Nella Converti

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A cura di Nella Converti

Tiziana non deve essere lasciata sola (e non deve stare in panchina)

Tiziana Ronzio, presidente dell’associazione TorPiùBella, è stata aggredita e minacciata di morte insieme al figlio da due membri della famiglia Moccia. La chiamo qualche ora dopo l’aggressione e in sottofondo sento ancora le urla di quelli che l’hanno colpita al volto e minacciata anche davanti alle forze dell’ordine. Tiziana non è minimamente spaventata. É solo più arrabbiata del solito. La rabbia di una donna che da anni ha scelto di combattere una battaglia contro il clan con il quale condivide il pianerottolo di casa. 

Tiziana, da anni, insieme alle donne e i volontari dell’associazione TorPiùBella, ha deciso di riprendersi quegli spazi occupati dal clan e di lottare faccia a faccia contro la criminalità. Ci tiene a dire che lo fa da donna, madre, lavoratrice, volontaria e abitante di una realtà dura, complicata, che conosce troppe sfumature tra il nero ed il bianco, tra buoni e cattivi. Lo fa in un quartiere che ti impone una scelta tra il cedere ai soldi facili dati dai clan, il rinchiudersi dentro le quattro mura di casa o il lottare per il riscatto. La scelta che ha fatto Tiziana è molto chiara. 

Ovviamente la sua battaglia infastidisce chi crede di essere il padrone delle case popolari, delle strade del quartiere e di ogni suo singolo abitante. Tiziana viene accusata di essere “amica delle guardie”, viene minacciata e costantemente provocata dai clan. Peccato però che Tiziana sia una donna, e che paura fanno le donne forti alla criminalità organizzata! Talmente tanta che il lavoro di TorPiùBella dentro quella torre ha dato decisamente più risultati di anni di sole politiche repressive. L’associazione da pochi mesi ha un locale assegnato dalla Regione Lazio dove, non solo vengono distribuiti pacchi alimentari ed è presente uno sportello sociale, ma è diventato un vero e proprio punto di ascolto e di riferimento per soggetti bisognosi e per abitanti desiderosi di liberare il quartiere.

All’invito da parte del clan ad andarsene via dalla torre, Tiziana ha avuto il coraggio di rispondere dicendo che non è lei a dovere andare via, ma che a doverlo fare sono loro. TorPiùBella da anni agisce per riconnettere le persone al quartiere, farle sentire libere e sicure a partire dal pianerottolo di casa. Con un lavoro costante, coinvolgendo gli abitanti e predisponendo azioni orizzontali, sono riusciti a costruire un presidio di legalità. Proprio TorPiùBella, non a caso, era tra le tante associazioni che chiesero a gran voce un tavolo per l’inclusione sociale al Comune di Roma e al Municipio. Una richiesta che nasceva dalla consapevolezza che Tor Bella Monaca non ha bisogno di eroi con un mantello che atterranno sul quartiere con show da campagna elettorale, ma necessita di soluzioni complesse, articolate, condivise con chi da anni vive il territorio. Il tavolo si sarebbe dovuto occupare delle problematiche legate a droga, dispersione scolastica e disoccupazione. Perché è così che si combatte la criminalità.

Purtroppo, nonostante la richiesta sia stata accolta dalle presidenti delle commissioni cultura e politiche sociali, del tavolo richiesto rimane solo qualche pacca sulla spalla. La risposta dell’amministrazione sembra citare i versi di una canzone di De Andrè: “Come ti senti amico, amico fragile. Se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”. Un’ora al mese fatta di eventi organizzati all’insaputa degli abitanti, di telecamere puntate sulle vedette con lo scopo di far diminuire il guadagno dei clan, con risultati decisamente poco dimostrabili, senza considerare che alla fine dello spettacolo lo spaccio ricomincia indisturbato. In questa partita tra “buoni e cattivi” restano in panchina e considerati alla stregua di una comparsa, gli abitanti che vorrebbero realmente il riscatto per il quartiere.

Non è di un’ora al mese di notorietà, di un’ora al mese di solidarietà, di belle parole e telecamere accese, che hanno bisogno Tiziana e Tor Bella Monaca. 

Se una donna con la sua associazione riesce a tener testa e spaventare i clan, un’altra donna, la nostra sindaca, dovrebbe capire che la ricetta calata dall’alto e qualche evento spot da campagna elettorale non servono a niente. Perché non progettare una serie di interventi con chi lì ci vive veramente? Perché non mettere a sistema le esperienze come quella di TorPiùBella? 
Tiziana non deve essere lasciata sola.

Chi l’ha aggredita non ha lasciato solo dei segni sul suo volto, ma ha aggredito un’intera comunità che lotta per la legalità, l’inclusione e la giustizia sociale.  Per non lasciarla sola non serve a nulla un tweet di solidarietà, un bel post su facebook o un bus giallo per qualche ora su una delle più note vie dello spaccio.

Servono le Istituzioni, servono i progetti condivisi, servono le idee delle donne e degli uomini che hanno avuto il coraggio di dire che il quartiere non appartiene ai clan.
 

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