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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
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Terremoto in provincia di Roma: "Possibile una sequenza di scosse. Lavorare sulla prevenzione"

La scossa registrata a Colonna offre l'occasione per affrontare il tema del rischio sismico della Capitale

Il terremoto di magnitudo 3.2 che si è registrato nella notte di sabato in provincia di Roma, unito alla serie di scosse avvertite ad est di Roma nell'ultimo mese, sono segnali che devono preoccupare chi vive a Roma e provincia? La domanda non è peregrina perché, testimonianze dell’attività sismica nella città eterna, non mancano. Ma bisogna affidarsi al parere di un esperto, come il sismologo dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) Gianluca Valensise, per effettuare una corretta analisi. 

Professor Valensise, che origine hanno i terremoti registrati nella Capitale?

Intanto diciamo che ci sono terremoti di intensità tale che vengono registrati solo a livello strumentale, com’è stato quello del 12 maggio 2009. E’ avvenuto a 10 km di profondità, con epicentro sotto Castel Sant’Angelo, ma aveva una magnitudo di 2,1 e quindi non è stato percepito praticamente da nessuno. Poi ci sono i terremoti un po’ più importanti. Quelli hanno due provenienze. Una, come quella verificatasi qualche giorno fa a Colonna, è legata alla dinamica del vulcano laziale. La seconda categoria è la principale. Ed è conseguente dei grandi terremoti appenninici. Pensiamo ad esempio a quello che nel 1915 ha riguardato Avezzano e che ha provocato grossi danni nella valle del Tevere, arrivando quindi anche a Roma. 

Quali sono i terremoti più importanti che hanno riguardato la Capitale?

Nel 1927 ce n’è stato uno molto grave, con epicentro a Velletri, che ha provocato scuotimenti significativi anche a Roma. Dopodiché dobbiamo andare indietro nel tempo, ad un periodo di cui solo gli studiosi hanno memoria: mi riferisco al 1806. Ma a dire il vero abbiamo notizia anche di terremoti che hanno causato danni gravi in un passato più lontano: nel primo millennio a pagarne le conseguenze fu infatti il Colosseo. Ma di terremoti da quinto grado della scala Mercalli, a Roma, se ne verificano circa un paio ogni cento anni

Quanto sono gravi, per dare un parametro di riferimento, i terremoti cui faceva cenno?

Questi terremoti molto lontani, mi riferisco ad esempio a quello del 1806, possono arrivare ad avere effetti del VII grado della scala Mercalli. Quindi, in quei casi, possiamo aspettarci anche di subire crolli e danni. Per quanto riguarda eventi più recenti, nel 30 ottobre del 2016, in occasione del terremoto di Norcia, a Roma venne rilevato un quinto grado. Anche in quei casi, oltre al grande spavento, si possono registrare dei lievi crolli. 

In conclusione, dopo l’evento sismico appena vissuto a Colonna, si possono prevedere altri fenomeni nei territori limitrofi? E ci sono suggerimenti da offrire a chi abita nella capitale?

I sismologi il verbo prevedere ormai lo hanno cancellato dal proprio dizionario. Diciamo che è meglio parlare di ciò che ci si può aspettare. Quando ci sono terremoti più forti, ma non era quello il caso, ci si può aspettare di avere una sequenza di repliche che duri qualche giorno. Per quanto riguarda i suggerimenti, sia i singoli cittadini che le amministrazioni locali, devono lavorare sul piano della prevenzione. E’ chiaro che se una persona vive in un edificio vulnerabile, allora il rischio c’è. I piccoli terremoti sono così un’occasione per guardarsi intorno e per lavorare a ridurre gli elementi di vulnerabilità.

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