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Così Rocca Cencia vuole diventare la Pompei di Roma: no al revamping del Tmb, sì il turismo di Gabi

Le immagini e le voci dalla conferenza convocata per lanciare la proposta di puntare sul rilancio archeologico e rurale della zona anziché sull’impianto Ama

L'ammodernamento del Tmb di Rocca Cencia non sa da fare. E la battaglia contro l’impianto di trattamento dei rifiuti va avanti dal lontano 1973, come raccontano le immagini di Leonello Mazzoni, storico abitante di zona, proiettate durante la conferenza organizzata dai comitati dei quartieri limitrofi al Tmb di Rocca Cencia, nel tardo pomeriggio di mercoledì 19 maggio.

Un territorio compromesso a livello ambientale, con un falda acquifera ad uso domestico a rischio. Un’incidenza di malattie gravi ormai note e quel patrimonio archeologico che l’antica città di Gabii rappresenta. E che chiede solo di essere valorizzato.

Queste le motivazioni che stanno alla base dei cittadini che vivono nel quadrante est della Capitale e che, dopo la promessa fatta circa la chiusura dell’impianto Ama, ora vivono l'incubo dell’autorizzazzione al suo progetto di revamping (ammodernamento) in fase di conferenza dei servizi.

“Sono stufa di veder associato il posto in cui vivo ai rifiuti - dice Daniela Ferdinandi del comitato discarica di Castelverde -. Meritiamo di essere valorizzati per quello che siamo, una ‘Pompei di Roma’, ovvero quello che è a tutti gli effetti Gabii e che potrebbe portare qui lavoro e turismo”.

Al tavolo dei relatori è seduta anche Barbara Saracino, archeologa e membro del comitato Francigena Prenestina: “L’espansione totale di Gabii si ipotizza sia di almeno 300 ettari - spiega -, da qui sono passati Remo e Romolo per imparare la scrittura, l’imperatore Augusto per fare delle cure termali. Gabii è più grande di Pompei e vorrei poter mostrare, come archeologa, ai romani come ai turisti la storia di questa meraviglia"

Ma come scongiurare altri decenni di Tmb a Rocca Cencia? “Ovvio che con una raccolta differenziata così bassa, ci fermiamo a circa il 45%, serviranno sempre impianti industriali come questo - spiega Francesco Montillo, ingegnere ambientale -. Se si arrivasse almeno ad un 60%, l’ipotesi è che si potrebbe gestire il tutto con 12 impianti di compostaggio, 6 per il recupero dei materiali e 4 mini discariche con una superficie di 2 ettari. Alla base c’è l’idea di distribuire la gestione dei rifiuti su tutto il territorio di Roma, non solo su uno come sta accadendo orami da tempo qui”.

Presente anche il principe Urbano Barberini, il quale insieme a Franca Valeri e ad una grossa mobilitazione cittadina riuscì a fermare la costruzione della discarica di Corcolle 11 anni fa, a pochi chilometri di distanza da Villa Adriana, sito Unesco. Barberini, che è anche ambasciatore del Fai, da tempo è impegnato nella conservazione e rilancio della zona intorno a Ponte Lupo con l’istituzione del distretto archeologico rurale Tiburtino-Prenestino, dove 20 aziende agricole stanno facendo rete insieme ai siti archeologici presenti fino a San Gregorio da Sassola: “Secondo voi qualcuno si sognerebbe mai di fare una discarica nella valle del Chianti? No di certo - dice Barberini -. Solo costruendo un tessuto economico sano si può mettere in salvo questo territorio”.

"La battaglia unita contro il revamping è importante per imporre la nostra visione di una gestione dei rifiuti sostenibile - spiega Maria Vittoria Molinari, sindacalista di Asia USB -. Bisogna rivedere le periferie, qui abbiamo bellezze naturali in grado di creare turismo e posti di lavoro. Come poi potrebbe fare con  una gestione efficiente del porta a porta se solo venisse programmato per davvero. Eppure in cinque anni questa amministrazione non è stata in grado di farlo. Rocca Cencia deve chiudere”.

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