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I miracoli delle infermiere del Policlinico Umberto I

La lettera di un cittadino con il cancro

Cara RomaToday,

ultimamente ti ho inviato tante foto e segnalazioni su tutto quello che non funziona in questa città, dai rifiuti, ai giardini, i mezzi pubblici, le scuole, i furti. Oggi però vorrei segnalarti qualcosa di positivo, anche perché in questo momento di smarrimento collettivo, c’è un gran bisogno di buone notizie.

Da circa un anno, frequento il reparto di Oncologia B del Policlinico Umberto I, dove ogni mese mi reco per delle terapie. Se per un normale cittadino la vita a Roma è molto difficile, immaginiamoci come può essere quella di un malato di cancro che, dopo aver attraversato la città, deve recarsi in ospedale per fare la chemio. L’Ospedale Umberto I è vecchio, consumato, disorganizzato, a tratti fatiscente, e come tante altre strutture pubbliche italiane rappresenta in maniera plastica i principali mali di questo paese.

Le prime volte, dopo aver toccato con mano la disorganizzazione di questa enorme struttura, mi domandavo stupefatto come potesse ancora andare avanti e funzionare. Poi con il tempo l’ho capito. L’ospedale va avanti grazie ad alcune persone che tutti i giorni, con sempre maggior difficoltà, compiono dei veri e propri miracoli per fare funzionare le cose. E le infermiere del reparto di Oncologia del Policlinico Umberto I sono tra queste persone. 

Il loro ruolo è quello di somministrare le delicate chemioterapie a molti pazienti in contemporanea e di supportali ed assisterli in ogni bisogno. Nonostante i turni massacranti, e senza soste, che iniziano la mattina presto e finiscono nel pomeriggio, le infermiere non hanno mai un gesto sgarbato verso i pazienti. Sento talvolta che parlano dei problemi organizzativi sempre crescenti, ma lo fanno sottovoce, senza mai fare pesare le loro difficoltà sul paziente, proteggendolo, come farebbe una madre con il proprio figlio.

Spesso dal solo sguardo capiscono la tua necessità, e senza neanche che tu lo chieda, ti portano una coperta, una bottiglia d’acqua, un panino.  E se non è di un panino che hai bisogno... Ed il tuo sguardo tradisce la paura della malattia, loro ti confortano come possono, con un sorriso o una parola di speranza.

Viviamo in una metropoli in preda al caos, che inevitabilmente ci rende sempre più aggressivi ed indifferenti gli uni agli altri, facendoci perdere giorno dopo giorno la grande ricchezza che aveva questa città: l’umanità del suo popolo. Ma quando vedo l’infermiera Elena, che carezzando il volto di una donna stravolta dalla terapia, la rincuora con parole di speranza salutandola con un bacio in fronte, io penso che c’è ancora umanità in questa città. 

E personalmente l’ho trovata nel reparto di Oncologia. Con questi “angeli” che mi aiutano, la terapia diventa più leggera, e quando esco, l’ospedale mi sembra improvvisamente meno fatiscente. Mi tuffo nel rabbioso caos metropolitano con un grande sorriso in bocca. 
Credo di interpretare il pensiero di tutti i pazienti del reparto, che purtroppo sono migliaia ed in continua crescita: un immenso grazie alle infermiere della Oncologia B del Policlinico Umberto I, che sono i nostri angeli custodi.

Firmato: Un cittadino con il cancro

Per inviare le vostre storie, lettere, testimonianze potete scrivere a romatoday@citynews.it

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