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A cura di Flaminia Bolzan

Adolescenti al tempo del Coronavirus

I ricordi più belli e forse anche quelli più brutti di ognuno di noi riemergono probabilmente proprio pensando al periodo dell’adolescenza. Un momento in cui non sei più bambino, ma il mondo dei grandi sembra non essere disposto ancora ad accettarti e considerarti adulto.

Adolescenza è sinonimo di molte cose, di transizione, cambiamento, trasgressione, qualche volta ribellione, è un’età temuta dai genitori, un coacervo di pensieri misti a momenti di intrattabilità. Oserei dire che adolescenza è pienezza e qualche volta vuoto. Un vuoto doloroso che può assumere le sembianze metaforiche di una morsa allo stomaco. È scoperta, senso di invincibilità e anche paura.

È volersi sentire unici assomigliando agli altri. Potrei descrivere l’adolescenza osservandola da tante prospettive, come in un caleidoscopio di forme e significati. Rischierei invece di banalizzare definendola semplicemente come un periodo sensibile dello sviluppo umano, perché un adolescente che cerca di rispondere alla domanda più complessa del “chi sono io?” è una persona in divenire, alla ricerca di un’identità tutta da costruire, e merita sicuramente qualcosa in più rispetto ad un’etichetta diagnostica che magari in una visione di natura clinica è utile per inserirlo in una categoria, ma non certo per descriverne le emozioni, i sogni e i timori.

Le nuove tecnologie in questo senso hanno massimizzato e stravolto la possibilità che gli adolescenti hanno di sperimentare sé stessi nella costruzione dell’identità. Il primo aspetto di cui noi adulti o “quasi” adulti dobbiamo prendere contezza è proprio questo: Dobbiamo conoscere e incuriosirci rispetto al loro modo di esprimersi e di comunicare prima di lanciarci in qualunque tipo di giudizio e la conoscenza, prima di ogni altra cosa, passa attraverso l’osservazione e l’ascolto.

La rete ha certamente stravolto il modo di relazionarsi all’altro, è comunicazione senza incontro, è assenza della dimensione corporea e noi ce ne stiamo rendendo conto più che mai in questo periodo storico in cui ci ritroviamo distanti in un’iperconnessione forzata, in cui mancano gli abbracci, ma anche la dimistichezza nell’uso di quegli strumenti che abbiamo tanto, troppo, demonizzato: smartphone, tablet, social media ecc.

Gli adolescenti in questo periodo ci stanno insegnando qualcosa e probabilmente ci stanno anche dando un’occasione, una chance, una grande possibilità: quella di entrare un po’nel loro mondo.  In punta di piedi, sia chiaro, bussando con delicatezza.
Chi con estrema delicatezza è riuscito a entrare dentro le storie di molti ragazzi è stato proprio lui, il mio compagno di viaggio, Daniele Piervincenzi, che mi farà compagnia nella diretta Instagram di venerdì 17 aprile in cui parleremo di loro e con loro.

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