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Terapie pesanti, il cuore che cede poi la rinascita: così Mario è guarito dal Covid

L’intervista a Mario Barogi, volontario della Croce Rossa di Roma, guarito dal Coronavirus dopo un mese di ricovero al Policlinico di Tor Vergata

"Mia figlia si è trovata, nel giro di due settimane, la nonna morta e i genitori ricoverati in ospedale senza che potesse avere alcuna notizia”. Si può riassumere con questa frase il dramma vissuto da Mario Barogi, 62enne volontario della Croce Rossa di Roma, e la sua famiglia. Una battaglia contro il Covid-19, per la vita.

Un mese intenso fatto di paure e incertezze, con quella voglia di tornare il prima possibile alla normalità. All’essere di nuovo uniti. Mario è stato dimesso dal reparto di Malattie infettive del Policlinico Tor Vegata lo scorso 28 aprile. Ha condiviso la stanza con un paziente a cui è stato applicato il casco Cpap, l’ormai noto “sacco” trasparente sistema di ventilazione assistita. Una scena che lo ha subito spaventato e che gli ha fatto comprendere da subito contro cosa stava lottando. 

La forte terapia e il cuore che stava cedendo. Poi la ripresa. Fino alla negativizzazione del tampone che lo ha fatto tornare finalmente a casa da sua figlia. Destino che, si spera, avvenga presto anche per la moglie attualmente in quarantena domiciliare a casa della madre (dopo un ricovero nel reparto di Pneumologia sempre di Tor Vegata), deceduta purtroppo proprio a causa del Coronavirus.

“Qui si sta parlando della differenza che c’è tra la vita e la morte - sottolinea Mario -. Sulla possibilità di tornare alla normalità va fatto passo dopo passo perchè se riesplode il contagio gli ospedali non reggerebbero. A dirlo sono gli stessi medici e infermieri che mi hanno guarito”.

Ora pronto, una volta finiti i 14 giorni di isolamento precauzionale, a tornare a bordo dell’ambulanza di Croce Rossa “per aiutare chi sta peggio di me, come ho sempre fatto”.

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