Giovedì, 28 Ottobre 2021

Sgomberi, ecco perché a Virginia Raggi conviene ascoltare i movimenti

La sindaca Virginia Raggi e i presidenti dei municipi di Roma farebbero bene ad ascoltare l’appello del Movimento per il diritto all’abitare e rifiutare la circolare sugli sgomberi firmata il 1 settembre scorso dal capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi. “Una circolare così aggressiva, che non prende in considerazione soluzioni di sorta per le persone da sgomberare è da considerare irricevibile, e come tale dovrebbero concepirla le amministrazioni locali” l’invito dei movimenti. 

Il motivo principale risiede nel superamento della precedente circolare di Mario Morcone, c’era l’ex ministro Marco Minniti, che chiedeva ai prefetti di fermare qualsiasi operazione che non prevedesse alternative per le famiglie “in condizioni di disagio economico e sociale” presenti all’interno degli immobili. Coinvolgeva anche gli enti locali, Comuni e Regioni in primis, ai quali chiedeva di collaborare per avviare un’analisi del patrimonio pubblico e privato inutilizzato come possibile strada per individuare soluzioni alternative. Da allora nessun passo avanti è stato fatto. Così, oggi che il Viminale di Matteo Salvini ha deciso di superare questo argine, il rischio che corrono i comuni è di trovarsi con centinaia di persone per strada e senza strumenti adeguati. 

Virginia Raggi lo sa bene e sta cercando di muoversi con prudenza rispetto all’accelerata impressa dal ministero dell’Interno sul fronte delle occupazioni. “A Roma abbiamo circa 90 immobili occupati, sia privati che pubblici. Si stima che dentro ci siano circa 10.000 persone. Parallelamente a questo abbiamo 12.000 persone in lista di attesa. Ci dobbiamo muovere in maniera molto soft per cercare di evitare una guerra civile” ha affermato a Radio Radio. 

Peccato però che la nuova linea che arriva dal ministero dell’Interno riporta la piena decisionalità sugli sgomberi nelle mani delle prefetture (più volte mezzo stampa il prefetto di Roma Paola Basilone ha denunciato di avere le “mani bloccate”). Ai comuni il compito di far fronte alle emergenze che ne derivano. E Roma non ha i mezzi. Una scelta politica: l’amministrazione di Virginia Raggi non ha effettuato il censimento degli immobili richiesto dalla precedente circolare; si è rifiutata di utilizzare i 200 milioni di euro messi in campo dalla delibera regionale sull’emergenza abitativa, che contiene risposte anche per far uscire le persone dalle occupazioni; ha dato una lettura restrittiva della definizione di “famiglie in disagio economico e sociale” data dalla precedente circolare, accettando di fornire soluzioni alle sole ‘fragilità’ (donne con bambini, anziani, disabili e malati) escludendo molti occupanti da qualsiasi alternativa. 

Roma non è preparata per una stagione di sgomberi a meno che non si accetti il rischio, lo ha detto anche la sindaca, di “una guerra civile”. Sulla pelle dei più poveri. È forse anche per questo che il Campidoglio, dopo settimane di duro botta e risposta tra gli assessori regionale e capitolino alle Politiche Abitative, Massimiliano Valeriani e Rosalba Castiglione, si è riseduto al tavolo con la Regione per provare a far ripartire un difficile dialogo che porti però a soluzioni condivise. Il primo banco di prova, quello dello sgombero dell’immobile di via Carlo Felice 69, ha restituito un quadro estremamente precario, con il Comune che sta puntando tutto su una soluzione, quella dei Sassat, che ancora non c’è. L’avviso per reperirli termina il 21 settembre, e i precedenti bandi sono tutti falliti. 

Intanto, però, il dialogo continua e dal tavolo in Regione è emersa la richiesta formale alla prefettura di attendere l’esito del prossimo incontro del 14 settembre prima di procedere allo sgombero. Quanto resisterà questo equilibrio non è dato sapersi. Matteo Salvini spinge sull’acceleratore e dalle dichiarazioni roboanti, sempre valide per gettare benzina sul fuoco del consenso social, potrebbe decidere di passare presto alla dimostrazione muscolare. 

“La maggioranza degli occupanti non sono bisognosi, ma furbi o violenti e sono irrispettosi di chi è in fila educatamente da anni in attesa di una casa popolare” ha affermato su Radio1. “Siccome la proprietà privata è un diritto non si capisce perché all'occupante abusivo, non di necessità, ma di furbizia, il sindaco prima di buttarlo fuori debba garantire un'altra casa”. La sindaca Virginia Raggi ha molti motivi per non buttare per strada migliaia di persone, a partire dal fatto che queste persone sono le stesse che, da anni, sono disperatamente in fila per una casa popolare. Senza contare che le persone non scompaiono e, mentre Salvini consoliderebbe la sua politica dalla linea dura, lei si ritroverebbe a governare una città ingestibile nei panni della sindaca senza soluzioni. Ecco perché Virginia Raggi, e con lei i presidenti di municipio, dovrebbero ascoltare il consiglio dei movimenti per il diritto all’abitare. 

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