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Martedì, 24 Maggio 2022

VIDEO | La crisi dei taxi ai tempi del Coronavirus: "Siamo servizio pubblico ma è tutto sulle nostre spalle"

Siamo saliti a bordo di un taxi romano per tastare con mano la situazione lavorativa durante la pandemia, tra lunghe code ai parcheggi, i turni a giorni alterni e le spese di gestione che non si fermano

Obbligo della corsa, ma anche di fare i turni, pena la sanzione. E questo con una media di 2 o 4 corse per un turno di 8 ore, con i parcheggi dei taxi pieni e il rischio concreto di non riuscire a lavorare.

Sono più di 7 mila i taxi nella città di Roma. Una flotta che, in tempi normali, riesce in un modo o nell’altro a garantire il servizio coprendo gli afflussi turistici e di business. In tempi normali, appunto. Perché la pandemia ha inevitabilmente colpito anche i tassisti che ormai dallo scorso marzo lavorano a giorni alterni (pari o dispari a seconda del numero della licenza) e con il lavoro ridotto di circa l'80%.

A fronte dei pochi interventi di ristoro dedicati. “Noi a differenza di un bar non possiamo decidere di non lavorare se i costi superano l’incasso, come sta accadendo ormai da mesi - spiega Riccardo Cacchione, tassista romano da 11 anni e rappresentante del sindacato Usb -. Abbiamo fatto delle proposte al Comune, in quanto servizio pubblico, che potessero coinvolgerci per il trasporto dei pazienti in ospedale, per decongestionare i mezzi pubblici. Ci siamo offrendo perfino di trasportare mascherine e gel disinfettanti nelle scuole, ma è stato tutto inutile”.

Con le spese che non si fermano: “Tasse e contributi Inps, i costi di manutenzione delle auto, il pos, le assicurazioni che per noi sono molto care perché comprendono anche i passeggeri - continua Cacchione -. Abbiamo quantificato che quando una macchina esce ha un costo di gestione di circa 100 euro al giorno, e con quattro corse, ormai tra l'altro molto brevi, non si riesce a coprirli”.

L’appello è quindi alle istituzioni: “Così non ce la facciamo, servono interventi seri - conclude Cacchione -. Se siamo servizio pubblico, la crisi non può essere lasciata sulle spalle dei tassisti”.

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