Mercoledì, 4 Agosto 2021
La linea gialla

Opinioni

La linea gialla

A cura di Matteo Scarlino

Non è mai colpa sua

In oltre due anni e mezzo di giunta Raggi c'è una costante nella contronarrazione a cinque stelle: vietato toccare Virginia Raggi. Dalle persone scelte ai guai giudiziari, dall'azione di governo alle decisioni controverse è sempre colpa di qualcun altro

Dall' "era solo uno dei 23.000 dipendenti del Comune di Roma" all' "era noto a tutti che De Vito e Lombardi non mi amavano". Da Raffaele Marra a Marcello De Vito, passando per Luca Lanzalone e le numerose cacciate o dimissioni nella sua giunta. In oltre due anni e mezzo di giunta Raggi c'è una costante: non è mai colpa della sindaca.

Che siano guai giudiziari, cambi di poltrone oppure decisioni controverse, la contronarrazione a cinque stelle è presto servita. Così da ieri il ritornello è quello di associare a De Vito (che in Campidoglio fino alle 7 di ieri mattina era amico di tutti, ndr) i termini ex grillino o mela marcia. Ancora prima era toccato dire che Luca Lanzalone era stato presentato dall'attuale ministro (e allora badante proprio di una Raggi fiaccata dal caso Marra) Alfonso Bonafede. E una sindaca visibilmente provata, nel dicembre 2016, aveva scelto una conferenza stampa per dire che Raffaele Marra, l'allora plenipotenziario in Campidoglio finito arrestato, era solo uno dei 23.000 dipendenti del Comune di Roma.

E spostando l'obiettivo dai guai giudiziari all'azione amministrativa, sorte analoga è toccata a Pinuccia Montanari, dimissionaria ma paladina della gestione dei rifiuti in giunta. Così la Montanari è finita disconosciuta a mezzo stampa, non abilitata a trattare con i rottamatori, e ancora criticata per le azioni non messe in campo sul servizio giardini o per l'emergenza rifiuti. Con lei Bagnacani che il racconto a cinque stelle vuole cacciato per le scarse perfomance dell'Ama nella gestione rifiuti, le stesse difese a destra e a manca dalla sindaca, sul web, in tv e sui giornali, contro le critiche di tutti.

Sorte analoga toccata a Paola Muraro, dimissionata con un video notturno per un avviso di garanzia (l'ex consulente Ama ne è uscita pulita, ndr) e poi scaricata in diverse dichiarazioni pubbliche. Che dire poi di Paolo Berdini, scelto per le sue posizioni "rigide" e aderenti agli ideali grillini e poi scaricato perché lo Stadio si doveva fare ad ogni costo.

E ancora le decisioni di governo. Sullo Stadio tratta Lanzalone e le decisioni sembrano piovere su Raggi. Sui rifiuti si sporca le mani Pinuccia Montanari, demandata a chiamare il governatore dell'Abruzzo per scongiurare l'emergenza. Sui bandi per il verde in ritardo è colpa degli uffici. Sui rottamatori che aspettano dal Comune le nuove aree è colpa della Regione se non si riescono a spostare dal Parco di Centocelle.

Basterebbe questo per raccontare Raggi e i suoi due anni e mezzo di irresponsabilità. Ma le contronarrazioni sono incomplete. Già perche ogni volta, ad ogni crisi, è partito un ulteriore ritornello che è forse anche più grave. "Avvieremo un'azione di controllo su quanto firmato da Marra"; "sullo stadio chiederemo un parere al Politecnico"; "partirà una nuova fase per rilanciare finalmente l'azienda" (dopo la rimozione di Bagnacani, manager scelto dalla giunta a cinque stelle). Ed ora, ieri da Vespa, "ho già chiesto una verifica su tutti i progetti citati".

Insomma, si fa, si firmano atti, si va avanti, si lanciano fasi due, tre, ripartenze, ci si vanta (vedi la propaganda per lo #stadiofattobene), ma poi non si è sicuri di aver rispettato le regole e bisogna rivedere tutto. Viene da chiedersi: chi governa? La Raggi è in Campidoglio? Ha bisogno ogni volta di rivedere tutto? Ecco, qualcuno avvisi la sindaca che da 2 anni e mezzo governa lei, con gente scelta da lei, con decisioni avallate da lei.

E se dopo sei mesi era credibile (poco) prendere le distanze da Marra, oggi si sfiora la barzelletta. Restano poco più di due anni. Per una volta riparta dicendo: è colpa mia. Per una volta si ricordi che è lei il sindaco di Roma.

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