La Sindaca conta le caditoie e Roma intanto affoga

Quante sono le caditoie che la sindaca Virginia Raggi ha fatto pulire in attesa di una pioggia che, come è accaduto, non ha tardato ad arrivare?  La domanda ha dato il via a un balletto di numeri. Una su dieci di quelle esistenti? Due terzi di quelle presenti nella rete stradale? Saperlo è certo importante. Chi nella giornata di domenica 10 si è trovato bloccato dall’acqua avrà pensato a questi numeri?

Lo ha fatto chi ha passato alcune ore a cercare di smaltire la copiosa pioggia dai balconi che non riuscivano a dirigerla negli appositi tombini? Chi si è trovato dentro la propria autovettura che veniva, neppure tanto lentamente sommersa dalle acque, si è chiesto quante delle griglie disposte lungo la rampa del sottopasso in cui si trovava avessero ceduto? 

Può essere di soddisfazione andare a spulciare pagine vecchie e nuove di qualche social e vedere quello che dicevano, in occasione di una pioggia abbondante, i nuovi governanti della città quando erano all’opposizione e cogliere l’ironia degli altri a ruoli invertiti all’interno dell’aula Giulio Cesare?

Chi dovrebbe (avrebbe dovuto) organizzare la resistenza alla prevedibile devastazione che depositandosi sul terreno prende la forma dell’acqua, per prima cosa inizia, ha iniziato a sparare comunicati fino all’invito di “chiudersi in casa”. La sindaca avverte: non andate in giro a guardare che succede; pensate al vostro intorno.

A Livorno sono stati molti i cittadini che sono scesi in strada. Hanno subito chiarito di non voler essere chiamati “angeli del fango”. Loro sono cittadini solidali che stanno con chi ha bisogno di aiuto, non restano a casa a vedere la televisione e poi a scrivere post sui social. 

Forse con l’invito a stare a casa il Campidoglio ha voluto evitare di spiegare il perché non ha fatto nulla, oltre la manutenzione delle caditoie che dovrebbe essere atto di ordinaria manutenzione di ogni città, a chi da tempo solleva la pericolosità di lasciare il fenomeno piovoso senza opportuni interventi di controllo sul sistema idrogeologico.

Mettere mano al risanamento idrogeologico del territorio - scopriamo ora che fondi disponibili non sono stati utilizzati (A Roma come in tutto il paese) - vuol dire pensare a un progetto di città in cui il suolo non venga più pensato come una sorta di vassoio destinato a reggere immobili e strade.  Per troppo tempo la città ha lasciato ai signori della rendita decidere come riempire questi vassoi.

La sindaca Raggi avrebbe dovuto da tempo spiegare perché in un territorio comunale, coperto da immobili e infrastrutture per circa il 50% per cento della propria estensione, ha detto si allo stadio a Tor di Valle in un’area per altro soggetta a inondazioni; perché non ha raccolto le denunce degli abitanti dell’Infernetto piegato dalla furia delle acque solo un paio di anni fa o a quelli del martoriato piano di zona di Monte Stallonara; ha lasciato marcire nell’immondizia anziani e rifugiati che abitano(sic) in via Raffaele Costi; perché a fronte di circostanziate denunce di altre zone  ha solo detto d’aver predisposto la pulitura dei tombini e la rimozione delle foglie...

A Livorno aver voluto tombare un torrente ha provocato la morte di sette persone. All’Infernetto durante le precipitazioni del 2015 è affogato un uomo. Quando piove si scatena l’ironia sui social. Una pratica che la sindaca conosce bene per averla praticata nella sua vita precedente di consigliera comunale.

Oggi da Sindaca, Virginia Raggi, non può certo dire che è piovuto a sua insaputa. Sappia che lei può invitarci a non uscire di casa, ma non certo riuscirà a impedirci di andare a vedere le cose che non ha fatto.  Intanto ancora una volta la città va sott’acqua.

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