Cose da Pazzi

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Direzione Pd Lazio: il "mazzo" e Matteo Renzi

Figurarsi se Matteo Renzi, proprio nel giorno in cui veniva ricevuto all’Eliseo, mentre inneggiava in coro con Hollande “Insieme per un’altra Europa”, volgeva il suo sguardo verso le pene dei renziani “della prima ora” del Lazio. E infatti, è andata in scena l’ennesima mattanza delle anime belle renziane “della prima ora”. Una vera e propria rissa che ha animato la prima direzione del Pd Lazio dell’epoca renziana. Motivo del contendere? L’elezione alla presidenza dell’assemblea del Pd Lazio di Liliana Mannocchi.

I renziani “puri” contestavano il fatto che la Mannocchi non facesse parte dell’assemblea. Tutta colpa di un articolo del regolamento che si prestava a diverse interpretazioni. Ha vinto l’interpretazione dei renziani “dell’ennesima ora”. Parrocchia a cui appartiene anche il segretario del Pd Lazio Fabio Melilli. Ma i malumori questa volta sono stati più accesi. Mentre per l’elezione del presidente dell’assemblea romana tutto era finito a tarallucci e vino, questa volta i renziani “della prima ora”, che alla segreteria del Pd Lazio avevano sostenuto la parlamentare “renzianissima” Lorenza Bonaccorsi (a cui avevo consigliato su questi blog di ritirare la candidatura), hanno battuto i piedi.

Risultato? Un renziano per terra e la neo-eletta Mannocchi che esordisce con il “mazzo”.

Lei, come tante altre donne renziane, si è detta nuova alla politica, lavoratrice e madre. Insomma, come la stragrande maggioranza delle donne italiane appena sopra i 40 anni. Come già scritto più volte su questo blog, i renziani “della prima ora” sono stati barattati dal leader maximo Matteo Renzi nell’accordo stretto con Goffredo Bettini. La merce di scambio: vincere le Primarie. Cosa che è avvenuta in tutto il Paese e nel Lazio, sull’onda di un esodo di popolari, mezzi democristiani, bersaniani, dalemiani, mezzi lettiani, riciclati, tra le fila del renzismo militante.

Ed ecco Liliana Mannocchi presidente dell’assemblea del Pd Lazio che, in occasione delle ultime elezioni comunali, si era candidata in coppia con Antonio Stampete, odierno consigliere comunale. Quest’ultimo, definito dalla stampa romana “lettiano”, nel mese di gennaio aveva chiesto le dimissioni dell’assessora “renziana” Estella Marino. All’epoca affermò “Cinque milioni e la città è sporca”. Ma magari nel frattempo, anche Stampete sarà diventato “renziano”. Solidarietà per coloro che dai social network invocano il divin fiorentino: “Renzi ti prego asfalta Il Pd Lazio!”. Ma facendo ciò, Renzi asfalterebbe un bel pezzo del suo consenso interno al Pd. Prendano atto le anime belle che il loro renzismo non c’è stato, non c’è e forse mai ci sarà.

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