Nella Converti

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A cura di Nella Converti

O quella casa, o per strada

Così, le profonde disuguaglianze che attraversano questa città, si ripercuotono anche sugli alloggi popolari. Così, Maria attende ancora una risposta e che venga ripristinato il rispetto dei diritti della sua famiglia

La storia che state per leggere è incredibilmente vera, l’ho incrociata fuori dal GRA, in pieno lockdown, in una casa popolare. Qui Maria, invalida all’80% con ridotte capacità motorie, vive con il marito allettato per una malattia e il figlio portatore di una grave disabilità mentale.

Questa storia parte da lontano, è fatta di povertà e abbandono, accompagnata da troppi “le faremo sapere” da parte delle istituzioni, seguiti da un silenzio assordante. La casa dove ho conosciuto Maria le è stata “assegnata” dal Comune di Roma nel 2018, in teoria per aiutarla ad uscire da una precedente condizione di precarietà. 

A Maria non è stata data scelta: o quella casa, o per strada.

Così, la famiglia si trova catapultata in un quartiere sconosciuto, in una palazzina occupata dalla criminalità organizzata. L’appartamento che le viene assegnato è di soli 45 metri quadri e, a differenza di quanto comunicatole dai funzionari pubblici, non è di certo in “buone condizioni”. 

L’ascensore della palazzina è troppo spesso rotto, per assenza di manutenzione ordinaria o perché utilizzato per nascondere droga, il bagno non è accessibile ai disabili, non ci sono balconi, i muri presentano buchi e muffa ovunque. 

Oggi il marito di Maria vive e dorme nell’atrio della casa nel suo letto da degenza e Maria ogni sera mette un materasso per terra per dormire vicino a lui.  L’unica stanza da letto è lasciata al figlio. 

Dal 2018 Maria lotta strenuamente per i suoi diritti. Così, grazie soprattutto all’amministratore di sostegno, sollecita tante, troppe volte il Comune di Roma per ottenere un diverso alloggio, senza mai ricevere risposta. 

Durante il lockdown iniziato nel Marzo 2020, il figlio di Maria soffre per quello spazio così ridotto e lo stop delle attività riabilitative che svolgeva con l’assistenza della Asl. 

L’isolamento viene reso ancora più insopportabile dalla sua condizione e il supporto farmacologico non pare più sufficiente. 
Così, ogni tanto, proprio non riesce a controllarsi e strilla un po'. Questa cosa dà fastidio a qualcuno, che prima dell’assegnazione dell’appartamento a Maria, gestiva e controllava gli occupanti che lì vivevano. Un giorno qualcuno urla a Maria da un balcone: “se non fai stare zitto quell’handicappato di tuo figlio ci pensiamo noi”.

Dalle parole ai fatti: un giorno subiscono l’ennesima aggressione verbale, seguita da tentata aggressione fisica, che sfocia in violazione del domicilio, fermata solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine. Maria non si lascia spaventare: denuncia.

A questo punto la sua storia si incrocia con la mia: mi attivo per sbloccare la situazione. Dopo settimane di interlocuzioni con i consiglieri capitolini, lunghe chiamate e mail, all’improvviso si riaccende la speranza: la famiglia di Maria viene chiamata dopo anni dall’ufficio competente per l’assegnazione di un nuovo immobile. 

Il finale non è quello sperato: a Maria viene proposto un alloggio che non è della tipologia adatta ad ospitare una famiglia con soggetti portatori di disabilità. Inoltre, è ridotto anche peggio di quello in cui provano, ancora oggi, a sopravvivere. Nonostante le numerose segnalazioni a Comune, Dipartimento e Municipio, nessuno ha ancora prospettato una soluzione dignitosa a Maria e alla sua famiglia.

Purtroppo, la condizione di questa famiglia è uguale a quella in cui versano molte famiglie, alle quali viene negato il diritto ad un alloggio dignitoso. Ad oggi sono oltre 13.000 le famiglie in graduatoria in attesa dell’assegnazione di un alloggio. Non solo rischiano di attendere per anni ciò che gli spetta di diritto, ma troppo spesso l’alloggio non rispetta i criteri previsti dalla legge e viene consegnato in condizioni decisamente poco dignitose, che peraltro sembrano peggiorare proporzionalmente alla distanza della casa dal centro. 

Così, le profonde disuguaglianze che attraversano questa città, si ripercuotono anche sugli alloggi popolari. Così, Maria attende ancora una risposta e che venga ripristinato il rispetto dei diritti della sua famiglia. 

La storia di Maria è incredibilmente vera ed è incredibile che lo sia.

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