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Ristoranti aperti, ma solo con tavoli all'aperto: 4000 locali rischiano di restare chiusi, il Comune studia soluzioni

Porte aperte dal 26 aprile nei ristoranti ma si mangerà all'aperto. Rischio di esclusione delle attività senza spazio esterno

Le riaperture previste per il 26 aprile portano con sé ancora tante perplessità. Se da un lato le scelte prese dall’amministrazione consentono agli esercizi di ampliare lo spazio esterno fino al 50% corrispondente agli spazi interni, dall’altro si evidenzia il malcontento delle attività sprovviste di marciapiedi o altre aree per la consumazione esterna. Penalizzati quindi ancora una volta i ristoratori, che fanno appello alla sindaca per ottenere l’utilizzo di ulteriori zone come le strisce blu. Chiesti “immediati chiarimenti sulle riaperture del comparto dell’ospitalità a tavola del 26 aprile. Non esistono, infatti, ristoranti, bar, pub e pizzerie di serie A e di serie B. – afferma Paolo Bianchini, presidente di MIO Italia- Non è quindi immaginabile lasciare chiusi i locali che non possono contare su spazi all’aria aperta, esasperando e spaccando un settore sfiancato da 13 mesi durissimi".

Chiesti maggiori ampliamenti

Anche Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti di Roma e Lazio si esprime sulla riapertura “a metà” che si verificherà se le richieste non verranno ascoltate, “A Roma ci sono almeno 4mila bar e ristoranti sprovvisti di occupazione di suolo pubblico, - spiega- esercenti che non possono attendere le riaperture del 1° giugno per poter lavorare, dopo che sono stati chiusi oltre un anno. Come Fiepet-Confesercenti abbiamo già scritto una lettera alla sindaca Raggi e agli assessori competenti per chiedere maggiori ampliamenti anche sulle strade di viabilità principale e a grande scorrimento, spazi fino ad oggi negati. Congiuntamente, abbiamo chiesto al Governo Draghi di sospendere fino a dicembre 2021 il canone di occupazione di suolo pubblico. La ristorazione romana deve ripartire, e al più presto”. Discusso anche da Pica la decisione dei tavoli esterni come servizio esclusivo per permettere il consumo degli alimenti, "coloro che hanno i tavolini fuori saranno comunque penalizzati dalla stagionalità poiché maggio non è stagione estiva e quindi il rischio che la sera possa ancora far freddo o piovere è alto".

Pedane su strada, utilizzo degli spazi dei parcheggi a pagamento e la pedonalizzazione di alcune strade permetterebbe a detta dei ristoratori, di estendere la possibilità di apertura anche a quei ristoratori che rischierebbero altrimenti di rimanere esclusi, ancora una volta, dovendo posticipare la riapertura. «Siamo a 128 giorni di restrizione dal 25 ottobre 2020 a oggi. Più del primo lockdown, che durò 68 giorni. Il comparto dell’ospitalità a tavola non può continuare a pagare colpe non sue. - continua il presidente Movimento Imprese Ospitalità-Tra l’altro, i cittadini e gli imprenditori subiscono ancora il coprifuoco, una misura che non può essere portata, come sta avvenendo all’eccesso, né può rappresentare la normalità in un Paese democratico».

La replica dall’assessore Andrea Coia

 “A Roma siamo stati tra i primi a varare l’ampliamento delle occupazioni di suolo pubblico per andare incontro alle categorie che, sin dall’inizio della pandemia, sono state colpite dalle restrizioni legate alle norme anti contagio. Tale misura è stata accolta con favore dagli operatori che hanno risposto immediatamente installando all’esterno tavolini e pedane fino al 70% in più, grazie a procedure semplificate e rapide.- lo afferma in una nota Andrea Coia, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale- È per questo che rimaniamo stupiti delle dichiarazioni di alcune associazioni evidentemente disinformate e che si riferiscono ad altre città che hanno concessioni più restrittive di Roma Capitale".

Valutate nuove ipotesi per le attività senza spazi esterni

"Le prossime riaperture annunciate dal Governo sono una boccata d’ossigeno per migliaia di attività che rischiavano di chiudere. È però necessario permettere l'uso degli spazi interni anche se con adeguato distanziamento. Sono mesi che noi ci appelliamo all’Esecutivo per chiedere che bar e ristoranti possano restare aperti a cena con norme di sicurezza ancora più stringenti di quanto sia previsto a pranzo. Ci siamo fatti portavoce delle istanze delle categorie perché l’ascolto e la collaborazione, soprattutto in una fase così delicata per l’economia locale, sono l’unica via per far ripartire la città. Ora, per coloro che non dispongono di adeguati spazi all’aperto, stiamo valutando una serie di ipotesi che possano conciliare impresa e decoro urbano. In ogni caso sarà imprescindibile che il Governo garantisca a tutti gli Enti Locali coperture per l’OSP gratuita per tutto il 2021 in modo da non mortificare ulteriormente gli operatori che hanno esercizi solo al chiuso”, conclude Coia

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