Cose da Pazzi

Opinioni

Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Ignazio Marino, un uomo solo al macello. Il futuro candidato a sindaco? Uno del Partito della Nazione

Durante la puntata di ieri di Piazza Pulita una cosa saltava all’occhio: Ignazio Marino è stato lasciato solo. E una considerazione veniva spontanea: è mai possibile che un sol uomo sia l’unico responsabile di questo Sfascio Capitale? La risposta più logica è “no”. Ma il format televisivo, così come gli articoli di commento, viene meglio se si fa ricorso alla estrema personalizzazione della politica, così come i comics ad ogni latitudine hanno successo se la rappresentazione del bene e del male è semplificata allo stremo. Batman contro Joker, Superman contro Lex Luthor e via discorrendo. Il bene e il male rappresentati come si fa con i bambini. A Roma sono arrivati a metà dell’opera. Marino è il male. Adesso c’è da trovare chi rappresenta il bene. 

Il fallimento del governo della Capitale non può essere addebitato al solo Ignazio Marino. Se così fosse, la vita sarebbe di gran lunga troppo facile. Nel caso di Roma, basterebbe far dimettere Marino per tornare tutti a vivere felici e contenti. Ma invece, a Piazza Pulita, così come in altri talk show, a sedere accanto a Marino e a rispondere alle spinose domande (quando vengono poste, e non sempre vengono poste) dovrebbero esserci perlomeno tutti quei dirigenti di partito che hanno gestito il prima e il dopo l’elezione di Marino. Così come, sempre tra gli imputati, dovrebbero esserci tutti i capibastone delle Parlamentarie del Pd e delle Primarie che hanno eletto Marino candidato a sindaco di Roma per il Centrosinistra. Senza dimenticare i rappresentanti di Governo, così solerti a dare la sveglia al Marziano, ma con i braccini corti quando si tratta di dotare Roma delle risorse necessarie a svolgere il suo ruolo di Capitale d’Italia. Quanto agli imputati per Mafia Capitale, è la Procura di Roma che se ne sta occupando, con un processo che inizierà il 5 novembre. 

Ma al di là di Mafia Capitale e della corruzione, delle uscite improvvide di Marino e dei disagi di una Città allo stremo, a Roma è già da troppi anni che non si parla di politica. Nei talk show e negli articoli di fondo dei decani del giornalismo italiano non si parla assolutamente delle scelte politiche che il centrosinistra ha fatto e sta facendo a Roma. Vuoi perché non si sono mai occupati della cosa, vuoi perché devono rispondere ai propri editori di riferimento. Sicché, in ogni dibattito al quale capita di assistere, pare sempre che manchi un pezzo. E, di fatti, manca un gran bel pezzo: i dirigenti politici del centrosinistra cosa hanno deciso a suo tempo per Roma e che hanno da dire di quelle loro scelte? Ammettono di aver sbagliato?

A quanto pare, porre queste domande a coloro ai quali devono essere poste non è cosa gradita. Al momento, interessa solo creare un grande solco tra l’amministrazione Marino e il Partito Democratico. La narrazione prevalente, ben pompata dai media, vuole che Marino sia figlio di nessuno, caduto a Roma per caso, disconosciuto da tutti e mal tollerato dal suo stesso partito. Quel Partito Democratico che oggi è intento a ricostruirsi una verginità. Peccato che coloro che oggi stanno prendendo le distanze da Marino, appena due anni e mezzo fa, erano tutti partecipi dell’elezione del Marziano. Ma, più che interessati a progettare un futuro per Roma, erano impegnati a salire sul carro di Matteo Renzi e, in virtù di quel salto della quaglia, pronti a trattare una qualche ricompensa. Alcuni ce l’hanno fatta, altri sono finiti nel dimenticatoio, altri ancora indagati per mafia Capitale.

E se ieri a Ignazio Marino, con il Pd in estrema difficoltà, nel bel mezzo della transumanza dei dirigenti di partito dalla Ditta alla Leopolda, con la necessità di trovare un martire che si candidasse a sindaco di Roma, ha fatto il sacrificio di candidarsi, oggi lo stesso Marino è chiamato dal Pd a compiere un altro atto scarificale: prendere sonori ceffoni a destra e a manca e tenere duro. In attesa che il partito Democratico riacquisti consenso a Roma, sulla scia della narrazione renziana che, a livello nazionale, sta raccontando che il paese è in ripresa, che le cose stanno cambiando in meglio grazie alle sacrosante riforme. E magari, tutto si risolverà quando Matteo Renzi, o chi per lui, deciderà che si devono sciogliere le Camere e andare ad elezioni politiche. Magari aggiungendoci pure le elezioni amministrative a Roma. A quel punto, un salvatore della patria si candiderà a sindaco di Roma. Lontano da Mafia Capitale, dalle correnti tribali del Pd, dalla politica romana degli accordicchi, ma rappresentativo di tutto quel mondo imprenditoriale romano e nazionale che da due anni sta chiedendo appalti e grandi opere (vedi, per esempio, la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024). 

E non è detto che sarà necessariamente un esponente del Pd. Magari per allora sarà nato il Partito della Nazione e a candidarsi a sindaco di Roma sarà un rappresentante della borghesia illuminata romana. D’altronde, come mi ha confidato un ex parlamentare di Scelta Civica, a latere di un evento del Partito Democratico, “Non è mica detto che a candidarsi a sindaco di Roma ci mettiamo uno del Pd”. 
Più che una previsione, una promessa.

Si parla di

Ignazio Marino, un uomo solo al macello. Il futuro candidato a sindaco? Uno del Partito della Nazione

RomaToday è in caricamento