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Willy Monteiro, “Chi l’ha ucciso non ha capito niente delle arti marziali”

Da Sakara a Faraoni, passando per la Federazione italiana di MMA, attestati di vicinanza alla famiglia del giovane ucciso a Colleferro. Ma guai a dare la colpa alle arti marziali: “Si basano sul confronto, non sull’aggressione”

E’ stato picchiato senza pietà. Willy Monteiro è morto per il pestaggio subito. Calci e pugni sono stati sferrati anche da persone che erano allenate. Due dei quattro aggressori sono stati associati al mondo della MMA. Ma chi pratica quella disciplina, ed in generale gli sport da contatto, ha subito preso le distanze.

Il guerriero e le mele marce

Per il peso mediomassimo romano Alessio Sakara, atleta della federazione statunitense Bellator MMA, "In questa terribile storia c'è stato un solo vero guerriero, Willy, non certo quei quattro che si sono accaniti su una sola persona. Sono mele marce che non hanno niente a che vedere non solo con l'Mma ma con lo sport in generale, vanno stracacciati da qualunque attività sportiva” ha dichiarato Sakara in un’intervista rilasciata all’agenzia AdnKronos. 

La testimonianza dell'atleta

“Sono rimasto scioccato dalla notizia di Willy perché, morire per le botte subite, è qualcosa troppo difficile da accettare - ha commentato Mattia Faraoni, il massimo leggero di Roma 70, kickboxer di fama internazionale - MMA e gli sport di contatto in generale, insegnano il rispetto dell’avversario. Facciamo rinunce per stare nel peso. Ci limitiamo nel mangiare, nelle serate da trascorrere con gli amici. Chi pratica le arti marziali fa dei sacrifici, si allena tutti i giorni e non sfoga la propria frustrazione contro un innocente. Quindi - ha aggiunto Faraoni, interpellato da Romatoday - chi lo ha aggredito poteva praticare calcetto come MMA, tanto più che erano anche quattro contro uno. Io non credo che sarebbe cambiato qualcosa quando, come in questo caso, si è in presenza di mele marce”.

Il commento della Federazione

La notizia della morte di Willy Monteiro è stata affrontata anche da Francesco Saverio Longo, della  Federazione Italiana Grappling Mixed Martial Arts (FIGMMA) “Purtroppo, chi non conosce i nostri sport, non può sapere quali nobili valori trasmettono, non può sapere che nella comunità degli atleti degli sport di combattimento/arti marziali, forse anche più che nella società civile, chiunque sfrutti le sue capacità fisiche e le sue tecniche marziali per far del male ad una persona più debole viene considerato un grande vigliacco e un gran farabutto”. 

Lo spirito delle arti marziali

E quindi chi utilizza tecniche apprese in palestra, per infierire contro una persona, tradisce lo spirito di chi si allena, seriamente, per ottenere dei risultati sportivi.  “Ed allora mi chiedo: perché dare la colpa agli sport di combattimento/arti marziali?” si è domandato il presidente della FIGMMA. Un interrogativo che, insieme agli attestati di solidarietà verso la famiglia di Willy, mette d'accordo gli atleti che praticano queste discipline sportive. 
 

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