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Giovedì, 19 Maggio 2022

VIDEO | Primo maggio, blitz contro lo sfruttamento del lavoro nella ristorazione romana

L'iniziativa organizzata dagli attivisti di Clap a Trastevere, durante l'orario in cui viene servita la cena, e alla vigilia della Festa dei lavoratori

Salario minimo garantito, orario di lavoro settimanale certo, maggiorazione per gli straordinari, diritto alle ferie e alla malattia. Queste sono solo alcune delle “portate” elencate nello speciale menù che, nella serata di sabato 30 aprile, gli attivisti di Clap (camere del lavoro) hanno consegnato agli avventori della movida di Trastevere.

Iniziativa messa in piedi alla vigilia della Festa dei lavoratori, per alzare un faro sulla condizione di sfruttamento che subisco in molti nel settore della ristorazione. “Ma anche per rispondere alle polemiche che nellle ultime settimane sono stare protagoniste delle cronache nazionali - sottolinea Emanuele, attivista di Clap -, ovvero quelle alimentate da alcuni chef stellati, i quali sostengono che i giovani non vogliono lavorare o spaccarsi la schiena. Peccato che le condizioni di lavoro siano queste: senza tutele e contratti o con paghe da fame”.

La “passeggiata” si snoda da piazza Trilussa a piazza Santa Maria Maggiore, passando per le vie del quartiere ormai pieno di gente. Con una sosta di fronte ad uno dei ristoranti stellati di Trastevere: “Il 60% delle vertenze che accogliamo arriva proprio dalla ristorazione - spiega Salvatore Corizzo, avvocato e attivista di Clap -, un settore che vive anche un forte cameratismo”. Tra gli attivisti c’è anche Alessandra Del Bello, studentessa fuori sede, che negli ultimi tre anni ha lavorato in cinque ristoranti della Capitale: “Mai avuto un contratto e temo che la situazione sia davvero così quasi ovunque - sostiene Alessandra -. Il problema è che ci sono pochi controlli”.

Il menù viene distribuito ai passanti, e quindi anche ad alcuni turisti. Una coppia spagnola, incoraggiando i manifestanti, gli ricorda: “Da noi con il nuovo Governo abbiamo il salario minimo a mille euro, prima non c’era”. “L’obbiettivo era quello di fare comunicazione anche verso chi mangia in un ristorante senza sapere che, probabilmente, chi gli sta servendo la cena viene sfruttato - conclude Emanuele -. Ma vorremmo anche dire a questi lavoratori che non sono soli e che devono alzare la testa”.

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