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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cose da Pazzi

Opinioni

Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Nuovo stadio della Roma: Virginia Raggi, i dissidenti e il pelo sullo stomaco.

Nelle ultime settimane non ci si è fatti mancare nulla. L'assessore all'Urbanistica e anti-stadista dimesso, dopo aver detto on-record ad un giornalista peste e corna del sindaco; il garante e lobbista Beppe Grillo sceso da Genova a Roma per dettare la linea pro-stadio, cercando però di non apparire troppo accondiscendenti verso i "palazzinari"; l'avvocato Luca Lanzalone, altro lobbista grillino, messo a marcare stretto il sindaco Virginia Raggi, non si sa bene a che titolo; il duo parlamentare Fraccaro-Bonafede a garantire sulla bontà degli atti stellati, dopo il delirio del duo Marra-Romeo; il coccolone che ha colto il sindaco Raggi nel giorno della verità; l'uscita dal San Filippo Neri del redivivo sindaco, dopo una mezza giornata passata a farsi un check-up, condito da mazzi di rose rosse e qualche fetta biscottata; il comunicato stampa dell'ex marito del sindaco che invitava Raggi a mangiare un po' di più; lo sparuto gruppetto dei tifosi romanisti dietro uno striscione nella piazza del Campidoglio; l'incontro tra il convalescente sindaco e lo stato maggiore dell'AS Roma per la fatidica stretta di mano risolutrice ed infine il solito post su Facebbok che annuncia l'accordo sullo stadio.

Ma questo accordo non vale nulla. O meglio, rimangono parole al vento fino a quando non si potrà leggere cosa partorirà la giunta Raggi. Trepida attesa, quindi, sul contenuto della delibera che dovrà essere portata in Consiglio. Così come, rimane tutta da verificare la tenuta della maggioranza 5 Stelle. Da più parti si legge di come 5 dei consiglieri grillini abbiamo sbattuto la porta in faccia al sindaco, al motto di "la delibera ve la votate voi!". Conseguenza naturale sarà che il Movimento 5 Stelle avrà bisogno, molto probabilmente, del supporto dei consiglieri di minoranza per votare l'interesse pubblico della nuova delibera.

I fatti dicono che la delibera targata Movimento 5 Stelle dovrà necessariamente modificare la delibera n. 132 votata durante l'amministrazione Marino. In termini tecnici, quindi, la delibera Raggi dovrà necessariamente "novare" la delibera Marino. Ciò al fine di non azzerare l'iter della Conferenza di servizi e quindi non porre la parole fine al nuovo stadio della Roma. Ad oggi, stando almeno a quanto scritto da Virginia Raggi sul suo profilo Facebook, illustrando sommariamente il nuovo progetto 2.0, sono state dimezzate le cubature e il business park, azzerando le tre torri di Daniel Libeskind e dicendo poco altro sulle infrastrutture a compensazione.

Prendi un progetto nato con tutti i santi crismi, già approvato in Consiglio comunale in virtù della pubblica utilità, già oggetto di un iter avanzato in Conferenza di servizi (che si dovrebbe concludere il 3 marzo prossimo), che prevede opere di infrastrutture a carico del costruttore, la piena riqualificazione di un intero quartiere di Roma e fanne carne da macello, annunciandone trionfante che lo stadio si farà. Con tanto di alberelli in cima alle costruzioni rigorosamente basse, per non urtare il magnifico skyline di una zona depressa e l'uso di materiali ad impatto zero, con una spolverata di energia rinnovabile.

La verità, almeno ciò che ci è dato di sapere dal post del sindaco, è che eliminando le tre torri, si eliminano le opere di infrastruttura che hanno giustificato l'interesse pubblico nel 2014. Sparisce l'allargamento dello svincolo autostradale della Roma-Fiumicino; l'adeguamento del tratto stradale che collega la via Ostiense con la via del Mare fino al Gra; il ponte pedonale che collega con la stazione della linea ferroviaria; oltre alla fermata metro che porti direttamente allo stadio. Ci vorrà un gran pelo sullo stomaco a riconfermare l'interesse pubblico sull'opera. Più che altro, questo pelo sullo stomaco dovranno avercelo i 5 consiglieri grillini ortodossi, che in un paio di giorni si sono visti sconfessa dal garante Beppe Grillo il tavolo sull'Urbanistica della base a 5 Stelle e sono stati relegati, con tutta la base, a protestare in un angoletto dietro al Campidoglio.

La faccenda, quindi, non è affatto chiusa, con buona pace del proclama di Virginia Raggi e dei suoi sodali. L'annuncio di ieri è servito solamente a guadagnare tempo, in attesa di passare il cerino a qualcun altro, cercando di evitare la perdita del consenso cittadino. La proprietà della Roma e il costruttore Parnasi, consci della grande difficoltà dell'amministrazione grillina, hanno preferito far buon viso a cattivo gioco, pur di non farsi dire in faccia un palese "No".

Una volta di più, Virginia Raggi, su consiglio del suo garante Beppe Grillo, la butta in caciara, cercando l'effetto mediatico. Ma un fatto è certo, al momento non si conoscono nel dettaglio le opere e le infrastrutture che possano determinare l'interesse pubblico del nuovo progetto benedetto dal sindaco. Tutte cose che gli attori in scena conoscono bene, grillini compresi. Ad oggi, si rimane in attesa del pezzo di carta. Di quella delibera che dovrà essere votata in Consiglio, riconfermando l'interesse pubblico sul nuovo stadio versione 5 Stelle. Sperando che intanto quel pelo sullo stomaco cresca in fretta.

Nuovo stadio della Roma: Virginia Raggi, i dissidenti e il pelo sullo stomaco.

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