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La linea gialla

Opinioni

La linea gialla

A cura di Matteo Scarlino

Michetti candidato sindaco, perché deridere la scelta del centrodestra non sembra affatto una buona idea

Fratelli d'Italia isolata da una parte, Lega e Forza Italia verso una faticosa federazione. Meloni all'opposizione e in poderosa crescita nei sondaggi, Salvini che arranca, imbrigliato nella partecipazione al governo Draghi. Raccontata così la situazione, i ritardi nell'indicazione del candidato per le comunali di Roma appaiono la normale conseguenza di una coalizione - quella di centrodestra - divisa e incapace di decidere con il rischio lasciare sanguinose lacerazioni politiche all'interno della classe politica romana. 

Eppure così non è stato, anzi. All'annuncio di Enrico Michetti come candidato sindaco gli esponenti romani di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia si sono uniti in un univoco coro di assenso per le scelte dei leader nazionali. Complimenti, applausi, elogi e chi più ne ha più ne metta, tutti immediati, nel giro delle prime 2 ore successive all'annuncio, visto come l'atteso taglio del nastro di una campagna elettorale per la quale gli esponenti romani scalpitavano.

Un'unità, quella della classe dirigente romana del centrodestra, che è la vera forza di Michetti. Per comprendere il concetto basta guardare nel campo avversario. L'alleanza giallorossa ha prodotto 2 candidati, Raggi e Gualtieri, singolarmente indeboliti da un punto di vista elettorale da un terzo candidato, Calenda. Presi singolarmente poi ognuno di loro ha all'interno di chi li sostiene profonde divisioni. Raggi e i suoi cinque anni di governo hanno lacerato il movimento romano, con la maggioranza in Campidoglio lentamente erosa e con gli attivisti fuggiti da un'amministrazione in cui uno doveva valere uno, ma dove invece qualcuno valeva più di un altro. Gualtieri attende l'investitura delle primarie, con un PD romano alle prese con le guerre di corrente e una sinistra che si esalta nella autoscissione dell'atomo. Calenda dal PD e dalle sue logiche è fuggito: fa tutto da solo, con un partito non strutturato territorialmente e un alleato, Italia Viva, che continua a rimandare l'esposizione del simbolo alle elezioni, destrutturato nei municipio e in costante calo nei sondaggi. Il tutto senza citare gli inesistenti rapporti tra Calenda e Renzi.

Di fronte a questa situazione il coro di consensi immediati che ha contraddistinto l'annuncio di Michetti è una notizia, ma anche un segnale di forza. Su Roma la classe dirigente di centrodestra, e sospettiamo anche gli elettori, si fanno scivolare addosso le presunte liti nazionali. Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno tra loro davvero poche differenze: esponenti oggi alla Lega ieri erano in Fratelli d'Italia e l'altro ieri in Forza Italia. Una classe politica romana che è già quella di un partito unico e che ha un'enorme forza elettorale. Ricordiamo che alle ultime regionali solo la candidatura di Sergio Pirozzi aveva consentito a Zingaretti il bis. Tanti, per esempio, i candidati al consiglio rimasti fuori nonostante una valanga di preferenze raccolte anche a Roma. Andando ancora più indietro, nel 2016 la Meloni sfiorò il ballottaggio nonostante Forza Italia si fosse schierata con Alfio Marchini. Quei voti l'avrebbero proiettata alla sfida finale con Raggi, con l'attuale sindaca che avrebbe fatto a meno dei tantissimi voti di centrodestra che l'hanno poi incoronata sindaca. U

Le macchine elettorali aspettavano solo di riaccendersi: che il candidato sindaco sia Michetti, o Matone, o Bertolaso, rappresenta solo un dettaglio come, purtroppo, lo è anche il programma. La forza della coalizione è nel trend elettorale e nella presenza sul territorio dei candidati al consiglio e alle elezioni municipali. L'esercito c'è: il comandante Michetti è chiamato solo a sfruttarne la forza. A sopperire alla presunta scarsa popolarità del candidato sindaco ci penseranno i leader nazionali, con Meloni pronta a fare la capolista a Roma e con Salvini pronto a spendersi in prima persona per la vittoria. Insomma, il centrodestra c'è: deriderlo e sottovalutarlo potrebbe regalare un'ulteriore punto di forza ad una coalizione. 

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