Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

VIDEO | Covid, focolaio nella Rsa di Rocca di Papa. I parenti: “Chi positivo è stato abbandonato a se stesso”

Il racconto di figli e nipoti dei pazienti ricoverati nella Rsa San Raffaele di Rocca di Papa, contagiati dal coronavirus

 

Davvero sappiamo che significa per un figlio dover ricoverare un genitore in una struttura per anziani? Possiamo capire il senso di resa che si ha quando a causa di una grave patologia non sei più in grado di curarli? Solo chi ci passa probabilmente. Come Giovanna Boccardi e la sua famiglia, la cui mamma 84enne è stata ricoverata al San Raffaele di Rocca di Papa a causa di un ictus. Ma sono tante le storie che si possono raccontare tra i famigliari dei pazienti della struttura sanitaria dei castelli romani, finita sotto la lente d’ingrandimento della procura per l’esplosione del focolaio Covid al suo interno.

Il buio nella Rsa di Rocca di Papa

"Papà ci raccontava che, in stanza con lui, c'era un paziente che dal 2 aprile manifestava sintomi, ma non era stato messo in isolamento - racconta Jasmin Esposito a Roma Today -. Il giorno dopo mi ha detto che il suo vicino di letto si era aggravato e che lo avevano portato a fare un controllo ai polmoni evidenziando una polmonite grave. Così è stato messo in isolamento solo il sabato mattina quando è dal giovedì precedente che manifestava sintomi preoccupanti, e comunque è stato lasciato in stanza con mio padre, un giorno ed una notte, senza nessuna protezione".  Il papà di Jasmin, dopo una lunga odissea, è stato trasferito all'ospedale di Albano "e ora ci sentiamo più sicuri".  

Federica Moschetto racconta dell'esperienza vissuta da sua nonna: "Quando c'è stata la diffusione di contagi nella struttura, anche mia nonna è risultata positiva. Sono stati messi in stanza senza assistenza. Per avere una coperta ha aspettato 7 ore, mio zio ha dovuto chiamare più volte in struttura alzando anche i toni. A nonna, inoltre, non sono stati forniti sistemi di protezione, né mascherine e né guanti". Anche in questo caso, lo stesso epilogo: "Ora è stata trasferita in un'altra struttura e siamo più tranquilli". E poi c'è il tema della scarsa comunicazione. Una questione che Serena Recine, nipote di un paziente della struttura, nella sua video testimonianza racconta a RomaToday: "I parenti dei pazienti ricoverati hanno affrontato tutto nel buio. Lì i telefoni non prendono, con nessun gestore. Siamo stati 16 giorni senza sentire zio. Com'è possibile che una struttura del genere non abbia sistemi per comunicare con l'esterno? Forse tutto questo si poteva evitare".

"Il 7 aprile abbiamo parlato con un medico della Rsa, ci ha detto che andava tutto bene - rivela Loredana Fabbrizio che invece aveva la mamma nella San Raffaele - Poi il giorno di Pasquetta ci hanno comunicato che era positiva, mentre noi non sapevamo nemmeno che le avevano fatto un tampone il giovedì prima di Pasqua. Quando l'abbiamo chiamata ci ha detto, tra i singhiozzi, che l'avevano messa in una stanza buia e da quel momento è stato difficilissimo comunicare con lei, un po' perchè c'era poca linea e soprattutto perché le mettevano sotto carica il telefonino quando si ricordavano. Gli infermieri non rispondevano quasi mai, idem la caposala. La dottoressa, l'unica per tanti malati, non riusciva a parlare sempre e con tutti. Non c'è stata trasparenza per niente a mio avviso. Ora mamma è stata trasferita al centro Covid di Casalpalocco, si sente spaesata però è più tranquilla".

Ma anche il dramma di Stefano Giacomozzi, con la madre Giovanna Capriotti deceduta lo scorso 19 aprile: “La struttura monomi ha nemmeno avvisato, ho dovuto sapere della sua Norte tramite le pompe funebri” O Ivano Ciccarelli che ha perso suo papà Aldo, morto il 12 aprile. "Mio padre è entrato alla San Raffaele perché doveva fare una semplice riabilitazione per riacquistare la motricità. È arrivato lì sano. Il 2 aprile mi hanno chiamato per dirmi che aveva la febbre e aspettavano i risultati del primo tampone. Il 5 aprile, in una telefonata, la Asl Roma 6 mi ha detto che era positivo al coronavirus. Dopo il secondo tampone, papà lo hanno trasferito d'urgenza dal San Raffaele al Nuovo Ospedale dei Castelli. Il 12 aprile non ce l'ha fatta. è morto. Sto mettendo tutte le carte in mano a un avvocato".

Potrebbe Interessarti

Torna su
RomaToday è in caricamento