidanzamenti, figli, senza valutare troppo le situazioni.

Nel mio caso è stato difficile anche riprendere le vecchie amicizie. Non ho mai avuto l’amica/o del cuore, io sono sempre stata amica di tutti, quindi a inizio fase 2 ero piena di voglia di rivedere tutti, ma la stessa cosa non era per gli altri, in situazioni come queste si deve ridurre al minimo gli incontri e quindi si fa una scelta prioritaria e io non ero la priorità di nessuno, le mie amiche non vedevano da due mesi i loro fidanzati e quindi…, oppure tutti hanno scelto di rivedere prima i “migliori” amici e diciamo che i semplici conoscenti potevano aspettare e io sto ancora aspettando.

Una società che circa 15 anni fa ci aveva messo in condizione di accettare una solitudine imposta ora ad un tratto è come se ti dicesse “chi te l’ha fatto fare a stare solo, è un problema tuo, non nostro!”. Come se a noi a 30 anni non ci sarebbe piaciuto costruirci una vita. Abbiamo accettato una condizione che ora ci rilanciano contro come un boomerang.

E nessuno ne parla. Facciamo i bonus vacanze, i bonus monopattino, ma un bonus psicologo? Un bonus per tamponi privati per fare sesso? Sì sì proprio per fare sesso! Lo so il sistema sanitario è al collasso non c’è spazio per noi!!!

Bene allora voglio un risarcimento danni: ho 39 anni questo poteva essere uno degli ultimi anni per decidere di fare un figlio e invece siamo paralizzati così. E se questa storia va avanti ancora per un paio di anni, io non faccio più un figlio perché c’è stato il coronavirus??

Però cerchiamo di tutelare le famiglie, le scuole, mettiamo a disposizione i bonus babysitter. Ma noi soli nelle nostre 4 mura non abbiamo voce in capitolo?

Se provo a lamentarmi con conoscenti della mia esperienza del lockdown mi sento dire: “tu non lamentarti proprio, non sai che incubo avere dei figli in quarantena?” oppure “tu non lamentarti, beata te che non hai un compagno!”. Quindi zitta devo stare! Non importa se stavo ammalandomi di depressione, se mangiavo solo una fetta biscottata con il miele al giorno per paura di avere mal di pancia (soffro di molte intolleranze alimentari ahimè) e non poter essere soccorsa da nessuno! Se la spesa piuttosto che al supermercato l’ho fatta in farmacia, ben 170 euro di antidolorifici di ogni tipo, contro mal di testa, mal di pancia, mal di orecchie, mal di schiena ecc

Voglio essere risarcita per le conoscenze non approfondite, sono sicura che quel bellissimo fotografo che conobbi a dicembre sarebbe potuto essere l’uomo della mia vita. Avevo iniziato in maniera graduale a scrivergli qualche messaggino ogni tanto, senza correre troppo, per invitarlo o farmi invitare a prendere una birra, poi è arrivato il virus, di birra non se n’è potuto parlare, i messaggini non hanno retto, insomma a giugno si era fidanzato con un’altra. Evidentemente mentre io mi facevo le paranoie a calcolare la possibilità di un uomo ogni 14 giorni gli altri hanno continuato a vivere.

Vorrei che qualcuno fosse la mia voce, la “nostra” voce e raccontasse a questa società tutta impegnata a tutelare economia e famiglie, che c’è gente che non sfiora più la pelle di un essere umano da mesi.


 

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