Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cose da Pazzi

Opinioni

Cose da Pazzi

A cura di Enrico Pazzi

Dopo Ignazio Marino arriva il toto-nomi. Chi sarà sindaco di Roma dopo Mafia Capitale?

Mentre sta andando in scena la lenta agonia politica di Ignazio Marino, tra velate minacce, quaderni colorati e querele annunciate, l’argomento che anima la scena politica romana è il toto-nomi sui futuri candidati a sindaco di Roma. Mentre per il Movimento 5 Stelle e il Centrodestra la situazione si sta delineando, per il Centrosinistra regna la più totale confusione. Ma cerchiamo di fare un po’ di ordine. 

Il Centrodestra: al momento in ballo c’è solo Giorgia Meloni. Poi c’è un outsider: Francesco Storace. La scelta più naturale sarebbe la Meloni. Se non fosse che nel Centrodestra, con la leadership pericolante di Berlusconi, Matteo Salvini cerca di far valere la sua golden share. Infatti a Roma la Lega, secondo le ultime rilevazioni, è data in doppia cifra. Inoltre, mentre nel centrosinistra Matteo Renzi ha escluso categoricamente le Primarie, nel centrodestra queste sono chieste a gran voce. Matteo Salvini sta mettendo i bastoni tra le ruote della Meloni, volendo magari rivendicare, in cambio della sua resa a Roma, la scelta del candidato a Milano, che potrebbe essere proprio lui stesso. Le ultime notizie raccontano del lascia passare di Salvini a favore della Meloni, ma al contempo afferma che “non esiste una sola candidatura”. Insomma, la trattiva è ancora in atto e andrà per le lunghe. D’altro canto, Gorgia Meloni potrebbe trovare sulla sua strada un altro intoppo: Francesco Storace. Quest’ultimo in cuor suo, dopo essere stato Presidente della Regione Lazio, coltiverebbe l’ambizione di candidarsi a sindaco di Roma. E le primarie, laddove dovessero esser fatte, potrebbero dare un risultato sorprendente. 

Il Movimento 5 Stelle: i candidati più accreditati al momento sono Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi (per sua stessa ammissione) e Marcello De Vito. Outsider: Virginia Raggi. Il Movimento 5 Stelle ha l’opportunità di dare una lezione di stile ai partiti più tradizionali, ovvero, scegliere secondo il merito. Tanto più che le regole del Movimento vietano a chi ricopre già una carica pubblica di correre per un’altra. Problema che non si porrebbe se si andasse al voto anche per le politiche. E in questo caso, allora, subentrerebbe il principio del merito, premiando chi è stato già attivo durante l’ultima consiliatura capitolina. E qui entra in gioco Marcello De Vito, già capogruppo capitolino. Il mantra che sta sempre più serpeggiando tra i pentastellati è fare a meno di candidare un esponente di richiamo nazionale come Di Battista. Il Movimento 5 Stelle si risparmierebbe così l’accusa di ricorrere al nome di richiamo pur di vincere. Al momento il consenso cittadino è dalla loro. Se mandano De Vito ai talk show nazionali con più frequenza, il gioco è fatto. A meno che anche il Movimento 5 Stelle non sia animato dalle stesse dinamiche dei partiti tanto demonizzati: l’ambizione personale che potrebbe portare ad un sotterraneo scontro tra i tre pretendenti alla candidatura. Mossa a sorpresa, nel caso la disputa tra la Lombardi, Di Battista e De Vito dovesse farsi imbarazzante, potrebbe essere quella di candidare Virginia Raggi, già oggi consigliera capitolina. 

Alfio Marchini fa categoria a sé. Ad oggi viene reputato candidato papabile sia a destra che a sinistra. E forse questa è la sua più grande debolezza. Tanto che lo stesso Marchini qualche settimana fa, dalle pagine de l’Espresso, aveva affermato di voler diventare l’anti-Renzi, tradendo una completa sovrastima di sé e idee un po’ troppo confuse. Nonché, una narrazione alquanto bislacca. Marchini è un personaggio in cerca di autore, destinato a fare una volta di più, così come in occasione dell’elezione di Marino, l’ago della bilancia nell’urna elettorale. Anche perché a Roma, a livello mediatico, la Lista Marchini è stata rappresentata più che altro da Alessandro Onorato, che di Marchini è il fido scudiero. Infatti, mentre Onorato si sbatteva tra il Consiglio Comunale e le camere di attesa degli uffici amministrativi del Comune di Roma, Alfio Marchini preferiva di gran lunga le comode poltrone dei talk show nazionali.


