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Venerdì, 30 Settembre 2022
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Fuga dall’Afghanistan, la storia di Omid rifugiato a Roma: "Ho lavorato nella base italiana ad Herat, rischiavo l'arresto”

L’intervista ad Omid, giovane afgano arrivato nella Capitale come rifugiato politico. La sua fuga, i sogni spezzati di un popolo intero per il ritorno al potere dei talebani, il timore per la propria famiglia

Ha paura. Non tanto per lui che ormai si trova in Italia, ma per la sua famiglia a cui i talebani hanno già fatto visita facendo proprio il suo nome. Omid ha 21 anni ed è stato un collaboratore afgano al contingente italiano ad Herat dal 2018, prima come barista e poi come interprete. E’ arrivato a Roma con il primo volo di evacuazione organizzato nel mese di giugno, ma il suo sguardo è rivolto alla sua Afghanistan e a quello che ormai rischia di accadere.

Lo incontriamo nella libreria Todomodo di Tatiana Procacci, a Centocelle, dove è stato invitato per raccontare la sua storia e la situazione del paese che è stato costretto a lasciare.

Quando gli Stati Uniti hanno ufficializzato il ritiro delle truppe, che sensazione avevate?

Non pensavano che accadesse tutto quello che si sta verificando ora, ma abbiamo avuto subito il terrore. Sapevamo che il governo afgano non era in grado di resistere e coordinare il popolo e che i talebani sarebbero tornati. Il terrore è soprattutto negli occhi di quelle famiglie che in qualche modo si sono emancipate in questi vent’anni.

Il timore è quello di tornare indietro, parlando di diritti?

Non è un timore è già così. Siamo nella situazione in cui si trovava l’Afghanistan 25 anni fa. E questa situazione è inaccettabile.

Guardiamo le immagini drammatiche delle evacuazioni, tu stesso sei stato costretto a lasciare il tuo Paese e la tua famiglia. Come puoi spiegare questa situazione a chi non la comprende? Perchè state scappando?

Il popolo afgano è molto legato alla sua storia e elle sue origini, ma quando ti senti in pericolo di vita non hai molta scelta ed è per questo che molti di noi stanno lasciando il paese. Era la nostra unica opzione, lasciare l’Afghanistan per un altro posto in grado di accoglierci.

Mentre ti stavi imbarcando per l’evacuazione quel’è stato il tuo pensiero?

Quello di lasciare la mia famiglia. Sono già stato in Italia in passato e non mi spaventava l’idea di venire qui e vivere da solo. Ma pensare a loro ancora lì mi fa stare male.

Ritieni di essere un bersaglio dei talebani per il tuo lavoro con il contingente italiano ad Herat?

Si esattamente. Per i talebani, in un certo senso, abbiamo lavorato contro di loro. Per gli “infedeli”, e di conseguenza siamo considerati “infedeli” anche noi. Soprattutto chi ha lavorato per la Nato in questi anni e sono tantissimi.

Perchè temi per la tua famiglia?

Perchè sono già stati a casa loro e mi cercavano. Hanno fatto proprio il mio nome. In qualche modo si sono evoluti tecnologicamente e riteniamo che abbiamo ormai una sorta di lista delle persone da cercare. Avevo preso delle precauzioni dicendo loro di non dire che fossi in Italia altrimenti sarebbe stata una strage.

Questa è stata una conferma di quanto sta accadendo nel tuo paese immagino

Si e questo è il motivo per cui in tanti stanno scappando. I capi famiglia conoscono sulla propria pelle quello che fanno i talebani al potere e vogliono salvare le nuove generazioni, in qualche modo. Dare loro un rifugio sicuro.

Arrivare in Italia quindi ti ha salvato la vita

Si. Ne sono certo. Io ora sono al riparo ma il mio pensiero è solo per la mia famiglia.

La guerra in Afganistan viene considerata una “forever war”, ovvero un intervento militare senza fine. Ma tra il popolo afgano c’era la convinzione che un giorno avrebbe preso le redini del proprio paese?

Assolutamente si. Infatti in questi 20 anni ci sono stati molti cambiamenti, soprattuto nei confronti delle donne e delle nuove generazioni. Infatti con il ritorno di questi, che non definisco nemmeno degli esseri umani perché sappiamo bene cosa hanno fatto in passato, tutto è cambiato e siamo tornati indietro. Il modo in cui ci trattano è inaccettabile.

A cosa ti riferisci?

La possibilità di vivere liberi. L’oppressione che fanno soprattutto verso le donne, i matrimoni obbligati con i soldati dai 12 anni in su. Il fatto che non debba esserci uguaglianza tra donne e uomini pensando allo studio o al lavoro. Il popolo piegato. Non si tratta solo di sharia, perchè ogni musulmano vive seguendo la sharia, ma lo fa in modo libero. E non è certo l’intenzione che hanno i talebani.

Secondo te c’è stato un fallimento in Afganistan?

Questo va oltre le mia capacità di analisi, ma posso dire che il popolo non avrebbe mai voluto un accordo con i talebani ed è quello che alla fine sta accadendo. Il cuore di ogni afgano oggi piange perchè sa che non ci sarà mai una Repubblica democratica in Afganistan. Ci hanno spezzato tutti i sogni. I talebani hanno mostrato subito la loro violenza nella riconquista del paese, come si fa a pensare che siano diversi rispetto a vent’anni fa? Per questo la gente ha paura.

Come dovrebbe gestire l’Occidente la situazione attuale secondo te?

Dovrebbe fare degli accordi specifici. Far garantire i diritti delle donne, delle nuove generazioni e combattere la corruzione.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Spero di diventare la persona che ha sempre voluto mia madre, in grado di aiutare il prossimo. Certo non avrei pensato di venire in Italia, ma la prima cosa che vorrei fare è quella di concludere il liceo e costruirmi una vita. Non mi dispiacerebbe poter vedere la mia famiglia riunita qui un giorno, perchè saperli in salvo sarebbe un sogno per me.

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