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VIDEO | Il bullismo e i suoi effetti sui ragazzi più fragili: "Bisogna fare prevenzione e parlare con i propri figli"

L'intervista a Giovanna Pini, docente universitaria che da quasi 40 anni si occupa di bullismo tra i più giovani

“Se non si interviene immediatamente su questi atteggiamenti avremmo questi futuri adulti che non saranno i grado di riconoscere la società e le sue regole”. Non ha dubbi su questo Giovanna Pini, docente universitaria e presiedente del Centro nazionale stop bullismo da dieci anni.

Pini ci spiega l’evoluzione del cyberbullismo, in che modo ne è in parte conseguenza della pandemia e della didattica a distanza. Ma anche quelli sono i segnali per i genitori qua do un figlio è vittima di bullismo: “Bisogna parlare con i propri figli, ma con domande semplici in grado di farlo aprire”, spiega Pini.

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Accanto alla professoressa, incontriamo due ragazzi che oggi soni diventati volontari per Bulli Stop: Daniel Campana e Alessandro Leoni. Daniel, oggi 19enne, racconta la sua esperienza alle scuole medie in Canada dove viveva con suo padre il fratello. E’ stato bersaglio dei bulli con una violenza tale da fargli pensare addirittura al suicidio. Arrivatoi al limite ha la forza di parlare col padre il quale riesce a prendere in mano la situazione facendo tornare il ragazzo in Italia a vivere con i nonni. Alessandro invece i “ruoli” li conosce entrambi. Prima vittima e poi bullo, sempre negli anni delle scuole medie, oggi a 23 anni è uno dei volontari più attivi del centro: “Penso che il bullo sia il primo ad essere curato, prima che la situazione sfugga di mano - racconta Alessandro -. Questo centro mi ha aiutato a capire gli atteggiamenti sbagliati ed ora io non posso perdermi nemmeno uno dei dibattiti che si organizzano con i più giovani”.

Il Centro, oltre a fornire assistenza legale per chi ne avesse bisogno, organizza diverse attività di confronto tra i ragazzi come il teatro e i dibattiti. "Il bullo non ha empatia verso il prossimo ed è così, mettendoli a confronto, che riusciamo a fare in modo che si riconosca negli atteggiamenti sbagliato - conlcude Pini -. Così come per la vittima, alla quale chiediamo di parlare, sempre. Solo così si può intervenire sul bullo e curare anche lui".

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