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VIDEO | Dentro le gallerie sotterranee di Roma: "Causano voragini, mappato solo il 30% del territorio"

Siamo scesi nella cavità del Celio, sotto il Tempio di Claudio nella basilica SS Giovanni e Paolo. Nel cuore sotterraneo della Roma antica.

 

Roma sotto è vuota. Questa è una delle prime cose che si impara vivendo nella città eterna. Gallerie sotterranei lunghe chilometri, larghe tanto da far passare un camion, con la presenza di tre laghi sotterranei d’acqua dei falda. Davvero affascinanti, peccato che anche a causa di queste cavità, la Capitale vede aprirsi continuamente l'aprirsi delle voragini.

Una Roma sotterranea che nella giornata di oggi, lunedì 28 maggio, Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e l’Autorità di distretto idrografico dell’appennino centrale con la collaborazione di ItaliaSicura, hanno deciso di mostrare da vicino. “Andiamo a vedere cosa c’è sotto le buche di Roma - dice Erasmo D’Angelis, segretario dell’Autorità di distretto dell’appennino centrale -. Il fenomeno delle voragini è sempre stato presente qui a Roma, ma ora la situazione è allarmante perché siamo arrivati a circa cento fenomeno l’anno, contro i 30 di dieci anni fa”. In questi primi mesi del 2018 ne erano state registrate già 83.

“Finora siamo riusciti a mappare solo il 30% del territorio ed è un lavoro che va assolutamente portato avanti perché solo con la conoscenza del sottosuolo si può intervenire in maniera mirata-, spiega Stefania Nisio, ricercatrice dell’Ispra -. Ispra ha realizzato la carta delle cavità sotterranee relativa al 2017, carta in questo momento in ulteriore aggiornamento con altre 71 cavità mappate nel territorio di Roma".  

Le aree maggiormente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale di Roma (Tuscolano, Prenestino, Tiburtino, Centocelle, Appio), in parte del centro storico e San Giovanni, verso ovest tra Monteverde Vecchio, Gianicolense e Portuense, e in zone dell’Aventino, Palatino ed Esquilino.  

Come ridurre il rischio? Il Distretto propone alle istituzioni, soprattutto Regione e Campidoglio, di coordinare da subito una serie di azioni: attivare un monitoraggio permanente delle cavità con sistemi satellitari radar e sensori a terra, informare i cittadini del rischio, aggiornare e concludere la mappa delle cavità e perimetrare le zone di maggior rischio, monitorare costantemente la rete idrica e intervenire sulle perdite, avviare le opere necessarie già individuate.

“Oggi – riprende Erasmo D’Angelis -  non lanciamo solo un allarme sulla base di dati e rilievi scientifici ma un piano di interventi realizzabili perché la città ha bisogno di mettere mano prima possibile ai suoi problemi idrogeologici”.

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