Cose da Pazzi

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Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Il Partito di Renzi ha gli anni contati

Sono stato un renziano della prima ora ma, dopo un quarto d’ora, mi ero già spostato. E ripenso all’energia che sprigionava il Renzi della rottamazione. Quel Renzi che aveva letto e personificato, meglio di chiunque altro, i desideri di rinnovamento della mia generazione. Quella generazione che, nata a metà degli anni ’70, si ritrova precaria alla soglia dei 40 anni. Precaria non tanto nelle forme contrattuali di lavoro (ai contratti a termine e alle finte partite Iva ci ha fatto l’abitudine), quanto nelle prospettive di vita.

I renziani della prima ora erano motivati dalla rottamazione a livello nazionale e locale. La dismissione di una classe politica incapace di governare secondo principi di giustizia sociale e con una strategia per il futuro. Si guardava a Renzi come ad un leader capace di dare vita ad una sinistra di tipo anglosassone. Una sinistra preoccupata di migliorare le condizioni di vita delle periferie, di rendere fruibile gli spazi pubblici, di scommettere sulla cultura, di pensare alla città come agorà di vita in comune. Progetto incitativo, in cui è possibile dare la possibilità ai cittadini di buona volontà di realizzarsi.

Caratteristiche proprie, a pensarci bene, che vanno al di là della dicotomia “sinistra-destra”, ma che hanno a che fare con la buona politica. Ed invece a Roma abbiamo Marino e al governo nazionale abbiamo lo stesso Renzi che sta cercando di riformare il Paese in compagnia del duo Berlusconi-Verdini. Ovvero, con gran parte del sistema politico che ha danneggiato in patria e all’estero il nostro Paese. Oggi, i renziani sono intruppati nel renzismo spinto di governo, ripetono il mantra delle riforme. Ed io sono distante da questi. Perché il renzismo applicato è un po’ come il socialismo reale, mostra tutte le sue crepe alla prova dei fatti. Lo avevo capito in via della Conciliazione, nella prima tappa di Renzi a Roma, al Conservatorio di Santa Cecilia.

In quel luogo Matteo Renzi diede vita al suo show. Dietro di lui, a lettere cubitali, la parola “Adesso2012”. Era il Renzi delle primarie della sconfitta. Il Renzi anti-sistema che accusava l’allora dirigenza Pd di essere chiusa in se stessa e di non ascoltare la voglia di cambiamento della mia generazione. Girai un video per l’occasione. Un video in cui si possono scorgere i primi renziani. Coloro che erano fuori dal giro che a Roma contava. Coloro che, avrei capito due anni dopo, più che un rinnovamento del Paese, desideravano la propria realizzazione personale. Parte di quei volti, ripresi nel mio servizio video, oggi sono nell’attuale direzione nazionale del Pd. Altri sono in quella romana, altri continuano ad aspirare ad una promozione, militando e professando la fede renziana. A Roma il renzismo ha portato alla promozione dei rutelliani, alla conversione dei riciclati che con il Pd di Bersani erano politicamente morti. A Roma, come in tutto il Paese, il renzismo si è tradotto unicamente nella rottamazione delle componente ex Ds del Pd e nella promozione della componente popolare. Tanto che oggi, una volta di più, a due anni dal Renzi rottamatore, molti dei renziani della prima ora si ritrovano a fare ciò che facevano nel Pd di Bersani: mettersi in fila sperando che prima o poi arrivi il proprio turno. Sperando, prima o poi, di essere cooptati. Ad essere completamente cambiato è però l’orizzonte ideologico. Se nel 2012 i renziani erano genuinamente coinvolti nell’idea di rinnovamento del Paese, oggi sono coinvolti nell’idea di mantenere il potere attraverso il compromesso politico.

Se nel 2012 i renziani della prima ora erano, come il resto del Paese, intrappolati nella dicotomia “berlusconiani-anti berlusconiani”, oggi sono intrappolati nella dicotomia “renziani-anti renziani”. Con il risultato che il dibattito politico è povero, meschino e sterile. Loro militanti, come i berlusconiani degli ultimi vent’anni, nella strenua difesa del proprio Leader. Nella militanza non tanto nel Pd, ma nel PdR. Il Partito di Renzi. Un Partito troppo simile alla Forza Italia di Silvio Berlusconi. Il Partito di Renzi ha gli anni contati. Il tempo necessario perché l’elettorato si stanchi del nuovo leader e si innamori del prossimo leader, foraggiato e finanziato da quelle poche lobby che governano il Paese. Che lo governano per la propria conservazione. A discapito della meritocrazia e di un vero e vitale rinnovamento. “Adesso” come ieri, la musica non cambia.

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