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VIDEO | Ristrutturato e subito occupato: la storia di un consultorio che non può riaprire alla sua utenza

E' stato uno dei primi aperti nel territorio di V municipio di Roma, ma da quattro anni le persone sono costrette a fare molti chilometri per accedere al servizio perchè lì dentro ora ci vivono persone senza titolo

Occupato e mai più riaperto. Ma a rendere ancora più grave la situazione, è il fatto che lo stabile di via Casilina 711 è un consultorio familiare. Presidio di sanità pubblica che, vista la sua scarsità sul territorio della città di Roma (ce ne sono solo 54 operativi sui circa 80 previsti) sarebbe fondamentale ripristinare e difendere. Invece sul cancello di ingresso c’è una catena, un citofono e addirittura una cassetta della posta.

“Tutto inizia quando nel 2019 viene chiuso per fare dei lavori di ristrutturazione approfittando di fondi destinati a questo scopo - spiega Gabriella Marando, coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio -. Contemporaneamente, l’asilo ‘Zigo Zago’ che condivideva lo stabile, benché strutture separate, chiude a causa di una crepa emersa a seguito del terremoto di Amatrice spostando i bimbi alla scuola Pisacane di Tor Pignattara. Dopo un sopralluogo fatto dalla Asl, viene stabilito che il consultorio è agibile e può riaprire ma manca un documento del municipio, che malgrado i numerosi solleciti non arriva”.

I lavori terminano a giugno 2019, con la riapertura che slitta sempre più, tanto che a febbraio 2020 le attiviste irrompono nel consiglio municipale: “Riuscimmo a strappare l’impegno di un intervento immediato per farlo aprire, anche perché il timore di un’occupazione era forte - continua Gabriella - Nemmeno a dirlo, due giorni dopo il sopralluogo chiesto dal municipio, la parte dell’asilo viene occupato”.

Famiglie in emergenza abitativa che, nel corso dei mesi, vengono prese in carico dai servizi sociali. Siamo in piena emergenza pandemica da Covid-19, con il lockdown che ha iniziato a paralizzare il Paese. “Eravamo riuscite a salvaguardare la parte del consultorio aiutando anche queste famiglie - ricorda Gabriella -. Poi però, sono entrati altri soggetti, molti dediti allo spaccio, che ci hanno minacciate. Sono entrati anche nello spazio del consultorio e pare che sia andato tutto distrutto”.

Una faccenda che inizia durante l’amministrazione pentastellata guidata da Giovanni Boccuzzi, ma che prosegue in quella a guida centrosinistra con Mauro Caliste, senza che venga trovata una soluzione: “Hanno lasciato che tutto venisse abbandonato in questo modo ed è inaccettabile - dice Leonia Vattani, coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio -. Quello che chiediamo è che sia fatto il possibile per farlo riaprire e che vengano coinvolte tutte le istituzioni preposte, quel consultorio avrebbe ospitato anche uno spazio giovani, fondamentale in un territorio che ospita numerose scuole e quindi molti ragazzi”.

Possibile che non ci sia modo di risolvere la questione? Ad oggi tutto il bacino di utenza di questo presidio della zona Certosa è costretta ad arrivare in via dei Condottieri, al Pigneto: “Che subisce una mole di lavoro difficile da soddisfare”, ricorda Leonia.

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