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Cose da Pazzi

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Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Dove eravamo rimasti? Raggi vince il referendum, ora deve governare Roma

Virginia Raggi si spende in prima persona per il “No” al referendum costituzionale, beneficiando della campagna referendaria nazionale del Movimento 5 Stelle, che l’ha vista farsi fotografare in compagnia di Chiara Appendino, sindaca di Torino, e sul palco con Beppe Grillo e lo stato maggiore del Movimento 5 Stelle nazionale, al termine della manifestazione di chiusura. E ora? Adesso deve iniziare a governare Roma. 

Dove eravamo rimasti? Ora che è scoppiata la bolla mediatica del referendum costituzionale, Raggi e la sua giunta, compresa la sua maggioranza pentastellata, si devono svegliare dal lungo letargo. Cinque mesi di balbettio istituzionale, immobilità, nomine contraddittorie e contestate sin dentro al Movimento. Eravamo rimasti con Virginia Raggi a corto di risorse finanziarie alla vigilia dell’approvazione del bilancio. Che cercava di far rientrare Roma nell'emergenza terremoto, per avere i fondi a disposizione per la ricostruzione; con una giunta comunale che si faceva sfuggire dalle mani circa 25 milioni di fondi per il Giubileo, destinati alla manutenzione delle strade e del verde, ma che non venivano impegnati ed assegnati perché i bando non erano stati predisposti entro il 20 novembre scorso; con Monsignor Domenico Fisichella che non ringraziava il Campidoglio e Papa Francesco che neanche invitava la sindaca Raggi in occasione della chiusura del Giubileo; con due indagini dell’Anac di Raffale Cantone sulle nomine dei due fratelli Marra (Renato e Raffale) e di un dossier portato dall'ex capo di gabinetto Carla Romana Raineri in Procura proprio sulle nomine di Virginia Raggi all'indomani del suo insediamento; Raggi che annunciava lo sblocco del salario accessorio per i 24 mila dipendenti comunali, con il Mef che deve ancora pronunciarsi; gli ambulanti che manifestavano per le strade di Roma, con il Movimento 5 Stelle a sostegno del rinvio della direttiva europea Bolkestain; l’assessora Paola Muraro che, all'indomani dell’annuncio da parte della Procura di altri sei mesi di indagini a suo carico, annunciava che renderà navigabile il Tevere; l’assessore all'urbanistica Paolo Berdini che minacciava di bloccare i lavori per il nuovo stadio della Roma, mentre gran parte del Movimento 5 Stelle stringe per dare il via libera; sempre Berdini che proponeva di far arrivare la Metro C a Corviale, mentre la Raggi la voleva fermare al Colosseo; il progetto della “Formula E” all’Eur, con l’ex sindaco Gianni Alemanno che rivendicava il copyright; il pasto vegano da somministrare una volta a settimana agli scolari di Roma; l’agenzia di valutazione finanziaria Fitch che tagliava il rating di Roma, classificandola come destinata ad un lungo e inarrestabile declino; Virginia Raggi che chiedeva un Patto per Roma a Matteo Renzi, reclamando i fondi per le Olimpiadi, anche se lo stesso Movimento 5 Stelle le ha bocciate. Ho sicuramente dimenticato qualcosa e chiedo ai lettori, magari nei commenti, di indicare altri elementi a questo mio breve excursus sullo stato delle cose a Roma.

Al di là delle criticità dell’amministrazione Raggi rispetto alle nomine, alle bizzarrie di qualche suo assessore e al blocco della macchina amministrativa, rimane il fatto che a Roma non ci sono fondi. E senza risorse finanziarie Roma non si governa. Il “Patto per Roma” adesso diventa il tema centrale per il futuro non solo della Giunta Raggi, ma anche per la qualità della vita dei romani. Un Patto che Virginia Raggi dovrà trattare con il prossimo inquilino che siederà a Palazzo Chigi, con il prossimo Ministro dell’Economia e con il Commissario del Piano di rientro del debito pregresso. Dalle cronache degli ultimi giorni, Virginia Raggi è pronta a chiedere al governo circa 2 miliardi di risorse. La stessa dotazione finanziaria che sarebbe arrivata con le Olimpiadi del 2024. Soldi che servirebbero per dare incentivi per il ciclo dei rifiuti, la costruzione di un campus a Tor Vergata e sei nuove linee di tram, che dovrebbero sostituire il flop della Metro C, il finanziamento di nuovi impianti sportivi di periferia, compreso il recupero dello Stadio Flaminio. 

La trattativa non sarà scontata. E senza quelle risorse, Roma è destinata a sprofondare. Il problema della Capitale è la lentezza del suo declino, non il declino stesso. Un declino che si lega all'incapacità di governo. Poiché il sentimento di protesta non si accompagna quasi mai all'efficienza amministrativa. Situazione ancor più critica in virtù del fatto che Roma, ad oggi, appare lo scenario perfetto per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle a livello nazionale. Virginia Raggi, dal giorno stesso in cui è stata eletta a sindaca di Roma e sino a ieri, non ha mai smesso di fare campagna elettorale.  E il prossimo leitmotiv pentastellato sarà: noi vogliamo amministrare Roma, ma il governo nazionale ci nega i fondi. Solo che adesso dall'altra parte non ci sarà più Matteo Renzi.  

In fin dei conti, una sola cosa è certa: più che alla politica, i costi più ingenti sono legati alla "non politica". Che non è anti-politica, ma incapacità di governare. 

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