rotate-mobile

La firma che smaschera la propaganda a cinque stelle: l'autorecupero era solo uno slogan

La storia del progetto di autorecupero di via dei Lauri riguarda 23 famiglie, ma è emblematica della situazione che vive tutta la città

Questa mattina le 23 famiglie assegnatarie degli appartamenti del progetto di autorecupero dell’ex scuola di via dei Lauri a Centocelle sono tornate a far sentire la propria voce (qui il video). Da oltre tre anni è tutto pronto per avviare la fase finale dei lavori che gli permetterebbero di trasferirsi nelle case che attendono già del 2009, ma per motivi strettamente burocratico-amministrativi è tutto fermo. Questa vicenda può apparire come una questione di poco conto nel quadro di una città ampia e complicata come Roma e invece è emblematica del disastro della gestione del Patrimonio e delle Politiche abitative dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi. Per diversi motivi.

Il primo è politico. Il 18 ottobre del 2016 il Movimento cinque stelle ha presentato in Senato una proposta di legge sull’autorecupero. Quel giorno in conferenza stampa c’erano anche due esponenti della maggioranza capitolina ed era prevista la presenza dell’allora assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, che però alla fine non si è presentato. Quella promessa è rimasta lettera morta: non solo nella Capitale non è partito nessun altro progetto ma anche quei pochi ereditati dal passato sono stati affossati (oltre a via dei Lauri è rimasto fermo anche quello di via di Grotta Perfetta).

E qui si apre il secondo aspetto emblematico legato alla storia del progetto di autorecupero di via dei Lauri. Lentezze e ostacoli burocratici, sia chiaro, hanno accompagnato questa storia fin da prima dell’arrivo del Movimento cinque stelle. Quel che è accaduto negli ultimi tre anni, però, ha dell’assurdo. Terminati i lavori di ristrutturazione delle parti comuni, realizzati da Roma Capitale con soldi pubblici, la palazzina è stata consegnata nel marzo 2018 agli assegnatari che si sono impegnati ad aprire un mutuo e a pagarsi da soli i lavori per rendere abitabili gli appartamenti.

Per l’amministrazione pubblica il guadagno è doppio. Patrimoniale, perché una cooperativa pagherà la ristrutturazione di un immobile di proprietà comunale, che resterà per sempre di proprietà comunale, in cambio della possibilità di abitarci in comodato gratuito (pagando il mutuo ovviamente) per un certo numero di anni. Politico-amministrativo: perché 23 famiglie in disagio abitativo, alle quali è sempre l’amministrazione pubblica che dovrebbe dare una risposta, si sistemerebbero. Invece, da quel marzo del 2018 queste persone non riescono a stipulare il mutuo con la banca perché “manca una firma”. Prima ci sono voluti 13 mesi per avere una lettera dal dipartimento Patrimonio che attestasse l’assenza di una polizza assicurativa per lasciare che la cooperativa se ne procurasse una a sue spese. Poi, altri due anni per le ultime determinazioni dirigenziali attestanti l’ipoteca sull’immobile e una presa d’atto degli uffici della stima economica per i lavori. Che non sono ancora arrivate.

Questo è il terzo motivo che rende la vicenda di via dei Lauri emblematica: la macchina amministrativa del dipartimento Patrimonio e Politiche abitative, in combinazione con la direzione politica dell’assessorato di Valentina Vivarelli, è quasi del tutto bloccata. Romatoday ha raccontato nei mesi scorsi le scelte alla base del pasticcio della lavorazione delle domande di bonus affitto, la cui lavorazione, a distanza di quasi un anno, non è ancora terminata; del bonus affitto del 2019 che è proprio scomparso dai radar; del ritardo di quasi un anno nel rinnovo del buono casa, scelta che ha spinto verso lo sfratto diverse famiglie e nel caso di una donna addirittura verso la strada; delle assegnazioni di case popolari ferme per mesi per difficoltà gestionali tutte interne agli uffici; della pubblicazione della graduatoria in ritardo di mesi. In tutto questo il dipartimento Patrimonio e Politiche abitative è rimasto per sette mesi con un direttore ad interim e per oltre un mese proprio senza. La vicenda del progetto di autorecupero di via dei Lauri ridimensiona il suo aspetto kafkiano se inserita nel quadro più generale.

L’ultimo motivo per cui la triste storia dell’autorecupero negli ultimi anni è emblematica è di nuovo politico. L’autorecupero poteva costituire almeno una parte della risposta al disagio abitativo feroce che sta vivendo questa città al termine di anni in cui le politiche abitative sono state di fatto azzerate, per di più nel mezzo di una crisi economica senza precedenti, e allo stesso tempo attivare una stagione di trasformazione urbana su piccola scala slegata dalle logiche del profitto che inevitabilmente scattano quando si chiede a operatori privati di intervenire, come sempre più spesso accade quando si parla di rigenerazione urbana. Un’occasione mancata, rappresentata dalla fatica di 23 famiglie, vincitrici di un bando, che queste mattina sono salite per protesta sul tetto della palazzina che da tre anni non possono abitare perché manca una firma.

Si parla di

La firma che smaschera la propaganda a cinque stelle: l'autorecupero era solo uno slogan

RomaToday è in caricamento