Lunedì, 21 Giugno 2021
A teatro con Francesca

Opinioni

A teatro con Francesca

A cura di Francesca Ragno

"Il Soffio del Deserto" in concorso al Teatro Olimpico di Roma

Il gruppo giovani di Velletri e il gruppo teatrale Artisticamente Albano presenta al teatro Olimpico di Roma per il concorso Talenti a Teatro lo spettacolo "Il Soffio del Deserto" sulla condizione delle donne in Afghanista

Una scena dello spettacolo

Dai Castelli Romani con coraggio e tanta voglia di arrivare al grande pubblico di Roma: con questo spirito le giovani attrici ed artiste  del gruppo teatrale giovani di Velletri del Teatro di Terra e dell'associazione Artisticamente Albano si presentano al concorso del Teatro Olimpico di Roma, Talenti a Teatro che mette in palio tre giornate nel cartellone della prossima stagione 2012/2013.

Lo spettacolo proposto è stato già presentato in occasione della rassegna della Regione Lazio "La linea D'ombra" e già dal titolo risuona l'atmosfera dello spettacolo: Il Soffio del Deserto, una storia di donne, di guerra e coraggio nell'Afghanistan della difficile transizione verso la democrazia. La regia è curata da Sabina Barzillai e le coreografie da Caterina Mecozzi. Il testo dello spettacolo è scritto a mani multiple dalle attrici in scena ognuna con il proprio apporto di fantasia ed esperienze di studio e di vita.

Lo spettacolo in concorso può essere votato cliccando sulle stelline gialle collegandosi al link del concorso promosso dal Teatro Olimpico: https://talentiateatro.it/archives/1214  e i voti aiuteranno le giovani attrici ad avere più chance di selezione con la giuria tecnica.

IL SOFFIO DEL DESERTO: LA TRAMA

2011, Kabul. Aziza, una donna provata dalle sofferenze della guerra e della vita, si perde nella città ed entra per caso nello Shahrara Garden, il giardino delle donne di Kabul. Uno spazio pensato e ideato per le donne dalla Cooperazione italiana nella capitale afghana. Lì Aziza conosce tante donne, giovani e meno giovani, che studiano, imparano diversi mestieri: sarta, cuoca, perito informatico, imparano perfino a costruire i panelli fotovoltaici. Accolta in quel posto nuovo per lei dove può sentirsi ed essere libera senza bisogno di indossare il burqa, ricorda quando anche lei era un’adolescente. Si torna così indietro nel tempo nel 1996 quando il regime dei Talebani vieta alle donne di essere persone: vieta loro di parlare, studiare, lavorare, vieta loro di sorridere ai loro figli perché il loro volto così come tutto il loro corpo deve essere completamente ricoperto dal burqa. Le donne afghane sono però coraggiose, forse “le più coraggiose del mondo”, e non si perdono d’animo e nonostante i divieti si incontrano di nascosto dagli uomini per imparare a contare e a leggere e scrivere, per vivere momenti di serenità ascoltando e ballando la danza tradizionale afghana l’Attan, nel regime dei talebani anche la musica è proibita.

Così grazie alla forza della madre, Aziza impara a leggere e scrivere, a conoscere i racconti tradizionali del suo paese, le storie delle principesse, le guerre che hanno fatto del suo paese da sempre una terra di conquista, ma i talebani sono in agguato e dopo una soffiata scoprono quelle “donne coraggiose” che imparano a leggere il Corano, per loro non c’è scampo è il massacro. Aziza si salva, nascosta in un angolo della casa assiste alla morte della madre e delle sue amiche più care e si chiude in se stessa, si chiude al mondo, si cela per “paura e ignoranza sotto il burqa”, sposa un uomo violento che la picchia, la violenta, annulla la sua personalità. Colui che doveva essere il suo protettore, diventa il suo carnefice. Aziza ha vissuto una vita come una marionetta, ma quando tutto il mondo ha visto il dolore delle donne afghane “ha capito che i sogni si possono realizzare”:  con tanta fatica anche le donne afghane come lei ora sono parlamentari, registe cinematografiche, lavorano nella cooperazione internazionale. La consapevolezza e il dolore di aver vissuto una vita in gabbia, una “gabbia dorata”, portano Aziza a una scelta drammatica, ma in fondo c’è la speranza perché lei nel cielo dell’Afghanistan ora vede “un arcobaleno di aquiloni”.

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