Limitato a Porta Maggiore

Limitato a Porta Maggiore

Un teatro che nasce è un regalo alla città

Nell'occupazione di Casal Boccone 112 è stato inaugurato un nuovo spazio culturale

L'attrice Lucia Bendia sul palco di Teatro Caos

È una frase difficile da pronunciare di questi tempi. Ma sabato pomeriggio, in via di Casal Boccone 112, è nato un nuovo spazio culturale. Si chiama Teatro Caos ed è stato allestito nella grande sala che si trova al pian terreno di quella che fino al 2011 era un'ex clinica per anziani mentre oggi, da sette anni a questa parte, è una casa per circa 120 famiglie. 101 bambini in tutto, che ora vivranno in una palazzina con un teatro all'interno, dove seguire corsi, imparare a raccontare storie, sicuramente immaginarne di nuove.

Un percorso in collaborazione tra l’occupazione dei Blocchi precari metropolitani e la Rete dei numeri pari che raggruppa centinaia di realtà sociali e associazioni, tra cui Libera e lo stesso Movimento per il diritto all’abitare. La Rete, oltre ai corsi di teatro che coinvolgeranno attrici e drammaturghe professioniste, organizzerà anche corsi di scrittura e giornalismo partecipativo insieme alla rete No Bavaglio. 

L'inaugurazione si è svolta sabato 29 settembre, in un pomeriggio di sole che ha iniziato a mostrare i segni dell'autunno solo verso sera. Tra le persone presenti in sala, molti degli occupanti dell’ex clinica. Alcuni di loro, qualche anno fa, mi hanno raccontato la loro storia affinché potessi scriverla e spiegare i motivi della loro decisione di occupare. Qualcuno ha perso un lavoro che gli permetteva di vivere dignitosamente, qualcuno non è mai riuscito a liberarsi da una precarietà che non avrebbe concesso alcuno scampo. Italiani e non: tutti di fronte a un mercato immobiliare inaffrontabile e a un welfare inadeguato. 

Sabato, però, ero lì per festeggiare la nascita di qualcosa, non raccontare di una mancanza. Uno spazio occupato, che le istituzioni vorrebbero cancellare dalle mappe cittadine, che regala al quartiere, e tutte le volte che ci andrò anche a me, un teatro. Un gesto di generosità, una ricchezza, che mi ha permesso di rinchiudermi per un’oretta in quello spazio denso e irripetibile che per me è sempre stato teatro. Sul palco l’attrice Lucia Bendia, con due monologhi di donne con le quali ha messo le mani a fondo in un problema che intossica le relazioni in qualsiasi estrazione sociale: la violenza contro donne e il peso mutilato della nostra parola. 

Prima dello spettacolo teatrale, la proiezione del film documentario ‘PIIGS- ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’Austerity’, insieme ai registi Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre e a Claudia Bonfini, presidente della coop. sociale “Il Pungiglione”. Subito dopo una buonissima cena meticcia cucinata dagli abitanti dell’occupazione sfociata inevitabilmente in una festa con musica e balli. Un bel pomeriggio. 

Purtroppo non sono riuscita a non pensare, anche se solo per un attimo, a come sia strano che quello stesso governo che sostiene di pensare ai poveri, addirittura arrivando a gridare ai quattro venti di aver ‘eliminato la povertà’, sia pronto a sbattere queste persone per strada con l’uso della forza pubblica. Questo non lo scrivo per le persone in difficoltà abitativa, che sanno benissimo quanto questo governo sia violento e senza progetti verso di loro, ma per tutti coloro che hanno letto o ascoltato quella frase diffusa sui social così come da un balcone (immagine, tra l’altro, di non piacevole memoria). Forse perché questi ‘poveri’, di fronte ad una coperta corta hanno deciso di non morire di freddo. E quel lembo di coperta, quel pezzettino di welfare inesistente, quella porzione di reddito indiretto, se li sono presi occupando una clinica chiusa proprio dai tagli all’assistenza agli anziani decisi nel 2011 dall’allora amministrazione di Gianni Alemanno. 

Anche la Rete dei numeri pari, con un’incessante azione di mutualismo sociale, con attività culturali nei quartieri più poveri, vero e proprio baluardo di contrasto alle mafie, cerca a poco a poco di tirare quella coperta per arrivare a coprire un paese dove la disuguaglianza pesa quanto 5 milioni di persone in povertà assoluta, di cui 1 milione minori. Teatro Caos è una risposta. Un anticorpo di resistenza e umanità. 

Andandomene la sera non è stato difficile capire perché un’occupazione come Casal Boccone sia nel mirino di un governo che poco prima di aver millantato la cancellazione della povertà ha affermato con ben più particolari che la proprietà privata è sacra. L’ex clinica di Casal Boccone è stata costruita in cima ad una collina che scende verso il vicino Grande raccordo anulare. L’occupazione è l’ultima costruzione di una strada senza uscita.

Il mio vecchio motorino accusa i colpi di ogni irregolarità del manto stradale facendomi sobbalzare in continuazione. La percezione del confine è stata fisica: dopo il primo tratto di strada dissestata sono scivolata piacevolmente su una striscia di asfalto sorprendentemente liscia. Una strada nuova di zecca. Non a caso, a quell’altezza c’è un cancello automatico oltre il quale svettano alcune palazzine da otto o nove piani di recente edificazione. E altre attorno sono in via di ultimazione.

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Si capisce che sono abbastanza pregiate perché hanno un vasto parcheggio interno e balconi rigogliosi. Non molto distante un supermercato Elite nuovo di zecca. L’occupazione di Casal Boccone è circondata ma da sabato ha un nuovo teatro da offrire. Un regalo al quartiere. Spero che gli abitanti di queste palazzine se ne accorgano. Lo ha spiegato anche Bendia: "Un teatro che nasce sono mille storie che lo attraverseranno, tante persone che saranno felici in questo posto". 

Limitato a Porta Maggiore

In una città dove quando ti sposti ti sembra di non arrivare mai, 'Limitato Porta Maggiore' è una condizione esistenziale. Passa un tram, leggi 'limitato', ma ci sali, perché anche avvicinarsi alla meta è un passo avanti. Roma è sfuggente e Porta Maggiore è la sua anima. Un po' stazione e un po' piazza, mercato improvvisato e monumento, rifugio per senzatetto, giardino malmesso, accesso d'oriente per popoli d'ogni dove. Così parto da qui.

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