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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Laura Corrotti

Opinioni

Laura Corrotti

A cura di Laura Corrotti

Come Zingaretti nessuno mai...

Quella che sta per finire è senza dubbio una consiliatura che rimarrà, per vari motivi, nella storia della Regione Lazio. E’ la prima consiliatura in cui a vincere è un Presidente senza maggioranza in Consiglio, almeno in partenza, anche se poi sappiamo tutti come sono stati bravi a trovarne una nel giro di pochi giorni. E’ la prima volta che un Presidente viene rieletto per la seconda volta. Ed è la prima volta che un Presidente eletto è sistematicamente assente in ogni seduta del Consiglio regionale.

Premetto questo perché siamo arrivati all’ultimo bilancio della consiliatura, visto che al di là di quello che succederà o meno nei prossimi mesi, se anche si arrivasse a scadenza naturale, verosimilmente il prossimo bilancio sarà un pro forma, in attesa che la nuova maggioranza approvi, una volta insediata, un bilancio tutto suo.

E dall’ultimo bilancio tutto mi sarei aspettata tranne quello a cui ho assistito in questi giorni. Mi riferisco ad una serie di passaggi francamente incomprensibili. Provo ad elencarli nell’ordine cronologico partendo dalla madre di tutti i problemi ovvero la parifica della Corte dei Conti, o meglio la mancata parifica. Dico mancata perché al di là dei soliti toni trionfalistici a cui abbiamo assistito, nella sostanza la Corte dei Conti ha lanciato una patata bollente che ha messo in crisi questa maggioranza, che prima ha dovuto fare una maxi variazione di bilancio di 136 milioni per l’anno 2021 e 41 milioni per gli anni 2022 e 2023, lacrime e sangue, tagliando qua e là senza un criterio e quindi scontentando tutti per poi decidere di impugnare la decisione della Corte dei Conti per la restante parte non parificata.

Ovviamente tutto ciò ha determinato, a cascata, una serie di eventi incontrollati, tra cui la presentazione di tutti i documenti di bilancio il 9 dicembre scorso, data entro la quale normalmente l’aula negli altri anni stava per approvare o aveva già approvato e quindi discusso quanto meno il Documento di Economia e Finanza regionale. Che, voglio ricordare, non è un atto qualsiasi, ma il principale strumento di programmazione regionale per il prossimo triennio.

Naturalmente l’aver ricevuto i documenti di bilancio così tardi ha costretto la Commissione Bilancio a decidere di non poter esaminare nulla per evitare il rischio di portare la Regione in un esercizio provvisorio che sarebbe stato devastante, soprattutto in un momento così delicato dovuto all’emergenza sanitaria e su questo va dato atto all’opposizione di grande senso di responsabilità, perché ha deciso da subito di rinunciare alle proprie prerogative, evitando di ricorrere a strumenti ostruzionistici, accettando una situazione politicamente intollerabile. 

A questo punto la maggioranza può annoverare nella propria bacheca anche questo triste primato, infatti in oltre 50 anni mai era successo che la Commissione Bilancio rinviasse in aula,  senza esprimere parere, contemporaneamente DEFR, legge di stabilità e di bilancio. Complimenti davvero.

Questo per spiegare, che avremmo dovuto rinchiuderci in quest’aula per settimane, forse mesi, a parlare del futuro di questo territorio, della programmazione comunitaria 2021-2027, degli interventi previsti dal PNRR, delle crisi aziendali e quindi delle emergenze occupazionali che ne derivano, dell’emergenza rifiuti (a proposito, Gualtieri aveva promesso una Roma pulita entro Natale ma la situazione è sempre la stessa), della Roma-Lido su cui avete rinviato la presa in carico lasciando migliaia di pendolari letteralmente in mezzo ad una strada per altri sei mesi, delle infinite liste di attesa nella sanità laziale.

E soprattutto avremmo dovuto discutere di quella spada di Damocle che ingiustamente da anni incombe sulla testa dei cittadini laziali: la maggiorazione dello 0,50 % dell’aliquota Irpef. Sì perché, come hanno ben ricordato i sindacati alla Giunta regionale, questa maggioranza aveva promesso che quest’anno si sarebbe ragionato di un taglio delle tasse. E lo aveva promesso l’anno scorso, non prima della pandemia.

Peccato che allo stato dei fatti non solo non ci sarà nessun taglio delle tasse, ma non ci sarà nemmeno nessun tavolo per discuterne. Invece un tavolo ci sarà, quello che la Giunta ha annunciato ieri con i sindacati, in modo del tutto irrituale e stravagante visto che le leggi si fanno in aula e non fuori, per decidere come rimodulare il Fondo cosiddetto “tagliatasse” attualmente di 130 milioni.

Peccato che questo Fondo, che io vorrei definire “taglia aumenti” sia lo stesso con il quale negli scorsi si finanziavano le esenzioni di alcune categorie, come ad esempio i redditi sotto i 35.000 euro e peccato che le risorse stanziate l’anno scorso fossero oltre 330 milioni mentre quest’anno sono solo 130 milioni.

Quindi ad oggi ci sono 200 milioni in meno per le esenzioni. Nessun taglio di tasse ma solo tagli alle esenzioni; ciò a causa del pasticcio fatto e della mancata parifica. Insomma, mi sarei aspettato tutto dall’ultimo bilancio di consiliatura tranne che la maggioranza si presentasse con un aumento della tassazione per i cittadini laziali. Questo però spiega il tentativo di fuggire dal confronto democratico con le forze di opposizione per poi cercare solo di recuperare il dialogo con i sindacati che avevano fatto una critica durissima. 

Non so cosa succederà nei prossimi mesi ma la sensazione, dopo questo bilancio, è che la nave stia affondando e che si stia cercando solo di scendere per mettersi in salvo dalla tempesta. In Aula ci aspettavamo una legge di stabilità che rilanciasse il mondo della piccola e media imprese invece abbiamo commentare la nascita di un  assessorato ombra, il Consorzio industriale unico, appena costituito, affidato ai soliti noti e già destinatario di 5 milioni di finanziamenti e che soprattutto la Giunta ha deciso di rendere soggetto attuatore dei finanziamenti del PNRR. In pratica esautorando l’Assessore Orneli da ogni competenza. Una follia politica e soprattutto amministrativa.

Ci aspettavamo misure per il rilancio dell’economia, per un nuovo sistema dei trasporti, per la scuola e la formazione e invece siamo chiamati ad approvare solo modifiche di leggi esistenti, approvate solo pochi mesi fa a maggioranza, che necessitano di una riscrittura per evitare l’impugnativa del Governo. Avremmo dovuto discutere della sanità laziale, che ha tenuto di fronte all’emergenza sanitaria ma che ha problemi endemici e strutturali ancora non risolti e anzi accentuati dalla pandemia, e di come farlo perché a questo serve questa istituzione, invece non l’abbiamo fatto.

Abbiamo quindi votato su una manovra di bilancio che abbiamo solo potuto ratificare, visto che non c’è stato il tempo di leggerla nella sua interezza e sulla quale soprattutto non abbiamo potuto confrontarci rispetto ai temi che davvero interessano i cittadini laziali. Ci è stato negato questo diritto e noi, lo ribadisco, abbiamo concesso di farlo senza alzare barricate; ma siamo decisamente contro questa manovra che non condividiamo affatto, oltre a ritenerla inaccettabile e uno schiaffo ai cittadini laziali.
 

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