Cose da Pazzi

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Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Sciopero Roma: il renzismo e il Paese Reale

Sarà che il new deal renziano è slegato dal Paese Reale. Ma a Roma per la seconda volta, in meno di un mese, i dipendenti comunali protestano. E se la prima volta erano in diecimila, oggi sono in ventiquattromila. E la città è bloccata. E’ utile leggere alcuni post su Fb di coloro che professano la fede renziana.

Ad esempio, è degno di nota quello di una vivace giornalista, “Prima si chiedono i tagli ai costi inutili, ai privilegi, agli sprechi, poi quando arrivano si fa casino e si blocca la città”, seguito dall’hasthag-tormentone “#cambiamoverso”. Ed è vero. Ma è pure vero che è difficile cambiare verso sulla pelle dei lavoratori che, pur al lordo del salario accessorio, prendono stipendi che lambiscono il salario medio nazionale. E’ difficile, tanto più quando si lasciano i sindaci da soli a combattere con le indicazioni diramate dagli ispettori del Mef. Indicazioni che puntano il dito contro le modalità con le quali si è assegnato il salario accessorio. Negli ultimi anni le amministrazioni comunali lo hanno erogato a pioggia e non legandolo, come prescrive la legge, alla produttività o a singoli progetti. In un mio post precedente avevo anche scritto come lo stesso Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, aveva contribuito a perpetrare questa scellerata pratica. Tanto che gli stessi dipendenti del Comune fiorentino, a febbraio scorso, sono scesi in piazza per scongiurare il taglio del loro salario. E qui si arriva al paradosso: il new deal renziano è slegato anche dal Renzi sindaco. Ma il new deal renziano è slegato anche dal Pd Reale. A livello nazionale, dopo lo scandalo del Mose, Luca Lotti, braccio destro di Renzi, arriva a dire che il sindaco Pd di Venezia Giorgio Orsoni, incarcerato per aver preso le mazzette, “non è del Pd”. E una piccata Chiara Geloni, ex direttrice di Youdem e bersaniana di ferro, chiede al Lotti, “Come fai a dire che Orsoni non è del Pd?”.

E qui ci vorrebbe una risposta convincente. Anche perché, traslando la questione sulla scena romana, viene da chiedersi: sono del Pd (renziano) tutti quelli che all’indomani di uno storico risultato elettorale, si stanno sbranando a suon di comunicati stampa? Bettini da una parte e il duo Gasbarra-Marroni dall’altra. E’ in atto il tentativo di scalzare il kingmaker degli ultimi vent’anni a Roma e non solo. I segretari del Pd romano e del Lazio che si vorrebbe defenestrare, perché adesso, dopo aver contato le preferenze a favore di Gasbarra, che condannano Bettini, si vorrebbe rimettere tutto in gioco. Sullo sfondo, il sindaco Marino che ha un vantaggio: entrambe le componenti avversarie del Pd romano lo vogliono fuori dalle balle. Ma la soluzione per il Pd romano sarà solo una: Renzi finirà per commissariarlo.

Tra qualche tempo, dopo aver fatto cuocere nel proprio brodo le fazioni del Pd capitolino, Renzi invierà un suo commissario ad acquetare gli animi. Un po’ come faceva Re Vittorio Emanuele di Savoia all’indomani dell’unità d’Italia, inviando il proprio vice-re in Sicilia. E qui è facile il rimando al Gattopardo. Ma se puoi commissariare il Pd romano, rimane pur sempre difficile commissariare il Paese Reale. Difficile far presente ai dipendenti comunali che il loro salario accessorio dato a pioggia è uno spreco. Soprattutto quando, giorno dopo giorno, vengono scoperchiati gli scandali. Dall’Expo 2015, sino ad arrivare al Mose. Come fai a spiegargli che i loro 200-300 euro in più in busta paga sono uno spreco, se dall’altra parte girano mazzette di svariate centinaia di migliaia di euro? Come fai a dirgli che loro beneficiano di un guadagno ingiusto, se dall’atra parte hai politici del tuo stesso partito che si facevano pagare la campagna elettorale a suon di mazzette? Ecco, appunto: il Paese Reale.

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