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VIDEO | Morto di Coronavirus a 35 anni, riapre il call center dove lavorava Emanuele. Le voci dei colleghi

Siamo andati all’ingresso del call center Youtility dove in molti hanno ripreso a lavorare: “Poteva succedere a qualsiasi altro di noi”

 

Che aria si respira fuori dalla sede Youtility, il call center da 4 mila addetti dove lavorava Emanuele, il giovane stroncato dal Coronavirus nella giornata di domenica 22 marzo. Dispiacere, ovviamente. Ma anche timore per la propria salute e per il proprio posto di lavoro.

Il giorno dopo la chiusura dello stabile per la sanificazione e il sopralluogo della asl Roma 2, una piccola parte di addetti è rientrata al lavoro. “Sono per lo più quelli che forniscono assistenza ai clienti, come Tim e Inps - dicono fuori nel parcheggio dell’azienda alcuni giovani dipendenti -. Da ieri siamo rimasti circa il 5%, ma domani anch’io sto pensando di non venire e di poter lavorare da casa, vivo con mia madre e mia nonna e temo per loro. Quello che è successo a lui poteva accadere ad ognuno di noi”.

Morto a 35 anni di Coronavirus, paura tra i colleghi di Emanuele

Tutti spiegano che da circa due settimane erano subentrate norme di sicurezza che in un modo o nell’altro li faceva stare tranquilli. Come quella della distanza tra le postazioni e la consegna di mascherine e guanti all’ingresso del turno.  Ma come ci racconta una lavoratrice, raggiunta al telefono da Roma Today e che preferisce rimanere anonima, “quando le voci che uno di noi è risultato positivo al coronavirus ho deciso di restare a casa e sono ferma dal 12 marzo, ma per il contratto che ho non vengo nemmeno pagata perchè non ho ferie ne permessi - racconta -. Lavoro qui da tre anni e sempre con contratti da due a quattro mesi. Purtroppo ho una certa età e ho dovuto accontentarmi, ma quando c’è di mezzo la salute non voglio rischiare”.

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