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Quattromila bombe su Roma, oltre 700 morti a San Lorenzo: 80 anni fa gli Alleati misero in ginocchio la Capitale

Inizialmente i bombardieri dovevano distruggere lo Scalo e altri punti strategici, ma le indicazioni di colpire dove c'erano fumo e incendi allargò l'obiettivo. Era il 19 luglio 1943, pochi giorni dopo Mussolini venne destituito dal Gran Consiglio del Fascismo e iniziò il declino suo e del regime

Sono passati esattamente 80 anni dal primo bombardamento Alleato su Roma, iniziato alle 11.03 del 19 luglio 1943 da parte di una flotta di 500 bombardieri statunitensi guidati dal generale James Doolittle. Partiti da una base del nord Africa, a distanza di 9 giorni dallo sbarco in Sicilia, diete il via a una massiccia azione bellica contro il regime di Benito Mussolini, ma che comportò anche la distruzione di centinaia di edifici e la morte di migliaia di persone. 

Bombe americane su Roma

Il primo bombardiere a sganciare le bombe su Scalo San Lorenzo, da 6.000 metri d'altezza, su "Lucky Lady". Seguitono altre 1.060 tonnellate di ordigni in tutta la Città Eterna, che colpirono non solo San Lorenzo ma anche Prenestino, Tiburtino , Casilino, Nomentano, Labicano, Tuscolano. L'intenzione del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt era quella di fiaccare il governo guidato da Mussolini, così da mettere fuori gioco l'Italia dal conflitto che stava sanguinosamente volgendo al termine. In totale gli americani sganciarono 4.000 bombe su Roma, causando 3.000 morti, 11.000 feriti, distruggendo 10.000 case e lasciando 40.000 romani sfollati. Fino alla Liberazione, altre 51 incursioni (la seconda il 13 agosto) devastarono Roma, nonostante fosse stata dichiarata "città aperta", quindi demilitarizzata e non bombardabile. 

La caduta di Mussolini e l'inutile dichiarazione di "città aperta"

Lo choc del bombardamento, prima impensabile nella città del Vaticano, sancì l'inizio della fine per il Duce. Il Gran Consiglio del Fascismo destituì Mussolini, fino a quel momento mai in discussione. Nonostante l'istituzione dello status di città aperta, con il primo ministro Badoglio che comunicò che Roma non avrebbe reagito ai passaggi aerei nemici, gli attacchi continuarono a decine fino al 4 giugno 1944, poiché l'esercito tedesco non rispettò mai la dichiarazione e di conseguenza scatenò la furia di fuoco degli americani e degli inglesi.

Armando Gioberti, sopravvissuto alle bombe

Tra i sopravvissuti al bombardamento di San Lorenzo , presente alla cerimonia al parco dei Caduti, c'è Armando Gioberti, 86 anni. Il giorno in cui gli Alleati hanno dato il via all'operazione, partendo dall'Africa, aveva da poco compiuto 6 anni e abitava a via dei Sabelli 19, dove è nato. "Mi trovavo da solo a casa con mio fratello minore Gilberto, aveva 3 anni - racconta a RomaToday -. Mia madre era andata a fare la spesa al mercato di piazza Vittorio e mio padre lavorava, guidava un camion e trasportava viveri e altri prodotti per la città. Siamo sopravvissuti nascondendoci sotto un portoncino. Ho avuto un'intuizione perché gli adulti, quando nelle settimane precedenti parlavano di possibili bombardamenti, dicevano sempre che bisognava ripararsi sotto i muri portanti, io pensavo si riferissero alla robustezza degli infissi e così quando iniziò il bombardamento decisi in pochi secondi e mi misi con mio fratello sotto un portoncino di ferro. Fu la scelta giusta, perché ci cascò un ordigno a due metri, tagliando via tutti gli alloggi sopra e sotto il nostro. Dopo il trambusto, lo spostamento d'aria, ho avuto l'istinto di vedere cosa fosse successo fuori".

"Mia madre apparsa come una visione"

E così Armando si trovò di fronte a una San Lorenzo calda, piena di luce: "La giornata era come quella di oggi - continua - molto calda e c'era anche un polverone enorme sollevato dalle montagne di macerie. Siamo rimasti lì finché la nostra vicina, che si era dimenticata di noi prima di nascondersi in un rifugio, è tornata a prenderci per portarci con lei al riparo. L'allarme è cessato intorno alle 13 (due ore dopo, ndr) e siamo usciti man mano, ricordo che ebbi una sorta di visione miracolosa: trovai mia madre nell'androne del palazzo, arrivata a piedi da piazza Vittorio rischiando di essere ammazzata, ma corse il rischio perché era terrorizzata all'idea di aver lasciato due bambini piccoli da soli e pensava di non trovarci più. Ora siamo qui a raccontarlo".

"San Lorenzo è cambiata, siamo abbandonati al degrado"

Nel 1947 Armando è tornato a San Lorenzo, in un alloggio in via dei Ramni - proprio sul parco dei Caduti - consegnato dal Genio Civile e poi diventato di proprietà dell'istituto case popolari: "Fu una sorta di risarcimento simbolico - continua Gioberti - per i sopravvissuti. Sono stato fino al 1961 quando mi sono sposato e cinque anni fa sono tornato. Ho due figlie di 60 anni e una di 55. Per me oggi San Lorenzo è notevolmente trasformata, negli ultimi dieci anni ha subito un degrado devastante dal punto di vista ambientale, sociale. Questo quartiere risulta censito per 10.500 abitanti ma ogni giorno ce ne saranno 30.000 tra universitari e lavoratori. Ci sono attività commerciali che hanno incrementato i numeri. Il quartiere ha subito un'invasione e non ci sono servizi adeguati, dominano sporcizia e abbandono ovunque. Le istituzioni sono assenti, dal municipio al Comune". 

VIDEO | Viaggio a San Lorenzo, quartiere in lotta contro la gentrificazione

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