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Senza tetto, due storie da Tor Pignattara: davvero le istituzioni non possono fare nulla?

Circa due settimane fa le forze dell’ordine hanno diramato un comunicato stampa in merito alla notizia di un senza tetto che, “andato in escandescenza senza alcun motivo”, ha lanciato dei sassi contro alcune mamme fuori da una scuola. Si tratta di un 22enne originario della Guinea. “Da qualche tempo”, si legge nel comunicato della questura di Roma, “stava creando situazioni di disagio e pericolo per i residenti del quartiere”. Per fortuna nessuno dei genitori presenti (davvero c’erano solo mamme fuori dalla scuola?) e dei rispettivi bambini si è fatto male. Alcuni poliziotti intervenuti per fermarlo hanno ricevuto 5 giorni di prognosi. Il ragazzo è stato arrestato in via Bartolomeo Perestrello.

Potrebbe sembrare una semplice notizia di cronaca che si esaurisce all’interno del perimetro del fatto raccontato: un senza tetto senza motivo ha lanciato dei sassi contro alcune persone ed è stato arrestato. Una notizia, appunto. Ma non è così. Questo è un fatto notiziabile in poche righe ma va inserito nella ben più complessa situazione della condizione sociale, economica, psicologica e sanitaria estremamente precaria di quanti rimasti senza alcun reddito né casa vivono per strada. E lo fanno in una città dove quest’inverno sono morte 12 persone a causa del freddo, con l’amministrazione Raggi che si è vantata di avere 1065 posti letto su una popolazione di senza tetto di 6mila unità, anche se alcune stime parlano di 14mila persone che vivono per strada (altri 1700 vengono accolti nei dormitori delle realtà cattoliche e di volontariato). 

La notizia mi ha colpito perché per caso avevo sentito parlare di quel ragazzo pochi giorni prima del suo arresto, mentre stavo indagando sulle condizioni di alcuni senza tetto del quartiere. Alcuni volontari di Sant’Egidio, che come altre associazioni effettuano dei giri notturni in supporto ai senza tetto, mi ha raccontato di averlo incontrato nei giorni precedenti all’arresto. Luca (nome di fantasia), ha 22 anni ed è originario della Guinea. In base alle informazioni che sono riuscita a raccogliere, ha perso il lavoro durante il lockdown e, di conseguenza, anche la casa. Dormiva nella zona di piazza Perestrello da un po’ di tempo e alcuni residenti erano entrati in contatto con lui dandogli una mano. Poco più di 48 ore prima dell’arresto, in base ad alcune informazioni non ufficiali che mi sono state riferite, era stata chiamata l’ambulanza ed era intervenuta anche una volante dei carabinieri. Ma la prima non può intervenire senza un reale problema sanitario, e comunque senza il benestare del diretto interessato, e i secondi senza un reato.

Era conosciuto anche dai servizi sociali del Comune di Roma che, contattato in merito da Romatoday, ha spiegato: “Il ragazzo è conosciuto dalla Sala Operativa Sociale che lo segue costantemente, in sinergia con i referenti sanitari dal momento che suo è un caso complesso con problemi anche di natura psichiatrica. È costantemente monitorato dalla Sos, che è intervenuta, e lo ha incontrato e seguito il suo caso anche con interventi quotidiani, nel tentativo di instaurare un contatto, costantemente rifiutato. Ovviamente la sala operativa sociale non può accogliere le persone contro la propria volontà”. 

La sua non è una storia isolata. Proprio in queste settimane si è risollevato il caso di una donna di origini africane che vive per strada in condizioni disumane proprio nella zona di Tor Pignattara. È in questa situazione ormai da un paio di anni, alternando brevi fasi in cui viene intercettata dai servizi sociali e sanitari ad altri in cui, lasciata a sé stessa, dorme tra i rifiuti e tra i suoi escrementi. Non sempre si rende conto di ciò che la circonda. Secondo le informazioni che sono riuscita a raccogliere, anche lei ha problemi psichiatrici e rifiuta l’assistenza della Sala operativa sociale. I cittadini segnalano ogni giorno le condizioni in cui vive. Se chiami la Sala operativa sociale ti viene risposto che la conoscono bene e che quando effettuano i giri per strada vanno a controllare che stia bene. Oltre tre settimane fa mi è stato spiegato che quando una persona ha problemi psichiatrici deve intervenire uno psichiatra, quindi la competenza da sociale diventa sanitaria, della Asl.

Le settimane sono passate e lei è sempre lì, in mezzo ai rifiuti e ai suoi escrementi. Secondo le ultime informazioni raccolte, e dopo nuove sollecitazioni, oggi c'è stato un altro intervento da parte della sala operativa sociale, questa volta con un'auto medica. Lei si sarebbe rifiutata di essere assistita e così è ancora per strada. Altre persone interpellate mi hanno spiegato che comunque dopo qualche giorno in un centro di igiene mentale, senza un percorso socio-sanitario integrato, che per i senza tetto non c’è, e nell’impossibilità di trattenere una persona in un dormitorio contro la sua volontà lei sarebbe di nuovo per strada. Cosa già accaduta altre volte in passato alla stessa persona. 

Probabilmente non sono così esperta del funzionamento dei servizi sociali per capire fino in fondo questo meccanismo che ha come risultato il fatto che questa donna alla fine resti per strada in condizioni disumane. Anzi, se qualcuno ha risposte agli interrogativi che pone questa situazione sarei contenta di ascoltarle.

Intanto il quartiere si è diviso tra chi sta male a vedere una donna in quelle condizioni, cercando di darle una mano per quanto possibile, e chi ne approfitta per fare campagna elettorale puntando il dito contro i rifiuti, gli insediamenti abusivi e i senza tetto con esposti alle forze dell’ordine che potranno accrescere la “sensazione di sicurezza” pattugliando le strade ma certamente non saranno utili per risolvere questa povertà che suscita tanto odio. Qualcuno in questi giorni mi hanno detto: “È così da tempo, perché interessarsene ora?”. Il tempo trascorso è solo un’aggravante. Altri, invece, mi hanno chiesto di raccontare questa storia.

Partendo dal presupposto che dovremmo rivendicare il fatto che nessuno finisca per strada, davvero dobbiamo arrenderci all’idea che le istituzioni non abbiano gli strumenti per far fronte a queste situazioni?

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