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La linea gialla

Opinioni

La linea gialla

A cura di Matteo Scarlino

Primarie Roma, chi vince e chi perde

Il centrosinistra ha finalmente un candidato sindaco. Roberto Gualtieri sfiderà Virginia Raggi, Carlo Calenda e il ticket Michetti-Matone. Si chiude una fase lunghissima, quella delle primarie, che dura dallo scorso autunno e che ha visto una lunga primavera di trattative. Il voto di ieri, con i 48.000 votanti e Gualtieri sopra il 60%, rappresenta solo il risultato più evidente di una partita estenuante e, a dire il vero, assai poco appassionante. Abbiamo provato a tracciare un primo elenco di vincitori e vinti di questa contesa, provando a spiegare le motivazioni alla base dei nostri giudizi. 

Roberto Gualtieri 

Ha vinto, sarà il candidato di centrosinistra e tanto basterebbe. Avevamo scritto che sotto il 50% per lui sarebbe stato un problema, tra il 50 e il 60 avrebbe fatto il suo, sopra il 60% sarebbe stato un ottimo risultato. Ha chiuso poco sopra il 60, zittendo gli scettici. Con lui l'impressione è che ci possa essere un ottimo sindaco. Da vedere ora se sarà un buon candidato: il popolo di centrosinistra ha detto sì. Ora vanno convinti i romani. 

Giovanni Caudo

Chi non lo conosceva è rimasto sorpreso dal risultato. Chi ne ha seguito il progetto sperava in qualcosa in più. È vincente ben oltre le percentuali perché ha sempre sostenuto di guardare al Campidoglio e così si è mosso, dando forma e coerenza alle idee della comunità di cui si è fatto rappresentante. Dalla sua ha ora un 15% degli elettori di centrosinistra e deve decidere in che modo trasformare questa dote in risultati concreti. Una sua lista potrebbe puntare al 5% e aiutare non poco la corsa di Gualtieri. 

Enrico Letta 

A chi ha seguito poco queste primarie Enrico Letta può apparire un vincitore. In realtà il segretario ha inanellato una serie infinita di inciampi. Ieri, appresi i dati dell'affluenza e annusato il forte trend pro Gualtieri, ha voluto subito sfogarsi twittando la vittoria. Nell'ordine in questi mesi ha: congelato Gualtieri, corteggiato Zingaretti affinché si candidasse, trattato con Conte per aiutare il governatore a diventare sindaco, incassato il no dell'ex Premier - con annessa trasformazione di Virginia Raggi in novella Merkel - scongelato Gualtieri, fatto ritirare Monica Cirinnà, catapultato in I Municipio Lorenza Bonaccorsi. Con le primarie sotto i 40.000 e Gualtieri sotto il 50%, avrebbe portato a casa il cappotto ed avrebbe salutato il suo collo, quello che a Roma aveva detto di giocarsi. Così non è stato ed il primo a esultare è stato lui, segno di quanto l'appuntamento di ieri fosse importante per i suoi destini.

Carlo Calenda 

Ci sbilanciamo: Carlo Calenda queste primarie avrebbe potuto vincerle. Ha scelto, più che legittimamente, di non partecipare. La scelta l'ha fatto però regredire, letteralmente ossessionato dai dem e dalla loro scelta delle primarie. A caccia disperata di visibilità, si è inserito in polemiche assurde, portando a casa solo l'immagine di un candidato di destra a cui sarebbe piaciuto (e piacerebbe) fare quello di sinistra. Sorprendente, in negativo, la polemica sul post nella domenica delle primarie del PD Roma che invitava a votare Gualtieri. Le primarie sono di coalizione e il PD aveva un unico candidato e quindi quel post è coerente con la contesa. Meno coerente è Calenda, regredito sui social allo status di grillino. E da uno con il suo cursus honorum davvero non ce lo aspettavamo.

Liberare Roma 

Per un anno dalla Garbatella ci hanno raccontato che avrebbero liberato Roma. Hanno organizzato conferenze stampa, girato la Capitale, fatto incontri e manifestazioni. Hanno accreditato Amedeo Ciaccheri, ottimo giovane amministratore, al ruolo di aspirante sindaco che più concrettamente puntava a fare il vicesindaco. Al dunque la mancata discesa in campo di Zingaretti li ha lasciati senza la scusa buona per battere in ritirata. Ciaccheri, come se nulla fosse, ha chiesto e ottenuto di continuare a guidare la Garbatella, sparendo dai radar.. Restava la Cirinnà e il suo portato di diritti civili, tanto cari a Liberare Roma. Ritirata la Cirinnà, la pochezza del progetto è venuta a galla. Rispolverata la pur ottima Imma Battaglia, quelli della Garbatella che studiavano per dare fastidio al PD, alla fine hanno dato fastidio solo a loro stessi, e sono finiti superati da Caudo e dai cattolici di Demos, con Fassina neanche troppo lontano.

La sinistra

La metafora della scissione dell'atomo per la sinistra italiana è sempre valida, per quella romana ancora di più. Caudo ha dovuto far da solo per non incappare nelle baruffe di quella parte politica. Liberare Roma si è tirata fuori, mantenendo comunque un piede dentro. Il resto ha scelto la frammentazione. I Verdi hanno sostenuto Gualtieri. I Socialisti hanno provato la carta della grillina Grancio, Fassina ha voluto far pesare il suo peso di consigliere comunale di sinistra. Il resto? Non pervenuto. Caudo dimostra che il terreno è potenzialmente enorme e si può davvero dar fastidio al PD. Basta dare più importanza all'obiettivo che alle logiche personali.

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