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VIDEO | Ritorno alla grotta del buco di Tor Bella Monaca: ecco quel che resta della "politica show"

A distanza di quasi due mesi dall'intervento di chiusura della grotta del buco di Tor Bella Monaca siamo tornati sul posto. Spaccio, degrado e la gestione dei tossicodipendenti sembrano tutti aspetti peggiorati

 

"Solo un folle poteva pensare di guarire un tossicomane chiudendogli il 'set'. Sposti solo il problema”. Massimo Barra, della Fondazione Villa Maraini, l’ha sempre saputo. Lo disse a gran voce che quel 5 dicembre, giorno in cui il Comune di Roma decise di murare l’ingresso della grotta del buco di Tor Bella Monaca. Un’iniziativa fortemente voluta, e sponsorizzata, dalla delegata alle Periferie della sindaca Virginia Raggi, Federica Angeli.

A distanza di due mesi, RomaToday è tornata sul posto insieme agli operatori di Villa Maraini che, con il loro camper, presidiano la zona ormai da anni dando assistenza ai tossicodipendenti seguendo l’obbiettivo della riduzione del danno, protocollo riconosciuto a livello internazionale: “Qui non si danno solo siringhe pulite - sottolinea Barra - ma si cerca di salvare vite. Un tossicodipendete noto è pericoloso per se stesso e per gli altri, uno non noto lo è il doppio. Cacciarli via è come dire ‘va a morire ammazzato da un’altra parte’ e così non deve essere”.

Barra si riferisce all’intervento che viene fatto quando una persona va in overdose e che gli operatori della Fondazione sono in grado di fare. Una procedura che, in poco più di vent’anni, ha salvato 3mila persone”.

Giancarlo e Beatrice ci accompagnano al “grottino”: resti di siringhe, cucchiaini per scaldare la “roba”. “Prima si facevano dentro ora fuori, e in ogni caso si parla di numeri bassissimi perché su oltre cento persone al giorno che vengono al camper forse solo un paio venivano qui - spiega Giancarlo, operatore di Villa Maraini -. Non riusciamo a comprendere lo scopo, noi siamo qui per aiutare le persone, aiutare chi è malato di droga e non è in questo modo che si risolve il problema. Anzi”.

Un'iniziativa che, a giudicare i risultati, appare solo aver dato una vetrina politica a chi l'ha propagandata e che ha lasciato sul posto i problemi. Una politica show, come l'hanno definita tante associazioni del territorio, che non ha dato sostegno ai tossici. Ed ancora meno ha colpito lo spaccio di droga nel quartiere visto che “i  numeri sono addirittura aumentati - ricorda Giancarlo -, prima del lockdown stavamo a circa 80 utenti al giorno, oggi sono il doppio”.

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