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Foto Ansa

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Vaccini a Roma e nel Lazio: come sta andando la campagna vaccinale? Tutti i dati e le informazioni

Sono oltre 120 mila le prenotazioni che riguardano il mondo della scuola e circa 30 mila le somministrazioni già effettuate

Il Lazio continua a vaccinare, massimizzando le dosi consegnate alla regione. Stando ai dati sul sito di Salute Lazio, aggiornati alle 16 del 4 marzo, sono 487.016 le dosi inoculate: di queste 200.108 su uomini e 286.908 sono donne.

Complessivamente sono invece 141.350 le persone a cui è stata somministrata anche la seconda dose. La fascia di età più coperta è quella degli over 80, segue chi ha tra i 50 e i 59 anni. L'hub che ha iniettato più dosi è quello della Asl Roma 1, a seguire la Asl Rm2 e la Asl Rm3.

Le prenotazioni per il vaccino

Nel frattempo è partita la campagna anche per i soggetti estremamente vulnerabili. Secondo il primo check della Regione, fatto nella mattinata di giovedì, sono 2.515 le prenotazioni effettuate sul portale regionale per chi è affetto dalle seguenti patologie: fibrosi polmonare, sclerosi SLA, sclerosi multipla, miastenia gravissima, patologie neurologiche dismuni, fibrosi cistica, cirrosi epatica, talassemia e sindrome di down. Tutto si sta svolgendo regolarmente. 

Per quanto riguarda il mondo della scuola, sono invece oltre 120 mila le prenotazione e circa 30 mila le somministrazioni già effettuate. "Vi è stata un'adesione altissima e tutto sta proseguendo regolarmente. Domenica alla mezzanotte verranno chiuse le prenotazioni e rimarrà attivo il numero dedicato per eventuali disdette o modifiche delle prenotazioni", spiega l'Unità di Crisi Covid-19 della Regione. 

Vaccini a Roma e nel Lazio: quando, dove, come prenotare. Tutte le informazioni

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D'Amato chiede di aumentare il ritmo

"E' necessario che la campagna vaccinale proceda velocemente per classi di età ed auspico che vengano progressivamente superate le grandi difficoltà interpretative lasciate dalle circolari del Ministero della Salute che tendono ad una eccessiva frammentazione e grandi spazi di interpretazione, che rischiano di rallentare la campagna vaccinale. - ha spiegato l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato - Occorre una pianificazione semplice, comprensibile a tutti ed univoca sul territorio nazionale, anche per evitare l'italico vizio di trovare un canale prioritario. Nel Lazio stiamo correndo, dosi permettendo, ma va evitata la frammentazione". 

"Dopo il personale sanitario, le RSA, gli over 80 e dopo la scuola, le Forze dell'Ordine, i soggetti vulnerabili e fragili per patologie, serve procedere, senza indugi, per classi di età. Noi domani partiremo con le prenotazioni per gli over 70 e lunedì per gli under 65 anni. In questa maniera ognuno può collocarsi in un quadro temporale di riferimento, considerando che a regime si possono fare nella nostra Regione 2 milioni di somministrazioni al mese", ha aggiunto.

"Meno burocrazia"

Un tema, quello del cambio di passo, toccato anche dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio: "Dopo 2 giorni dall'inizio della vaccinazione anti Covid-19 da parte dei medici di medicina generale nel Lazio, la situazione è ancora in via di evoluzione. Le potenzialità della medicina di famiglia, ad oggi, non sono state messe in condizione di potersi sviluppare, aumentando i livelli della copertura vaccinale, unica misura efficace per contenere i contagi. Per migliorare la situazione serve meno burocrazia". 

Secondo il sindacato dei dottori di famiglia "si dovrebbero innanzitutto snellire le procedure, invece di burocratizzare", fornendo "un quantitativo adeguato ai medici di famiglia che, con 20 dosi ciascuno a settimana, potrebbero vaccinare 80.000 persone, ovvero 320.000 al mese. Il risultato è dipendente dalla fornitura delle dosi, se fossero il triplo faremmo il triplo, snellendo anche le procedure di consegna. Nel mese di ottobre i medici di famiglia hanno fatto un milione e duecentocinquantamila dosi di antinfluenzale in neanche tre mesi, in piena seconda ondata pandemica e con grossi problemi sulle forniture dei vaccini. Ipotizzare un risultato simile per il Covid-19 non è affatto sbagliato".
  

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