Mercoledì, 20 Ottobre 2021

La partecipazione a prova di ticket: Raggi parla ai cittadini ma pensa a un pubblico pagante

Giovedì mattina presso l’ex rimessa Vittoria di piazza Bainsizza il presidente di Atac, Paolo Simioni, e la sindaca Virginia Raggi hanno presentato il progetto di utilizzo temporaneo di tre ex rimesse della municipalizzata capitolina: oltre alla location scelta per la conferenza stampa, quelle di San Paolo e di piazza Ragusa. Un’operazione presentata, uso le parole della prima cittadina, come “una restituzione di non luoghi alla comunità”. La vittoria dei cittadini che finalmente potranno entrare in quegli immobili pubblici che ormai da dieci anni gli vengono negati. Ma è davvero così?

Provo a mettere in fila gli elementi a mia disposizione per tentare di avvicinarmi alla realtà, al di là della confezione, proprio come quando mi colpisce una pubblicità e una volta al supermercato cerco di capire se il prodotto corrisponde davvero alle caratteristiche descritte e quindi alle mie aspettative prima di metterlo nel carrello. Due elementi più di altri ci distraggono.

Il primo: è un progetto temporaneo in attesa di quello definitivo, soprattutto se si è suscettibili al fascino del decoro è facile convincersi che qualsiasi genere di ‘pieno’ sia auspicabile rispetto al tenere uno stabile vuoto, meglio ancora se nell’impasto c’è l’arte e se un’istituzione storica come la Galleria nazionale di arte moderna ci mette il suo sigillo (devo chiamarlo brand?). Secondo: questi immobili aspettano la vendita ai privati, ovvero la loro destinazione definitiva, ma la promessa è che la destinazione d’uso resterà quella di servizi pubblici. Niente case, alberghi o uffici. Certamente una notizia positiva tanto che criticare il progetto fa sentire faziosi.

Ma bastano questi due elementi a fare del progetto di “rigenerazione urbana temporanea”, così è stato definito, una conquista per i cittadini di Roma? Raggi ha esordito così e devo dire che parte della risposta viene dalle sue parole: “La sfida è stata vinta. La sfida quando ci siamo insediati era quella di recuperare spazi urbani mettendoli a reddito e rispettando gare di evidenza pubblica”. Mettere a reddito spazi urbani rispettando gare di evidenza pubblica.

È questo il progetto di città pubblica e di partecipazione che ha in serbo il Movimento cinque stelle per questa città? Dobbiamo pesare che alla fine accadrà lo stesso anche per le decine di immobili comunali gestiti da associazioni e realtà cittadine in giro per Roma? Quello che sta accadendo alla Casa internazionale delle donne è parte di questa idea? Perché i romani dovrebbero “prendersi cura” di questi ex depositi? Perché dovrebbero farsi convincere dall’appello a partecipare in massa lanciato da Raggi? “Invitiamo le persone a riprendere possesso di questi spazi che ospiteranno iniziative che valorizzano l'arte e valorizzano le imprese private”. E ancora. “Vi auguro di godere a pieno questi spazi perché sono sostanzialmente vostri e di aiutarci a farli vivere. Stiamo cercando di prendercene cura ma se voi non venite questo percorso si ferma a metà”.

Al di là del fatto che di cittadini ad ascoltarla ce n’erano davvero pochi e sicuramente ben selezionati dal momento che l’ingresso era su invito, ma è chiaro che per i mesi che verranno se le mura resteranno di proprietà pubblica la gestione sarà di fatto privata. Per otto mesi rinnovabili di altri otto, e comunque non oltre il 2021, anno in cui è prevista la vendita, sarà la Ninetynine Urban Value a gestire i quasi 30 mila metri quadrati degli ex depositi di piazza Bainsizza, piazza Ragusa e San Paolo. La Ninetynine Urban Value è una costola della Ninetynine, società specializzata nel ‘marketing strategico’ e nella promozione di eventi. La società ha lavorato per marchi che vanno da SonyPlayStation a Autostrade per l’Italia, da Jaguar Land Rover a Procter&Gamble.

Poi l’intuizione che il patrimonio pubblico inutilizzato poteva diventare un’occasione di guadagno e la scoperta del ‘marketing immobiliare temporaneo’ che a Roma è partito con il Colosseo Quadrato ed è stato consacrato grazie a Cassa Depositi e Prestiti (che già si stava cimentando in un’operazione simile all’ex Dogana di San Lorenzo) all’ex caserma di via Guido Reni, il Guido Reni District. Anche palazzo degli esami a Trastevere è gestito da questa società. Sia chiaro, la Ninetynine Urban Value fa bene il suo lavoro. E per la riuscita dell’operazione, per “creare valore nel breve termine”, la città deve diventare una merce come un’altra. Si effettuano studi di mercato, si studia il brand giusto che dia “un’identità distintiva”, si punta tutto sulla comunicazione per “massimizzare la notiziabilità dell’operazione al fine di trarre vantaggi reputazionali e mediatici”.

