Abitare Roma: le parole per dirlo

Abitare Roma: le parole per dirlo

Vendesi San Lorenzo: quando la città diventa moneta

Dai giornali ai discorsi dei politici alcune parole che indicano la vita e le trasformazioni di una città non sono sterili tecnicismi ma raccontano molto del nostro abitare. 'Monetizzazione' è una di queste

Accade a San Lorenzo il quartiere di Roma  con il più infelice rapporto abitanti/standard ovvero, espressi in  metri quadrati, quanto di verde, servizi e parcheggi il Piano Regolatore dovrebbe, per legge, destinare ad ognuno di noi. In quel denso trapezio edilizio, dove grandi palazzi sembrano tenersi stretti l’uno con l’altro affettati  da strette strade parallele, i più anziani raccontano di aver dovuto scegliere, quale giardino per portarci i propri figli, tra lo  spiazzo del Verano e quello che, fino a qualche tempo fa, era il “pratone” della città universitaria.

Oggi è ancora peggio, solo piccoli fazzoletti. La bulimia edilizia dell’Ateneo, per numero di iscritti più numeroso d’ Europa,  ha dato in pasto quel diamante verde  ad alcuni (brutti) prefabbricati e lo “spiazzo” fronte tombe  è sotto assedio dalle auto. Ancora: il campo di calcio dei Cavalieri di Colombo è off limits per chi non voglia soggiacere al pagamento di una quota, ma questa non è una novità. E’sempre stato così anche se quell’impianto, quel solitario respiro tra tanto cemento, era nato quale risarcimento degli americani al bombardamento del 1943. “Piovevano bombe come neve il 19 luglio”.

Ora, a San Lorenzo è di nuovo allarme. Si teme che piova cemento. Sfruttando un “buco” normativo del PRG infatti molti lotti, che un tempo hanno ospitato attività artigianali, nodi di quella poderosa rete di microattività di generazioni di artigiani  che hanno messo mano (e testa) alla manutenzione urbana e a fare belle le case e le stanze della città, oggi possono essere , con nemmeno tante cautele, trasformate in miniresidenze. Questo richiede il mercato: mini ricoveri.  Pronti per essere spacchettati da voraci padroni di casa, in una miriade incontrollata di posti letto.

E’ infatti il posto letto e il suo costo mensile  (oggi pesato 400 euro) l’indicatore economico del quartiere. Sono 10 i progetti simili in discussione sparsi nel quartiere e  tutti rigidamente fuori dai perimetri degli asfittici ambiti di valorizzazione (luoghi da progettare unitariamente e non come nel resto del quartiere ”caso per caso” o “immobiliarista per immobiliarista”) che, anche se vedranno mai  una loro conclusione amministrativa urbanistica, non potranno che registrare  situazioni di fatto già determinate fuori da ogni logica di riassetto complessivo.

Sta accadendo alla ex fonderia Bastianelli, la cui “cannibalizzazione”edilizia ha visto l’opposizione dei residenti, l’allarme dell’ordine degli architetti che ha lanciato un appello per impedirne la demolizione sottoscritto da circa mille iscritti, il doppio voto del Municipio (II) che per evitare la resa al cemento ha chiesto una “moratoria” edilizia per il quartiere senza però ricevere ancora nessuna risposta dall’Amministrazione. Solo che le pratiche vanno avanti e ora gli uffici del Municipio hanno detto a chi vuole costruire che, come dice sempre il Piano Regolatore, quei metri quadri che mancano per i cittadini come  “tesoretto” personale di verde , parcheggio o servizi possono continuare a mancare. Basta, mettere mano alla calcolatrice, fare due conti, capire quanto valgono e quanto chiedere al costruttore.

Si chiama “monetizzazione”. Una parola che presto sarà popolare a san Lorenzo e non solo. Vuol dire che tutto si può vendere compreso il diritto ad un’abitare degno di questo nome. Sono state le nostre mamme, le nostre compagne, a lottare e farci capire che l’abitare deve  precedere  il costruire e che le città non sono fatte solo di stanze. Il decreto ministeriale del 1968 che ha fissato i pesi degli standard  ha capito che dietro quelle poderose manifestazioni di donne che videro in prima fila l’UDI (Unione Donne  Italiane) c’era un progetto di vita che poneva al centro la città, il muoversi, il passeggiare, l’incontrarsi, il riconoscersi comunità, il farsi territorio e, perché no?, la bellezza urbana.

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Oggi basta una firma di un ingegnere del municipio e  l’indifferenza comunale a dire che basta pagare condannandoci, così, ad essere merce.  Una tra le tante. Succede a San Lorenzo. E’ questa è la rigenerazione urbana di cui parla il Sindaco Marino?

Abitare Roma: le parole per dirlo

" Antonello Sotgia. Architetto. Convinto che la ""città è opera collettiva per eccellenza"", non riesce a darsi una ragione del perché si permetta alla rendita dei ""pochi"" di cancellare l'abitare dei ""molti"". "

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