A teatro con Francesca

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A cura di Francesca Ragno

Ciechi di Tenerezza Fattore: tra picchi e criticità

Romatoday ha seguito la prima dello spettacolo Ciechi al Piccolo Eliseo di Roma. Il nostro corrispondente ne ha messo in evidenza punti di forza e criticità dello spettacolo tratto da un romanzo del compianto Josè Saramago

In una città e in un tempo non ben definiti, una terribile epidemia contagia tutta la nazione rendendo la gente cieca. Il governo decide di mettere in quarantena i primi malati in un ex manicomio dove non vengono aiutati da nessuno per paura del contagio e saranno lasciati a loro stessi. Dopo pochi giorni, quando il cibo scarseggia e l'igiene viene a mancare, l'uomo dimentica totalmente la sua parte razionale e tira fuori la bestia che è in lui e, come diceva Hobbes "Homo homini lupus". Solo i più forti riusciranno a sopravvivere. Una donna, fintasi cieca per restare vicino al marito, riuscirà a guidarli verso la salvezza non solo fisica ma anche etica.

Il premio Nobel da poco venuto a mancare Josè Saramago dal cui romanzo è tratto lo spettacolo rende con estrema cura la cattiveria dell'uomo verso sé stesso nei momenti di panico. Come viene detto nel testo stesso "è la paura che ci rende ciechi". Naturalmente tra le righe l'autore ha scritto di una cecità non tanto "degli occhi" quanto dell'animo.

Una cecità verso il mondo che ci circonda e verso ciò che siamo. L'uomo che tenta di sopraffare sugli altri uomini perché ha paura non della morte, ma della vita.
La domanda, a questo punto, è: Il connubio tra questo magnifico tema e questo straordinario autore è sufficiente a rendere lo spettacolo il "capolavoro" che meriterebbe essere?

La mia risposta è: purtroppo no.

Tenerezza Fattore in veste di scrittrice non ha di certo fatto un lavoro superbo nell'adattamento. I dialoghi sono spesso poveri o addirittura banali. Nessuna battuta che colpisce, nessuna parola che graffia, nessuna frase che resta impressa nella memoria. Solo discorsi messi lì con l'unico scopo di essere funzionali per far capire la storia, ma nulla di più di questo.

Un peccato proprio se si vede il lavoro di regia fatto sempre da Tenerezza Fattore che, a differenza della riscrittura, risulta essere piuttosto buono. Il numero degli attori sul palcoscenico non è da sottovalutare (si arriva fino a trenta attori in scena) ma è sempre tenuto sotto controllo anche grazie all'indispensabile direzione coreografica di Valeria Baresi e Luca Ventura il cui lavoro non è di certo passato inosservato.

Altro errore nella messa in scena è stata la scelta di quasi tutti gli attori. Tranne la protagonista nessuno è propriamente all'altezza del testo. Forse lo sbaglio grande è stato prendere attori di cinema perché il tipo di recitazione è propriamente cinematografica. Totalmente inadatta per il palcoscenico. Un vero peccato perché, senza queste piccole note, che comunque non possono essere trascurate, lo spettacolo sarebbe stato un vero capolavoro.

Voto complessivo 6.

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