Giovedì, 28 Ottobre 2021
La linea gialla

Opinioni

La linea gialla

A cura di Matteo Scarlino

Carlo Calenda sta già pensando al dopo elezioni

Il nome di Bertolaso ammicca al centrodestra, ma imbarazza quella parte di sinistra che lo sostiene. Ecco perché la "strambata" a caccia del vento di destra non serve in realtà per il 3 e 4 ottobre, ma per quanto accadrà dopo

Carlo Calenda continua a dire che a lui di destra e sinistra non interessa nulla. Eppure il leader di Azione, candidato civico in queste elezioni romane, sta toccando con mano il disorientamento di tanti elettori di centrodestra, spiazzati dalla candidatura e dalla campagna elettorale di Enrico "sedia vuota" Michetti. È lì, tra i moderati di centrodestra che si annida, secondo i sondaggi, la maggior parte degli indecisi. È lì che Michetti sta disorietando, rendendo ancora più indecisi gli indecisi. Ed è lì che si vorrebbe infilare Calenda.

La mossa mediatica di proporre Guido Bertolaso come suo vicesindaco (mediatica perché al diretto interessato Calenda non risulta essersi rivolto), è - per usare una metafora velica - una vera e propria strambata a caccia del vento buono da destra. Bertolaso fu il primo nome proposto da Lega e Forza Italia e se ora non è in corsa per il Campidoglio è solo per un'impuntatura di Giorgia Meloni. Bertolaso difficilmente sarà al fianco di Calenda, ma riportarlo in scena e sulle cronache sparge sale su una ferita aperta. È una mossa che mette il centrodestra di fronte a ciò che poteva essere e invece non è stato e ricorda ad una fetta importante di elettorato cosa voleva essere e non è potuto essere per colpa della Meloni e del suo candidato, giorno dopo giorno, sempre più imbarazzante.

C'è molta politica nella strambata di Calenda, che si serve dell'uomo che al di fuori della politica ha servito il centrodestra. Una mossa che fa respirare un po' Gualtieri. Sì, perché se è vero che con Bertolaso si ammicca a destra, è altrettanto vero che una certa sinistra, quella che ammira Calenda e che nel segreto delle urne l'avrebbe votato, è imbarazzata dal nome dell'ex capo della protezione civile. Basti vedere che ancora ieri si tirava fuori "la massaggiatrice di Bertolaso candidata con Michetti", proprio a segnare lo stigma che quel nome per la sinistra e i suoi elettori si porta dietro. 

Ecco: in questa contraddizione c'è il senso della proposta Bertolaso vicesindaco. Una mossa non elettorale, ma che sembra guardare già al post voto e al cantiere politico nazionale di cui Calenda ambisce a farsi leader. Un polo di centro con all'interno i delusi della sinistra e quelli della destra, con amministratori locali - vedi Toti, vedi Brugnaro - pronti a riconoscersi nei valori incarnati da Calenda. Una prospettiva, quella del terzo polo, più vicina del ballottaggio ad oggi, stando ai sondaggi, lontano.  

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