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A cura di Enrico Pazzi

Virginia Raggi: chi ha scalato il M5S?

Zoom in avanti e zoom indietro sul suo volto, filtro “vignetta” a contornarne il primo piano, una manciata di tagli di montaggio che racchiudono appena un minuto di dichiarazione, pronunciata con voce istericamente pacata. Su tutto, luce soffusa. Questa è oggi Virginia Raggi, prima sindaca di Roma che, nello strenuo tentativo di “far finta di essere normali”, annuncia la nomina del nuovo assessore al bilancio Raffaele Dominicis, in sostituzione dell’ex assessore Marcello Minenna. Il super assessore dimessosi durante il #dimissioniday, in seguito ad un terribile e rovinoso effetto domino, originato dalle dimissioni della capo di gabinetto della sindaca Carla Raineri, scoperchiando il vaso di Pandora a palazzo Senatorio.

Nel video, come in altre occasioni che la vedono ultimamente sui media, Raggi appare totalmente distaccata dalla realtà contingente. Alienata, quasi fosse un’androide proveniente da un altro pianeta. Più “marziana” di Ignazio Marino. Lei, l’evoluzione di una specie politica che di politico ha ben poco e, proprio per questo, inadeguata a governare. Virginia, la prima sindaca di Roma, le cui origini sembrano prese in prestito dalle pagine di un romanzo spionistico anni’60. Oppure, come in quel film americano “The Manchurian Candidate”, la bella copertina di mondi ed ambienti che restano nell’ombra. Ambienti e lobby, grand commis e personaggi che a Roma hanno un nome: il centrodestra che gestiva il potere durante l’epopea del sindaco Gianni Alemanno.

All’indomani delle sei ore di audizione della sindaca e della sua sodale assessora ai rifiuti Paola Muraro davanti alla Commissione parlamentare Ecomafie, il sogno del governo di Roma del Movimento 5 Stelle è stato fortemente compromesso. E una domanda viene spontanea farsela: chi è davvero Virginia Raggi?

Candidata a sindaco di Roma, dopo aver vinto le comunarie online del Movimento 5 Stelle, grazie al provvidenziale ritiro del suo amico e sodale politico Daniele Frongia, oggi vicesindaco, che fece convergere i propri voti sulla sua candidatura, riuscendo quindi a battere Marcello De Vito. Quest’ultimo oggetto di uno spietato dossieraggio che, secondo le cronache cittadine, è stato ordito ai suoi danni proprio dagli avversari interni Raggi-Frongia, allo scopo di farlo fuori dalla corsa al Campidoglio. Virginia Raggi scala il Movimento 5 Stelle a Roma, serbando un segreto inconfessabile, che verrà svelato a poche settimane dal voto romano: in passato ha svolto il suo praticantato di avvocato presso lo studio legale di Cesare Previti, per poi lavorare presso lo studio Sammarco. Non solo. E’ anche stata presidente del Cda di una società la cui amministratrice delegata era Gloria Rojo, per anni assistente di fiducia di Franco Panzironi, ex Ad di Ama ed oggi in carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nell’inchiesta “Mafia Capitale”.

E da qui altre domande sono d’obbligo: il Movimento 5 Stelle è stato scalato da quelle stesse lobby, potentati ed ambienti affaristici che hanno acquisito potere a Roma durante l’amministrazione Alemanno? E se sì, con quali modalità? Ed ancora, chi era a conoscenza nel Movimento 5 Stelle del legame tra Virginia Raggi e questi ambienti? Chi ha permesso che il Movimento 5 Stelle a Roma fosse appaltato allo studio Sammarco?

Perché finché questi interrogativi non avranno risposta, non sarà possibile comprendere l’ostinazione con la quale la sindaca Raggi difende la nomina di Raffaele Marra; perché abbia scelto di non divulgare la notizia dell’indagine della Procura nei confronti dell’assessora Paola Muraro, consulente in Ama per ben 12 anni, proprio durante la gestione Panzironi-Fiscon, non chiedendone quindi le dimissioni e continuando di fatto a difenderla; perché ha nominato assessore al bilancio Raffaele Dominicis che, per sua stessa ammissione, ha accettato l’incarico dando seguito ad un invito dell’avvocato Sammarco.

E oggi appare ancora più importante farsi un’ulteriore e definitiva domanda: chi ha pagato la campagna elettorale di Virginia Raggi? Una domanda che dobbiamo porci, seguendo la proverbiale indicazione che l’informatore “deep throat” diede ad uno spaurito Robert Redford nei panni di Bob Woodword nel film “Tutti gli uomini del Presidente”: “Follow the money”.

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