Il Centrosinistra: qui la situazione è in continuo divenire e regna la più totale confusione. E’ necessario fare alcune premesse. Prima di tutto si dà per assodato che le Primarie non si faranno per espressa volontà di Matteo Renzi. Poi c’è da capire se, in concomitanza con le elezioni amministrative a Roma (così come a Milano, Napoli e Bologna, tanto per citare le maggiori città), ci sarà da votare anche per le politiche. Questo cambierebbe la scelta del candidato a sindaco di Roma. In caso di concomitanza degli appuntamenti elettorali, il candidato di centrosinistra potrebbe giovarsi dell’effetto traino di Matteo Renzi. Così come lo stesso Renzi potrebbe voler scegliere con maggior cura il candidato a sindaco di Roma. In caso contrario, Renzi potrebbe mostrare maggior disinteresse. Giovandosi magari di una sonora sconfitta del Pd romano per “asfaltarlo” completamente e farlo rinascere a sua completa immagine e somiglianza. Altra variabile: Matteo Renzi pensa di poter invertire il trend negativo del consenso nei confronti del Pd cittadino o no? Per capirlo ci sono due banchi di prova. Il primo sarà il processo a Mafia Capitale, che inizierà il prossimo 5 novembre. Quanto e in che maniera questo processo infangherà ulteriormente il Pd romano e con quale impatto mediatico sulla pubblica opinione? Il secondo banco di prova sarà il Giubileo. Matteo Renzi, in veste di Premier e di segretario del Pd, con Marino defenestrato, si spenderà in prima persona per la completa riuscita dell’evento. Ragione per cui, cercherà di trasformare l’eventuale successo del Giubileo in consenso a favore del “suo” Pd. 

Al di là di queste premesse, il candidato prescelto dovrà avere queste caratteristiche: essere una figura capace di rappresentare una nuova stagione del Pd romano e, quindi, non dovrà avere nulla a che fare con Mafia Capitale, nel bene e soprattutto nel male. Ciò al fine di costruire un enorme fossato tra la stagione di Mafia Capitale e il nuovo Pd Renziano. Ciò permetterebbe di dare vita ad un processo mediatico di rimozione dell’indicibile onta. 

La seconda caratteristica: il candidato dovrà essere romano e a contatto, in virtù dei suoi rapporti pregressi, con la realtà imprenditoriale, culturale e sociale romana, così come con gli ambienti del Vaticano. Questo perché a Roma non è possibile governare da soli. Servono alleati e simpatie provenienti dai diversi ambienti cittadini. Insomma, l’antitesi di Ignazio Marino. Detto ciò, passiamo ai nomi. Nel caso in cui Matteo Renzi dia già per persa Roma (soprattutto se si voterà solo alle amministrative), si tratterà di scegliere un candidato da mandare a sbattere, causando il minor danno possibile e perdendo con onore. Matteo Renzi potrebbe chiedere l’estremo sacrificio ad un suo fedelissimo, destinato sì a perdere ma, al contempo, ad essere leader dell’opposizione capitolina, con il gravoso e strategico compito di allevare la futura classe dirigente renziana di Roma. Un nome su tutti, Roberto Giachetti. Quest’ultimo, attorniato da una nidiata di giovani consiglieri piddini, potrebbe garantire la creazione a Roma di un Pd veramente renziano. Nel caso invece in cui Matteo Renzi pensi di poter provare a vincere (soprattutto se si dovesse votare anche alle politiche), sceglierà un nome di alto profilo fuori dai partiti. I nomi? Giovanni Malagò, oppure, se quest’ultimo dovesse declinare l’invito, uno a scelta tra Andrea Riccardi e Mario Marazziti, esponenti della Comunità di Sant’Egidio. Profili di alto prestigio, che da decenni animano la scena politica e sociale di Roma, che non hanno alcun collegamento con la stagione di Mafia Capitale, né tanto meno con il Pd Roma. 

Capaci di attrarre il voto dei moderati, dei cattolici e di buona parte di coloro che non si riconoscono in un determinato partito politico. Profili che potrebbero essere definiti “di sinistra”, quanto lo può essere Papa Francesco, in virtù di un’adesione ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Insomma, candidati perfetti del nuovo Partito della Nazione.

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