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Cose da Pazzi

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A cura di Enrico Pazzi

La scelta di Virginia Raggi

C'è da capire quale Movimento 5 Stelle lei rappresenti. Non si comprende bene come questo M5s, dilaniato dal vertice più alto sino alla sua base, possa supportare Raggi nella sua campagna elettorale

Il giorno dopo il “vaffa” di Beppe Grillo a Giuseppe Conte, si comprende meglio la scelta di Virginia Raggi nel forzare la sua candidatura a sindaco di Roma avvenuta in tempi non sospetti lo scorso agosto. Bisogna riconoscerle una rara capacità nell’aver saputo leggere per tempo la disastrosa situazione all’interno del Movimento 5 Stelle. L’estate scorsa, infatti, non erano ancora acclarate le dinamiche folli che stanno caratterizzando la “rifondazione” del Movimento.

C’era il governo Conte bis, con una inedita alleanza tra il M5S e il Partito democratico, innescata da Matteo Renzi e accettata dal Nicola Zingaretti. Giuseppe Conte veleggiava con il vento in poppa, al massimo del suo consenso, rilevato da tutti gli istituti di ricerca. Il Movimento 5 Stelle perdeva consensi, ma Conte guadagnava popolarità. Era l’epoca delle conferenze stampa in live streaming direttamente dalla pagina Facebook del primo ministro, delle strategie di comunicazione di Rocco Casalino e a Roma nessun partito aveva ancora la minima idea di chi avrebbe candidato a sindaco.

Virginia Raggi, invece, aveva già le idee ben chiare sul suo futuro politico, così come su cosa si stava muovendo dentro al Movimento 5 Stelle. Evidentemente, aveva sin da allora letto molto bene la situazione interna al suo movimento e aveva concluso che si stava prospettando un enorme vuoto di potere. Chi avrebbe potuto decretare la sua uscita di scena? Chi avrebbe avuto la forza di imporre un candidato differente?

Il tempismo è stato perfetto. Le reazioni dentro al Movimento, che all’inizio si erano fatte veementi da parte di alcuni esponenti nazionali e romani, si sono via via affievolite. E, al netto di qualche fuoriuscita, alla fine dei conti più di qualcuno oggi ha compreso come la ricandidatura di Virginia Raggi sia stata previdente e ha tolto il Movimento 5 Stelle dall’imbarazzato di dover scegliere un candidato a sindaco nel bel mezzo di una tempesta perfetta.

Oggi però, pur riconoscendo alla sindaca Raggi un non comune fiuto politico, c’è da capire quale Movimento 5 Stelle lei rappresenti. Perché a causa della diatriba Grillo-Conte, a tratti politicamente violenta, non si comprende bene come questo Movimento 5 Stelle, dilaniato dal vertice più alto sino alla sua base, possa supportare Raggi nella sua campagna elettorale. Chi decide la linea di condotta? Chi i contenuti? Quale gruppo supporta la sindaca?

Appare, quindi, scontato come difficilmente Virginia Raggi possa ambire al ballottaggio. Così come, appare difficile che si realizzi appieno il disegno strategico tra M5S e Pd che andava per la maggiore solo qualche mese fa: riversare i voti del secondo classificato al primo turno, uno tra Raggi e Roberto Gualtieri, a beneficio del primo in occasione del ballottaggio. Con un Movimento 5 Stelle senza leader, non sarà facile mobilitare i voti al secondo turno. E probabilmente questo sarà un elemento insperato, solo sino a qualche settimana fa, sul quale il centrodestra giocherà la sua partita.

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