Cose da Pazzi

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Marino, il Marziano che non serve più

Quello che ci consola è che il sindaco Ignazio Marino ha un piano per tutto. Almeno stando al bel pezzo di Aldo Cazzullo pubblicato sul Corriere della Sera che titola: “Marino: mi fanno la guerra perché do fastidio a molti”. Ed è uno di quei belli articoli che si regalano ad un personaggio a cui si riconosce una certa dignità nella sconfitta.

Così come, è un articolo che spiega bene perché Marino andrà via prima della scadenza naturale del suo mandato. Sembrano passati anni luce da quando Marino veniva invitato nella bella casa della coppia Rutelli-Palombelli all’Eur. Era il novembre 2013. Si festeggiava il sessantunesimo compleanno di colui che tutto muove nel centrosinistra romano e laziale: Bettini. Tra gli invitati c’era anche Gianni Letta, co-autore assieme a Bettini del “Modello Roma”, versione radical-chic della “Milano da bere” di craxiana memoria.

Marino farà presto le valigie: si è messo contro i poteri forti che a Roma, come in tutto il Paese, contano e decidono: i costruttori e i professionisti dei Cda delle aziende pubbliche e para-pubbliche. L’approvazione del Decreto “Salva Roma”, con conseguente commissariamento dell’operato del Sindaco di Roma, segna la fine del suo mandato. Ma ancor prima, fu la quadratura del cerchio del puzzle che Bettini trovò per il “suo” Pd romano e laziale. L’accordo con Renzi e i suoi adepti della prima e dell’ennesima ora. Dopo quell’accordo, prima sul segretario romano e poi su quello regionale, per Marino è suonata la campana.

Un sordo “Dòn” che ancora rimbomba tra i rifiuti della Capitale. Eppure, all’indomani della vittoria delle Primarie ai danni di David Sassoli e di Paolo Gentiloni, Bettini rideva sotto i baffi. Che non ha. C’era stato il boom dei grillini. Un 25% di consenso nazionale che faceva tremare le vene ai polsi. La gente non voleva sentir parlare di partiti. Cosa fare? Ci serve uno “nuovo”. Un “Candido”! Eccolo qua! Chi è? Una Giovane Marmotta di nome Marino! Un pupazzo da manovrare, pensavano. E così non è. Ma c’è voluto poco perché il gioco finisse. Cos’è successo? Il quadro nazionale è cambiato: il logoramento di Grillo e l’ascesa vorticosa di Matteo Renzi hanno svuotato di significato la ragione che ha portato alla scelta di un marziano a Roma.

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Con i renziani a ripetere come un mantra che Grillo adesso si logora perché c’è Matteo! E ora che non ci sono più i noiosi e arroganti professoroni di Monti, ora che Grillo è costretto a strizzare l’occhiolino alla Lega, ora che abbiamo il “nostro uomo” al comando, possiamo tornare a ragionare di politica. Come si faceva ai bei tempi del “Modello Roma”. Tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. E Marino? Magari ha un piano.

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" Cronache locali, cronache marziane, sceneggiature per lungometraggi nel cassetto. Il mantra è ""ci sono diversi punti di vista ma la verità è una sola"", con buona pace del Pensiero debole. "

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