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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cose da Pazzi

Opinioni

Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Oltre il Marra-gate: la giunta Raggi sta facendo flop

Il bilancio è ampiamente negativo. E ad oggi, non ci sono avvisaglie di miglioramenti

Ad otto mesi dall’elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma, il piatto piange. Ciò appare lampante se si confronta quanto fatto sino ad ora dalla giunta 5 Stelle con i 10 passi del programma elettorale dell’allora candidata “sindaca”. Potete consultarli a questo indirizzo web se volete ridere (o piangere).

I trasporti: il programma recitava “E’ prioritario creare un servizio di trasporto pubblico efficiente, con vetture moderne e un numero di corse che possano soddisfare le esigenze dei cittadini”. Risultati? A parte i 150 nuovi bus, il cui acquisto era stato programmato dalla giunta di Ignazio Marino, il resto è fuffa. Semmai appare fuori contesto la decisione di assicurare premi a pioggia per i dirigenti dell’Atac, con il via libera agli incentivi di produzione fino al 2018 e i premi arretrati dal 2012 al 2016, per un totale di 1,8 milioni di euro. Tutto ciò a fronte della voragine di 1,3 miliardi di euro. Si dirà che il debito mostruoso è frutta della malagestione delle passate amministrazioni. Ma è pur vero che, almeno sui trasporti, si attende ancora il cambio di passo. Semmai, ad oggi, dopo la defenestrazione di Marco Rettighieri e la nomina di Manuel Fantasia a capo di Atac, si sta assistendo ad una vera e propria restaurazione. Anche perché ci sono una serie  di dati che fanno arrabbiare i romani: il tasso di assenteismo in Atac nell'ultimo trimestre che tocca il 12,27%  (a fronte dei dati di Napoli al 6,18%, Milano all'8,26% ); l’assenza pressoché totale dei controllori sui bus; una media di 350 autobus fuori uso su un totale di 950 mezzi; l’azzeramento dei bus elettrici (nel 2010 ce n’erano 60, mentre oggi ne è sopravvissuto solo uno). Per non parlare della farsa degli abbonamenti gratuiti a favore dei sopravvissuti dell’Olocausto. Una gaffe che l’assessore Linda Meleo poteva certo risparmiarsi, visto che a Roma cene sono 10 in vita e già usufruiscono della gratuità dell’abbonamento in quanto ultra-settantenni. Una figura peregrina che la dice lunga sullo stato di lucidità dell’amministrazione 5 Stelle.

La raccolta dei rifiuti: qui si tocca uno dei principali tasti dolenti della giunta Raggi. Con un assessore indagato e, quindi, costretto a dimettersi. Quella Paola Muraro, dal passato troppo ingombrante per Virginia Raggi che da indesiderata è poi divenuta imprescindibile. Ed una frase intercettata dalla  famigerata chat, finita sotto la lente di ingrandimento della Procura di Roma, che vede la stessa Raggi scrivere ai suoi 4 amici al bari, «Muraro mi fu imposta». Verrebbe da chiedere da chi, ma magari sarà sufficiente aspettare qualche settimana per saperlo. Nel frattempo, i quattro Tmb di Roma riescono a lavorare solamente 400 tonnellate di rifiuti delle 750 prodotte, con i camion diretti all’estero che cercano di tamponare la situazione. Di fatto, sono a pezzi. Senza contare le parole della nuova assessora Pinuccia Montanari, «Aumenteremo la raccolta differenziata al 70%». Ad oggi appare pura follia. Almeno a fronte  del 43,2% di differenziata che Roma riesce a fare oggi. Inutile dilungarsi sui cassonetti stracolmi, il servizio del ritiro degli ingombranti sospeso all’insaputa della sindaca Raggi e la sua boutade di qualche mese fa sulla “lobby dei frigoriferi rotti”.

Trasparenza: qui viene da ridere, se non ci fosse da piangere. Basta questa affermazione sul sito elettorale dell’allora candidata a sindaco, “Controllare l’operato degli amministratori significa rendere la città più efficiente e azzerare gli sprechi. Una Roma a 5 Stelle ha una task force sugli appalti che limita gli affidamenti diretti e ferma la corruzione, proseguendo sulla scia di una vigilanza collaborativa con l’Anac”. Bastano gli articoli di cronaca politica, giudiziaria e di approfondimento delle ultime settimane, all’indomani dell’arresto di Raffaele Marra, ex braccio destro di Raggi. I più buoni affermano che la sindaca si sia fidata della persona sbagliata. Ma alla fine delle indagini, sarà interessante scoprire quante sono state queste persone sbagliate.

Ci sarebbe ancora tanto da scrivere sulla poca efficacia della Giunta 5 Stelle di Virginia Raggi, ma i tre punti trattati possono rendere bene l’idea di come, ad oggi, al di là delle cronache giudiziarie, del chiacchiericcio sulle lotte intestine al Movimento 5 Stelle, ci sia poco di cui gioire. Pur volendo rimanere ai fatti e ai numeri, tralasciando la condizione di indagata del sindaco, gli scenari più foschi che taluni osservatori disegnano, le “fake news” a detta dei militanti del Movimento 5 Stelle, la Giunta Raggi non è mai partita. Il bilancio è ampiamente negativo. E ad oggi, non ci sono avvisaglie di miglioramenti.

Insomma, da “House of cards” ad “House of Cialtrons”, a Roma il passo è breve 

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