Il Colosseo come un suk: "Noi costretti a difendere i turisti dalle aggressioni dei venditori abusivi"

La denuncia dell'associazione Guide Turistiche Italiane: "Questa non solo è la peggiore 'cartolina' della città ma rende difficile per noi lavorare"

Acqua, ombrelli, souvenir, selfie stick, cover dei cellulari e chi più ne ha più ne metta. Paccottiglia di ogni tipo, venduta abusivamente da decine e decine di venditori all'ombra del Colosseo. Un vero e proprio assalto ai visitatori dell'Anfiteatro Flavio, a volte fatti oggetto di vere e proprie aggressioni verbali. 
 
"Non ne possiamo più. Così non è possibile compiere serenamente il nostro lavoro. Dovremmo accogliere i visitatori, mostrare e raccontare il nostro patrimonio culturale, non difenderli dalle aggressioni verbali di chi non accetta un no alla richiesta di acquisti", denuncia Claudia Sonego, vice presidente GTI, l'associazione Guide Turistiche Italiane

Mercoledì l'arresto dei venditori abusivi in piazza del Colosseo da parte degli agenti di Polizia Locale di Roma Capitale. L'associazione sollecita però una maggiore sorveglianza, "che deve essere più capillare e continuativa". 

"Ci sono controlli, legittimi e doverosi, sul fronte del terrorismo - rileva Sonego - ma anche l'ordine pubblico e il decoro sono aspetti importantissimi". Sonego esplicita la difficoltà di sollevare il problema in tempi di 'politicamente corretto', in cui "il rischio di sembrare razzisti è forte e induce colleghi sensibili a tacere. Ma qui le nazionalità non c'entrano, conta il fatto che né italiani né stranieri dovrebbero trascorrere il tempo ad importunare turisti"

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E declina: "Noi lavoriamo con famiglie, bambini, che ogni volta, all'uscita dal Colosseo, vengono pressati per fare comprare acqua, souvenir, braccialetti infilati ai polsi senza consenso di cui un attimo dopo pretendono il pagamento. E noi, guide, quando proviamo a intervenire chiedendo la cortesia di non importunare i gruppi, veniamo nella migliore delle ipotesi bistrattati. Questa non solo è la peggiore 'cartolina' della città, che vale come una pessima pubblicità, ma rende difficile per noi lavorare. Con compromissione nostra - la chiosa - ma alla lunga anche del turismo culturale, che così viene disincentivato"

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