La partecipazione dei cittadini a questo progetto non può non far parte di questo disegno, è inevitabile. Al di là di qualche possibile incursione gratis per poter visionare le poche opere esposte e farsi un’idea della struttura, gli eventi saranno a pagamento. Si tratta di mostre (il target è quello delle famiglie, l’approccio è pubblicitario: incredibili mostre sui mattoncini Lego, mostre di dinosauri, mostre sul corpo umano, mostre della scienza) e ancora festival, shooting fotografici, mercartini, sfilate di moda, eventi aziendali, spazi per la presentazione di grandi marchi, proprio come Jaguar. Eventi aperti a tutti, pagando un biglietto naturalmente, a volte con selezione all’ingresso, altri solo privati.

Raggi invita con tanta soddisfazione i romani a passare il loro tempo in quegli spazi. Dice di riferirsi ai cittadini ma in realtà sta parlando a un pubblico pagante, a dei consumatori di tempo libero. Non a caso i primi eventi in programma sono la ‘Città della pizza’ e un mercatino vintage. Se sei senza soldi guardi ma non tocchi. Mi sono chiesta, ma quale “tessuto sociale si riattiva” con queste attività? Anche i nomi sono parte del programma. I nomi dei luoghi sono importanti, rifondano il nostro abitare, lo indirizzano. L’ex rimessa Vittoria diventa PratiBus District, l’ex deposito al Tuscolano Ragusa Off, quello di via Alessandro Severo, San Paolo Garage. Nomi inglesi per usi temporanei.

E se invece fosse questo il progetto definitivo? In conferenza stampa ho chiesto alla sindaca se per quanto riguarda il progetto definitivo, quello che vincolerà i prossimi proprietari, aprirà un processo partecipativo con la cittadinanza. Non nutro mai molta fiducia verso i processi partecipativi messi in campo dalle istituzioni ma era un modo per capire se il lavoro di anni e anni effettuato dai comitati e dai movimenti proprio su questi ex depositi (ma quali non luoghi) verrà preso in considerazione. La sindaca del Movimento che ha fatto della partecipazione un grido di battaglia ha risposto così: “Se saremo bravi a dimostrare che questi spazi possono assumere un ruolo che va al di là del mero valore dell’area, si faranno avanti compratori consapevoli che possono destinarli ad attività sociali e culturali. Dipende da come e quanto lo dimostreremo. La chiave del successo di questa operazione dipende dalla nostra (riferendosi ai cittadini, ndr) risposta”.

Sta dicendo che il futuro di questi spazi dipende dal successo del progetto della Ninetynine Urban Value? Che basterà dimostrare agli investitori che non si guadagna solo da case e alberghi per ritenere l’operazione un successo per tutti? Che basterà quantificare le prospettive di guadagno dell’industria del tempo libero per sperare che qualche compratore si faccia avanti, magari allettato da un prezzo a buon mercato?

Un fattore determinante anche oggi. La Ninetynine Urban Value ha ricevuto in gestione le tre rimesse promettendo ad Atac il 25 per cento dei ricavi. I costi vivi, quelli dell’investimento iniziale, sono le spese di guardiania e di messa in sicurezza degli immobili più un canone da 60 mila euro. Una cifra che divisa per tre fa 20 mila euro e divisa per gli 8 mesi del bando fa 2.500. 2.500 euro al mese. Se verrà rinnovato di altri 8 mesi il costo scenderà a 40 mila. 1600 euro al mese. Un appartamento di medie dimensioni in quella zona costa circa 1300 euro al mese. Un investimento iniziale minimo.

Raggi invita mezzo stampa i suoi cittadini a partecipare in massa a mercatini vintage e sagre della pizza e lo racconta come se stesse facendo la rivoluzione. E con questo racconto nasconde il convitato di pietra di questa festa consumata tra musica lounge e un buffet di tutto rispetto: il concordato preventivo che grava sulla società che ogni giorno permette a migliaia di romani e di turisti di muoversi. La vendita di questi immobili è nelle carte presentate al Tribunale fallimentare.

L’affare dell’uso temporaneo della città si è diffuso molto prima che chi le città la abita si potesse rendere conto del peso di questa idea. E anche oggi sono sicura che queste riflessioni sembreranno inutili o pretestuose. Sono convinta però che vada speso un minimo di attenzione verso questa pratica, perché l’uso sarà anche temporaneo ma il valore che si estrae da questi immobili pubblici, come da una miniera, è lo stesso di sempre.

Perché i cittadini dovrebbero credere alla sindaca e prendersi cura di luoghi in via temporanea? Forse il loro abitare è temporaneo? La loro vita e le loro prospettive scadono tra otto mesi? La sindaca si è dimenticata che gli ex depositi Atac, così come tanti altri immobili pubblici trattati allo stesso modo, sono luoghi di proprietà pubblica che con progetti davvero partecipati e una visione lungimirante potrebbero contruibuire a cambiare le sorti di questa città che sembra sempre di più non avere speranza di riprendersi.

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