Martedì, 3 Agosto 2021

"Pallone Desaparecido" di Alec Cordolcini e Andrea Maggiolo

"Pallone desaparecido”, l’Argentina dei generali e il Mondiale 1978, edito dalla Bradipolibri, riporta alla luce una vicenda semi-dimenticata

pallonedesaparecidoI mondiali di calcio del 1978 sono ricordati da molti solo per la vittoria facile dei padroni di  casa e per i gol di Mario Kempes. Ma Buenos Aires come tutta l’Argentina era nella morsa di una giunta militare che deteneva il potere con la forza e la violenza.

Migliaia di giovani desaparecidos, scomparsi, a pochi passi da stadi pieni di tifosi festanti. Abbiamo contattato uno degli autori, Andrea Maggiolo, per saperne di più:

“Sono tante le storie, le vite, i personaggi dentro a Pallone Desaparecido, ma ce n’è una che secondo me è davvero emblematica. Nel ’78 trionfa l’Argentina, Buenos Aires impazzisce di gioia, mentre proprio a due passi dallo Stadio Monumentàl, centinaia di giovani muoiono nelle carceri clandestine. Dal 1976 al 1983 30mila persone spariranno nel nulla, inghiottite dall’oceano, o finite con un colpo alla nuca in qualche strada della sterminata provincia argentina. Contro quel mondiale macchiato di sangue, all’epoca furono in pochi a opporsi. E’ facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza, ma ci fu chi all’epoca dimostrò di essere un uomo. Chi disse no. Jorge Carrascosa, il capitano degli argentini, disse semplicemente: “Io, il campionato del mondo non lo gioco”. El lobo era il capitano e il cuore di quella squadra. Sarebbe toccato a lui l’onore di alzare la coppa del mondo al cielo. Invece decise di non essere complice dei militari, di farsi da parte. Scelse il silenzio. Oggi, su Google, ci sono solo tre o quattro immagini di Carrascosa. Dimenticato. Scomparso. El Lobo aveva soltanto ventinove anni, era un laterale di gran classe, nel pieno della carriera. Scelse il silenzio, e ora è uno dei pochi che può permettersi di guardare in faccia chiunque, anche le Madri di Plaza de Mayo. Il silenzio che avvolse quell’odiosa messinscena dei militari è ancora oggi impressionante, ma le piccole grandi storie di coraggio non mancarono. Le raccontiamo nel libro.”

 

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